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Anime salve
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Anime salve (1996), è il tredicesimo e ultimo album registrato in studio di Fabrizio De André. È stato scritto a quattro mani con Ivano Fossati.

Il disco

Anime salve è un album intenso, considerato da molti il testamento spirituale di De André stesso, un percorso ideale nell'anima del mondo: il mondo degli umili, dei reietti, dei dimenticati. Il tema prevalente è la solitudine in tutte le sue forme: quella del transessuale, del Rom, dell'innamorato, del povero pescatore di acciughe, anche (in positivo) quella scelta come condizione ideale. Lo stesso titolo dell'album deriva dall'etimologia delle parole "Anime Salve", e sta a significare "spiriti solitari". L'intero disco può essere considerato un "elogio della solitudine", che permette di essere liberi e non condizionati dalla società. Lo stesso De André definì "Anime salve", nel corso del concerto tenuto al Teatro Brancaccio di Roma nel 1998, un «discorso sulla libertà».

Scritto a quattro mani con il cantautore e amico genovese Ivano Fossati, Anime salve colpisce per il livello altissimo di ispirazione delle liriche e degli arrangiamenti (curati da Piero Milesi), vere e proprie perle nel panorama della musica leggera italiana. La ricerca musicale dell'opera è indirizzata verso ritmi e temi tipici della cultura musicale Sudamericana, cara a Fossati e che fin da giovane hanno appassionato Fabrizio nel tropicalismo di Caetano Veloso, ma vi sono anche chiari riferimenti alle sonorità della musica Balcanica e Mediterranea.

L'apparente incongruenza è dovuta alla disputa, avvenuta nei due anni passati in sala di registrazione, tra la "corrente paganiana" che prediligeva ritmi e sonorità mediterranee (sulla scorta di Crêuza de mä) e la "corrente fossatiana" che intendeva realizzare un "unicum" musicale sudamericano. Dopo innumerevoli facimenti e rifacimenti, De André ha poi optato per una miscellanea delle contrastanti posizioni. Per fare questo si è rivolto a Piero Milesi, che aveva avuto modo di conoscere bene durante la realizzazione dell'album Le Nuvole.

Anche in quest'ultimo disco De André usa molto altre lingue e dialetti: i cori di Princesa sono in portoghese del Brasile, i cori di Dolcenera e l'intero testo di  cúmba sono in lingua genovese, il finale di Khorakhanè è in lingua rom, mentre il titolo della sesta canzone, Disamistade, è una parola sarda.

Due dei brani contenuti nel disco hanno un'ispirazione letteraria: Princesa e Smisurata preghiera.

L'album e la canzone Princesa si sono aggiudicati la Targa Tenco.

Nei crediti compare anche una dedica al percussionista Naco, al secolo Giuseppe Bonaccorso, scomparso pochi mesi prima della pubblicazione per un incidente stradale, presente in tutti i brani dell'album dove suona un gran numero di percussioni.

Le canzoni

Princesa

Princesa trae spunto dall'omonimo libro di Fernanda Farias De Albuquerque e Maurizio Jannelli in cui viene narrata la storia di una transessuale brasiliana che abbandona l'infanzia contadina per seguire il suo destino di femminilità in città e correggere chirurgicamente l'errore della natura diventando finalmente donna e, citando il testo della canzone, correre "all'incanto dei desideri".

Khorakhanè

Struggente pezzo incentrato sullo stile di vita e l'assoluta libertà del popolo Rom (la parola "Khorakhanè" indica appunto una tribù d'origine Rom). I Rom vengono qui dipinti come un popolo senza una vera casa e per questo totalmente liberi e privi di condizionamenti economico-sociali. Da qui lo spunto anche per trarne un insegnamento morale. La vita è come il viaggio di uno zingaro, che parte senza sapere la meta e senza, soprattutto, curarsi di questa, perché il fine diventa solo un interessante particolare, non lo scopo dell'esistenza umana! "…per la stessa ragione del viaggio viaggiare…"

Nel corso del concerto tenuto al Teatro Brancaccio di Roma nel 1998, Fabrizio De André dichiarò a proposito del popolo Rom: «Sarebbe un popolo da insignire con il Nobel per la pace per il solo fatto di girare per il mondo senza armi da oltre 2000 anni».

La coda di questo brano è scritta in romaní, la lingua dei Rom; ad esso collaborò un amico rom di Fabrizio. Nel disco in studio questo finale in lingua rom è cantato dalla moglie di De André, Dori Ghezzi; dal vivo il finale è spesso interpretato dalla figlia di De André, Luvi.

Anime Salve

È il brano che dà il titolo all'album. Il testo, poetico, è incentrato sulla solitudine e gli "spiriti solitari": la loro salvezza deriva forse proprio da questo essere diversi, solitari per scelta, liberi.

Il pezzo è cantato con Ivano Fossati, co-autore dell'intero album, che presta la sua voce anche in 'A Cumba.

Secondo il dato fornito nella raccolta "In direzione ostinata e contraria" sarebbe dedicato alla memoria del bassista Stefano Cerri, circostanza del tutto inverosimile essendo Cerri scomparso nel novembre 2000, cioé quattro anni dopo l'uscita dell'album e quasi due anni dopo la morte di De André.

Dolcenera

Durante un concerto a Treviglio, il 24 marzo 1997, De André affermò:
« Questo del protagonista di Dolcenera è un curioso tipo di solitudine. È la solitudine dell'innamorato, soprattutto se non corrisposto. Gli piglia una sorta di sogno paranoico, per cui cancella qualsiasi cosa possa frapporsi fra sé stesso e l'oggetto del desiderio. È una storia parallela: da una parte c'è l'alluvione che ha sommerso Genova nel '70, dall'altra c'è questo matto innamorato che aspetta una donna. Ed è talmente avventato in questo suo sogno che ne rimuove addirittura l'assenza, perché lei, in effetti, non arriva. Lui è convinto di farci l'amore, ma lei è con l'acqua alla gola. Questo tipo di sogno, purtroppo, è molto simile a quello del tiranno, che cerca di rimuovere ogni ostacolo che si oppone all'esercizio del proprio potere assoluto. »

Le acciughe fanno il pallone

Il titolo è una frase tipica ligure e sta ad indicare il momento in cui le acciughe, nell'intento di sfuggire dai loro predatori, saltano velocemente fuori dall'acqua. Nelle giornate senza vento è possibile vederne a migliaia saltare fuori e formare una scintillante semisfera. Il brano può essere visto come uno spaccato della solitudine, quasi voluta e cercata, del marinaio che torna a riva dopo ore di pesca in mare aperto e non viene notato «dalle villeggianti che passano con l'occhio di vetro scuro» di fianco alle reti che asciugano sul muro.

Disamistade

Disamistade, in sardo, significa "inimicizia" e, per estensione, faida, lotta. Il brano racconta appunto la faida tra due famiglie probabilmente per motivi d'onore e promesse non mantenute ed è uno spaccato delle classiche "guerre" e inimicizie tra famiglie che spesso si potevano vivere soprattutto nella zone centro-meridionali italiane fino a qualche decennio fa, dovute soprattutto ad un fortissimo senso dell'onore e dell'orgoglio.

 cúmba

Il titolo tradotto è La colomba. Nel pezzo la colomba è, metaforicamente, la ragazza che vola via dalla casa dei genitori per sposarsi e cambiare "nido", abitazione. Il testo, interamente in dialetto genovese, è incentrato sull'operazione di convincimento che il pretendente fa verso il padre della ragazza per convincerlo a cedergli la figlia in sposa. Il ragazzo promette di trattarla con rispetto e riverenza e riesce a convincere con buone parole il padre della ragazza, ma nel finale di canzone De André ribalta tutto e mostra la realtà proponendo l'immagine della ragazza a casa trascurata e del marito in giro a divertirsi. Nel brano, con De André, canta anche Ivano Fossati.

Ho visto Nina volare

Lo spunto di questa canzone potrebbe risalire ad un'amicizia dell'adolescente Fabrizio con Nina, a Revignano, frazione di Asti. Elementi presenti nella canzone sono l'altalena su cui giocavano, il cortile della cascina e l'arnia («mastica e sputa, da una parte il miele, mastica e sputa, dall'altra la cera»). Ivano Fossati riferirà in seguito, in un'intervista, che il "masticare e sputare da una parte il miele e dall'altra la cera" è un'antichissima pratica osservata con stupore da De André e dallo stesso Fossati mentre veniva effettuata da alcune anziane contadine nel materano, in Basilicata.

Smisurata preghiera

Smisurata preghiera è tratta dal libro di poesie Saga di Maqroll - Il gabbiere di Álvaro Mutis (divenuto poi amico di De André) che racconta di un marinaio errante e delle sue considerazioni sui temi fondamentali della vita (il quale, al contrario della canzone in questione, prega: Ricorda Signore che il tuo servo ha osservato pazientemente le leggi del branco. Non dimenticare il suo volto).

Considerata l'epitome dell'intero disco e dei suoi temi, è una sorta di richiesta, da parte di quegli uomini che per la libertà hanno scelto la solitudine e per questo sono stati emarginati dalla maggioranza, di un riscatto impossibile, smisurato. Lo stesso Fabrizio afferma, durante un concerto:
« L'ultima canzone dell'album è una specie di riassunto dell'album stesso: è una preghiera, una sorta di invocazione… un'invocazione ad un'entità parentale, come se fosse una mamma, un papà molto più grandi, molto più potenti. Noi di solito identifichiamo queste entità parentali, immaginate così potentissime come una divinità; le chiamiamo Dio, le chiamiamo Signore, la Madonna. In questo caso l'invocazione è perché si accorgano di tutti i torti che hanno subito le minoranze da parte delle maggioranze.

Le maggioranze hanno la cattiva abitudine di guardarsi alle spalle e di contarsi… dire "Siamo 600 milioni, un miliardo e 200 milioni…" e, approfittando del fatto di essere così numerose, pensano di poter essere in grado, di avere il diritto, soprattutto, di vessare, di umiliare le minoranze.
La preghiera, l'invocazione, si chiama "smisurata" proprio perché fuori misura e quindi probabilmente non sarà ascoltata da nessuno, ma noi ci proviamo lo stesso. »

Smisurata Preghiera può essere considerata quasi il "testamento spirituale" dell'intera opera di Fabrizio De André, il suo messaggio "definitivo". È un atto d'amore per le minoranze, «per chi viaggia in direzione ostinata e contraria col suo marchio speciale di speciale disperazione» contro una maggioranza incline a coltivare le sue meschinità. In questa canzone, di riuscitissima forza poetica, c'è tutto De André: quello che insegue la libertà «tra i vomiti dei respinti» con un titanismo che ricorda quello di Leopardi ne La Ginestra. C'è il De André che si rivolge al divino per invocare, con profonda umanità, la salvezza degli emarginati che «dopo tanto sbandare è appena giusto che Fortuna li aiuti come una svista, come un'anomalia, come una distrazione, come un dovere».

Il pezzo si chiude con uno struggente assolo strumentale di oltre due minuti di tastiera e organetto diatonico suonato da Riccardo Tesi.

Tracce

1. Princesa - 4:52
2. Khorakhanè (a forza di essere vento) - 5:32
3. Anime salve - 5:52
4. Dolcenera - 4:59
5. Le acciughe fanno il pallone - 4:47
6. Disamistade - 5:13
7. Â cúmba - 4:03
8. Ho visto Nina volare - 3:58
9. Smisurata preghiera - 7:08

Testi e musiche: Fabrizio De André e Ivano Fossati

* Ivano Fossati canta insieme a Fabrizio De André in Anime salve e  cúmba.

Musicisti

Princesa

* Ellade Bandini - batteria
* Naco - wood block, zabumba, shaker, doppio triangolo, molla, djembé, bongo e conga
* Pier Michelatti - basso
* Michele Ascolese - chitarra classica
* Massimo Gatti - mandolino e mandola
* Sàndor Kuti - cymbalom
* Vladimir Denissénkov - bayàn
* Giancarlo Porro - clarinetto
* Piero Milesi - violoncello
* Dori Ghezzi, Luvi De André, Silvia Paggi, Beppe Gemelli, Robson R. Primo (Agata), Roberto Esteráo (Roberta) - voci
* Neuzinha Escorel, Patricia Figueredo, Rosa Emilia - voci recitanti
* Tiziano Crotti e Paolo Iafelice - sonoro in esterni

Khorakhanè (a forza di essere vento)

* Michele Ascolese - chitarra elettrica
* Sàndor Kuti - cymbalom
* Riccardo Tesi - organetto
* Piero Milesi - tastiere
* "Il Quartettone" - orchestra d'archi
* Dori Ghezzi - voci

Anime salve

* Ellade Bandini - batteria
* Naco - darbuka, molla, conga e shaker
* Pier Michelatti - basso fretless
* Alberto Tafuri - pianoforte e tastiere
* Mario Arcari - mancoseddas e corno inglese
* Massimo Spinosa - editing
* Tiziano Crotti e Paolo Iafelice - sonoro in esterni

Dolcenera

* Ellade Bandini - batteria
* Naco - udu, urucungu e shaker
* Pier Michelatti - basso
* Fabrizio De André - chitarre classiche
* Gianni Coscia - fisarmonica
* Cecilia Chailly - arpa paraguaiana
* Mario Arcari - corno inglese
* Michela Calabrese D'Agostino - flauto
* Giancarlo Porro - clarinetto
* Silvio Righini - violoncello
* Dori Ghezzi, Luvi De André - voci

Le acciughe fanno il pallone

* Naco - darbuka, conga, udu, talking drum, caxixi e wood block
* Pier Michelatti - basso
* Cristiano De André - chitarre classiche, tastiere, violino e shaker
* Michela Calabrese D'Agostino - flauto
* Mario Arcari - shanai

Disamistade

* Naco - berimbau e tamburello
* Elio Rivagli - damigiana
* Fabrizio De André - chitarre classiche
* Silvio Righini - violoncello
* Piero Milesi - tastiere
* Alberto Morelli - tlapitzalli e bansuri
* "Il Quartettone" - orchestra d'archi

 cúmba

* Ellade Bandini - batteria
* Naco - rastrello, caxixi, djembè, guarnizione di filo elettrico, gong, conga e shaker
* Pier Michelatti - basso fretless
* Fabrizio De André, Michele Ascolese - chitarre classiche
* Dori Ghezzi, Luvi De André, Silvia Paggi - voci

Ho visto Nina volare

* Ellade Bandini - tom
* Fabrizio De André - nacchere e couscous
* Naco - bubboli
* Pier Michelatti - basso fretless
* Francesco Saverio Porciello - chitarra classica
* Piero Milesi - pianoforte e tastiere
* Alberto Morelli - bansuri
* Massimo Spinosa - editing

Smisurata preghiera

* Elio Rivagli - batteria
* Naco - djembé, talking tablim e shaker
* Alberto Tafuri - pianoforte e tastiere
* Pier Michelatti - basso a cinque corde
* Franco Mussida - chitarra classica
* Mario Arcari - mancoseddas
* Riccardo Tesi - organetto
* "Il Quartettone" - orchestra d'archi

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