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Storia di un impiegato esce nel 1972 ed è il sesto album pubblicato da Fabrizio De Andrè.
Succede a Non al denaro, non all'amore nè al cielo, di cui seguirà il modello compositivo, in quanto le canzoni seguiranno un nesso logico.
L'album è la storia di un impiegato individualista (come si può riscontrare in Introduzione) a cui capita di ascoltare una canzone di protesta del Maggio Francese del '68 (la Canzone del Maggio); il testo pacifista, ma allo stesso di ribellione, lo colpisce profondamente, facendo nascere in lui sentimenti estremi di sovversione ed odio verso il sistema -La bomba in testa-; Al ballo mascherato è la quarta tappa dell'album, ed è il primo sogno dell'impiegato, dove vede se stesso far esplodere le maschere di un ballo mascherato, simboli della falsità e dell'ipocrisia di chi è al potere e dei suoi sostenitori, i borghesi; nel suo secondo sogno (Sogno numero due) immagina il suo processo, durante il quale il giudice fa capire quanto sia stata inutile, ed addirittura dannosa alla propria condizione, la bomba che aveva fatto esplodere, in quanto ha avuto l'effetto di rafforzare la condizione del sistema; in questa canzone è facilmente intuibile il riferimento all'operato delle BR, giudicato negativo da De Andrè; il giudice concede all'impiegato di mettersi nei panni di un potente ucciso durante l'esplosione, e lui sceglie di prendere il posto del padre, scoprendo quanto vuota e dolorosa sia stata la sua vita (Canzone del padre); Il bombarolo fa chiaramente capire quali sono le intenzioni dell'impiegato, che fabbrica la sua bomba, ma che fallisce nel suo intento di compiere un attentato al parlamento; rinchiuso in carcere, in Verranno a chiederti del nostro amore incita la moglie a prendere le sue decisioni autonomamente, senza che lui o altri influiscano sulla sua vita senza di lui; infine, in carcere, l'impiegato matura la concezione di comunismo, promosso dal pacifismo, simboleggiato dallo sciopero dell'intero carcere nell'ora di libertà ad ognuno concessa, mettendo gli stessi secondini in una condizione di reclusione (Nella mia ora di libertà).
Musicalmente quest'album si avvale di un'intera orchestra per poter esprimere al meglio la creatività compositiva di De Andrè; come nell'album precedente, vi è un tema musicale che più volte si ripropone nelle diverse canzoni, come se fosse un marchio di appartenenza all'album.
Ci sono alcune frasi che colpiscono notevolmente all'interno di quest'opera, che giudico la migliore del poeta genovese:
- la prima la si trova più volte all'interno dell'album, e dice anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti, riferendosi a coloro che indifferenti lasciavano che gli avvenimenti si susseguissero, senza alzare un dito;
- la seconda si trova in Sogno numero due: Imputato,
il dito più lungo della tua mano è il medio, quello della mia è l'indice, rivolta all'impiegato dal giudice, facendo riferimento alla sua condizione di persona accusata, e quindi giudicabile da qualcun altro, "additabile";
- infine, un'altra frase che colpisce, è nel testo de Il bombarolo: qui chi non terrorizza, si ammala di terrore, denunciando la condizione in cui la gente era divisa in due grandi gruppi: chi esercitava il potere e terrorizzava, e chi veniva terrorizzato, obbligato ad obbedire agli ordini.
Un album fantastico, che ogni persona dovrebbe ascoltare… Altro che leggere gente morta 300 anni fa, è questa la letteratura che andrebbe studiata a scuola.

TRACK-LIST:

1. Introduzione
2. Canzone del Maggio
3. La bomba in testa
4. Al ballo mascherato
5. Sogno numero due
6. La canzone del padre
7. Il bombarolo
8. Verranno a chiederti del nostro amore
9. Nella mia ora di libertà

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