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Elena Camerin (voce), Nicola Fazzini (sax alto e soprano), Alfonso Santimone (pianoforte), Danilo Gallo (contrabbasso), U.T.Gandhi (batteria)
Gli omaggi, sempre più numerosi negli ultimi tempi, che il jazz ha riservato alla musica leggera italiana, hanno sin qui toccato soprattutto il repertorio degli anni ’60, oppure singoli autori come Lucio Battisti, Gino Paoli e Luigi Tenco. Onore e merito quindi alla brava vocalist veneta Elena Camerin, perché è riuscita a far rivivere in questo disco – il suo primo da leader – alcune splendide canzoni di soltanto qualche anno più vecchie, ma spesso ingiustamente dimenticate. Non solo il Modugno di Vecchio frack, Resta cummè e Nel blu dipinto di blu (una versione davvero originale questa proposta dalla Camerin), ma anche brani come Io sono il vento, Guarda che luna, Grazie dei fiori, L’edera o la suggestiva Arrivederci di Umberto Bindi, trovano nelle ardite rivisitazioni ritmico–armoniche del quintetto, completato da Nicola Fazzini, Alfonso Santimone, Danilo Gallo e U.T.Gandhi, una freschezza ed un’attualità a prima vista impensabili. L’ossessivo, ipnotico incedere del pianoforte di Santimone soprattutto, fra i più interessanti jazzisti emersi nello scorso decennio dall’area ferrarese, il sax appassionato e furente di Nicola Fazzini – solista di punta della Thelonious Monk Big Band, oltre che co–leader con Dario Volpi del quartetto Palo Alto – costituiscono un ideale sottofondo, ma forse sarebbe meglio dire controcanto, alla vocalità potente e sensuale della Camerin, che sa essere delicata ma quando serve anche impetuosa. Non manca un omaggio al più tradizionale repertorio napoletano, con una dolcissima eppur struggente versione di Anema e core. Dieci anni di seri e profondi studi jazzistici, ma anche un valido e lungo apprendistato trascorso nel “Venice Gospel Ensemble”, coro diretto da Luca Pitteri, forniscono oggi ad Elena Camerin le basi indispensabili (e necessarie) per potersi affermare – in tempi ci auguriamo sufficientemente rapidi – anche come leader. Non possiamo non ricordare che la vocalist veneta è anche presente in due tracce del disco inciso per la nostra etichetta nel 2004 dal quartetto del pianista Tommaso Genovesi, «Night funk», comprendente una coppia ritmica solida ed affiatata che, forse non casualmente, ritroviamo anche in questo «Grazie dei fiori?». Parliamo nella fattispecie del contrabbassista Danilo Gallo, ormai veneziano d’adozione, e del batterista friulano U.T.Gandhi, la cui rilevante personalità, che unisce fantasia ad estrema sensibilità ritmica, è stata posta al servizio di un gran numero di jazzisti, primo fra tutti il trombettista Enrico Rava a metà degli anni ’90.

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