Biografia
Fabrizio "Taver" Tavernelli, Giancarlo "Namo" Marchi, Roberto "Fiorello" Fontanesi, Max Superchi, Roberto "Beto" Marchi, Attilio Gorni, Yuri Degola, Antonio Denti, Thomas Cilloni, Gianluca Ferrari, Francesco Coppola…
"…ma qui continua ancora a regnare l'AFA!" L'Afa, intesa come condizione climatica e come sensazione fisica, è qualcosa che non molla, che si fa sentire, sulla pelle appiccicosa così come nella mente che comincia ad annaspare e sprofondare in stati alterati di coscienza. Una forma di trance indotta da mutamenti psicofisici. Un viaggio immateriale che viene accelerato dall'elettrica umidità di zone che un tempo erano palude, una fuoriuscita dal corpo che aspira all'altrove o più semplicemente ad una risalita sopra il livello del mare. Allo stesso modo la vicenda musicale degli Afa è qualcosa che per sempre mi rimarrà appiccicata sulla pelle, è un catalizzatore che ogni volta accelera processi mnemonici, deja-vù, rivisitazioni di avventure, esperienze, sogni ed incubi. Afa è stato il gruppo musicale che ha segnato i miei anni '90, quello con cui ho vissuto i momenti più esaltanti e quelli più desolanti, con gli Afa sono stato travolto in una perenne corsa sulle montagne russe: su e giù continui, in alto sino quasi a toccare il cielo, poi giù vorticosamente fin quasi a sfracellarsi. Gli Afa sono stati come uno spremiagrumi: spremute di suoni, spremute di idee, spremute di parole, di idee, di teorie, concentrati di invenzioni e concetti. Qualcosa di fisico e cerebrale allo stesso tempo, qualcosa di colto e popolare allo stesso tempo. Quante energie in quella decina di anni, quante storie, quante sensazioni e quante canzoni, quanta musica, quanti dischi! Afa era anche la sigla che stava per "Acid Folk Alleanza", denominazione iniziale che si lega con cognizione di causa alla puntata precedente, quella degli "En Manque D'Autre". Il gruppo infatti è lo stesso e addirittura il materiale è lo stesso, il folk acido poi era stato teorizzato da tempo, diciamo che ora si era allargata l'alleanza perché agli albori del '90 avevamo conosciuto due persone : Massimo Zamboni e Giovanni Ferretti in una sola parola ed entità, i "CCCP" poi "CSI". Ci eravamo già incontrati, quasi sfiorati negli anni '80 quando ci si trovava negli stessi locali ; Tarantola, Corallo, Tuwat, Ritz. Ci eravamo rispettivamente ascoltati sulle frequenze alternative di "Radio Antenna 1 Rock Station" e "Mondoradio". Avevamo calcato gli stessi palchi locali. Certo è che i CCCP ben presto volarono molto in alto e per tutti, il loro successo divenne un radioso esempio. La via Emilia in questo caso non portava al rock, semmai all'art-rock, non portava all'america ma all'oriente europeo e post-europeo. Un amico in comune, mi pare il benemerito Guido Lusetti, fece avere loro i dischi degli EMDA e da lì cominciò una frequentazione non casuale. Ricordo tre episodi in particolare: quando fummo invitati con tutti gli onori da Ferretti e dagli ancora sconosciuti Ustmamò come ospiti di una serata all'Operà di Castelnovo Monti. La seconda volta fu un invito alla performance "Babilonia" ospitata a Reggio nel bellissimo Palazzo Ruini, dove si ritrovava l'intellighentia reggiana: noi partecipammo con fiati, sbracature alla correggese e con il buon Ottorino che se ne andava in giro a cercare di catturare con il suo registratore le voci dell'aldilà tra gli antichi androni e le alte volte del palazzo. Il terzo episodio ci vede tra i tanti invitati alle sessioni ed alla festa finale della registrazione dell'ultimo disco dei CCCP "Epica Etica Etnica Pathos" che guarda caso avvenne in una vecchia villa a San Lodovico di Rio Saliceto proprio a fianco del caseificio dove avevo abitato per anni. Nella mente e nel naso rimane impresso quel grosso animale (mucca, vitello, montone?) che brucia ritualmente su un enorme fuoco e a cui tutti si avvicinano per mangiare. Ben presto i CCCP diventano CSI e danno vita all'etichetta "I Dischi del Mulo" (che sarà colonna portante di quella realtà artistica-discografica che fu il CPI-Consorzio Produttori Indipendenti). Nella scuderia erano già entrati Ustmamò e Disciplinata, ora toccava a noi. La nascita degli AFA/Acid Folk Alleanza viene formalizzata in un incontro tra noi e Ferretti/Zamboni alla "Brasserie" di Reggio Emilia. Qui vengono pianificate strategie, piani di lavoro, idee. Strategie, idee ed arte affabulatoria dei nostri produttori che viaggia e fa breccia, perché nel giro di pochi mesi siamo messi sotto contratto dalla Sugar di Caterina Caselli. Da lì è un crescendo e per prima cosa c'è da confezionare un album che sarà una specie di raccolta rivisitata di classici degli En Manque D'Autre con l'aggiunta di alcuni brani nuovi. La Caselli spesso scende giù per controllare lo stato dei lavori, noi stiamo registrando allo StudioVida e all'Esagono, due nuovi studi sorti magicamente tra San Faustino e Sant'Agata di Rubiera. In quelle occasioni la madre di Fabio (Ferraboschi) prepara pranzi faranoici. Un'altra volta la Caselli arriva con il suo autista per vederci suonare alla Festa dell'Unità, ma a Correggio qualcuno all'ingresso pare essersi dimenticato della sua fisionomia ("Qui c'è una Signora che dice di essere Caterina Caselli e vuole entrare con l'auto…"). E' il 1993, esce il disco "Acid Folk alleanza" e per noi è un vortice tra showcases, concerti, interviste, tv, videoclip, radio. Prendendo a caso cito uno showcase diviso a metà con Gerardina Trovato (anche lei all'esordio su Sugar) al "Jimmy's" di Milano dove tra un pubblico sconcertato di addetti al settore che ci guarda come alieni ci esibiamo in un live indisponente attaccando con "La morte di Maurizio Seymandi" (il conduttore di superclassifica show…quello del Telegattone, miiaaaooo!), citando Umberto Smaila e "Colpo Grosso" e presentandoci in modo a dir poco "originale": occhiali da motociclista d'altri tempi, scarponi, cappelli di pelo finto leopardato e su tutto la body(in tutti i sensi, vista la stazza)art del bassista-performer Roberto "Fiorello" Fontanesi da Masone. La Sugar in contemporanea all'uscita del nostro album ha stretto un accordo con (Arghh!!) RTI, il settore discografico di Mediaset, per la distribuzione e promozione dei suoi artisti. Quindi noi andiamo a finire in un circuito non propriamente vicino, cosa di cui mi accorgo in un tour radio di una settimana in giro per le radio nazionali (di cui ricordo più che altro gli alberghi a 5 stelle, i ristoranti a 10 forchette e gli speakers-radio a zero quoziente) e dalle comparsate in programmi tv estivi assai improbabili. Spesso capitiamo per promozione o riunioni in quel di Cologno Monzese ("qui portineria…c'è il gruppo "Alfa(?)" che dice di avere un appuntamento") dove svettano le insegne del Grande Biscione: per noi è un viaggio lisergico nel ventre del nemico! Meno male che intorno a noi si muovono altre figure (Paolo Bedini, l'agenzia concerti "AZ" e Zamboni-Ferretti) che ci aprono la strada verso canali più consoni. Tanti live dunque, ma anche un'intervista in diretta dallo studio del TG3 nazionale, dove il conduttore appare leggermente sconcertato dalle mie risposte. Tanta "Videomusic" (in seguito TMC2) emittente che darà notevole spazio ai nuovi gruppi italiani. Una non brillantissima apparizione al "Roxy Bar" dove mi ritrovo Paolo Belli che insieme al conduttore Red Ronnie mi chiede come mai l'ho citato nel testo di "Sono uno sporco guardone"…ehm! Facciamo anche il video di "Allarme Rosso" girato all'Italghisa, che costa alla casa discografica una caterva di soldi con un quotato nuovo regista italiano, tutto questo spiegamento produce un clip mediocre, marchettaro ed oscuro. Comunque "Allarme Rosso" viene suonato alquanto, spesso compare come sigla o sottofondo di programmi che parlano di auto e di corse d'auto. Il rischio è il nostro mestiere: nel '93 rischiamo pure di andare a Sanremo, la cosa è praticamente già fatta, i giornali di Reggio hanno già pubblicato gli articoli con tanto di foto, abbiamo dietro la potente Caselli! Il pezzo scelto in prima battuta è proprio "Allarme Rosso" ma ahinoi, non è un inedito (pubblicato già dagli EMDA) quindi si opta per "Comandante Straker". La sera prima dell'ultimo verdetto ricevo la telefonata della Caselli che mi dice di cominciare a prepararmi spiritualmente per l'Ariston ("…guardare in camera…potreste portare con voi Ottorino…a dirigere ci sarà il maestro Vince Tempera…tranquillo comunque!"). Cosa succede dopo non lo so o forse sì, gli Afa sono troppo strani per Sanremo e dei due artisti della Sugar viene scelta Gerardina Trovato. Noi siamo duri, puri e alternativi, ma un po' ci rimaniamo male. Ci tuffiamo in una frenetica attività live e ci riavviciniamo ai nostri luoghi naturali: clubs, centri sociali (dal Leoncavallo all'Officina99, dal Rivolta allo Zapata…), rassegne, feste dell'unità, iniziative anti-razziste e di solidarietà, concerti nelle carceri, manifestazioni "sinistrorse" ( contro il Biscione pronto a strisciare in politica, a Torino, contro le stragi di Stato in Piazza Fontana a Milano con tanto di paginone sul Manifesto). Siamo leggermente scomodi per RTI e cosa principale, non vendiamo abbastanza dischi, la Sugar ci tiene in Stand-by per qualche mese ed infine ci becchiamo la recessione dal contratto. Poco male! Qualcosa d'altro sta già partendo e si preannuncia succoso. Nasce il C.P.I, il Consorzio Produttori Indipendenti, storica realtà artistica-discografica. Fusione indipendente tra "I Dischi del Mulo" e la fiorentina "Sonica" di Gianni Maroccolo e soci. Dentro ci sono Ustmamò, Disciplinata, Yo Yo Mundi, Marlene Kuntz e tanti altri, dentro ci andiamo a finire anche noi e nel '95 arriva il nostro secondo lavoro "Fumana Mandala" in cui spingiamo ancora più forte sul discorso della contaminazione, del crossover, della deriva psichelica e dei testi. Il disco è una alterata fuga dal clima socio-politico del periodo (la destra che torna in politica, la società dello spettacolo, gli ipermercati) ed un rifugiarsi nella nebbia. "Modermo Primitivo" è il singolo ed il video girato da Davide Ferrario. Il nuovo medioevo ha bisogno di nuove superstizioni. L'album in ogni caso colpisce e fa parlare e quell'anno arriviamo a fare più di 100 concerti, isole comprese. Insieme al Consorzio al gran completo partecipiamo al Premio Tenco e saliamo sul Palco dell'Ariston dove facciamo una cover di Mina. Torniamo ancora a Sanremo (una maledizione!) per l'Altrofestival, contro-manifestazione di tutte le migliori indie-band italiane. Siamo anche gruppo spalla dell'intero tour italiano degli americani Fishbone e Mighty Mighty Bosstones. Il crossover, il metal-rap, lo ska-core, la patchanka tirano forte. Noi apriamo le serate al Palatrussardi a Milano, al Palladium a Roma, al Velvet a Rimini, facciamo la nostra porca figura (i giornali parlano di incrocio tra hard-core newyorkese e liscio), ci districhiamo pure tra roadie che si fanno di crack, tra i folli Fishbone che alticci, neri ed enormi (in ogni parte fisica) girano nudi nei camerini lanciando bottiglie di birra. Il tour finisce tragicamente al Velvet con una immensa rissa che travolge tutto il locale noi compresi. Risultato: il bassista dei Mighty spanciato da un coltello davanti ai nostri occhi, un venditore abusivo di magliette preso a transennate (quelle di ferro) dai Fishbone e foglio di via per tutti. Sono concetti (e concerti) della musica estremamente fisici che richiedono un dispendio di energie notevoli: ci si massacra in giro per kilometri e kilometri stretti in un furgone in 8 persone compresi strumenti e merchandise (le linee di t-shirts sempre a ruba!), ci si massacra facendo festa e bagordi prima, durante e dopo il concerto. Sul palco succede di tutto e si vomita di tutto (…sto parlando di musica e parole…non pensate male!). Fiorello si cimenta desnudo in tutù negli esilaranti numeri di Kaori (ballerina giapponese di ginnastica light) e desnudo con pelliccia, amuleti e bastone del fuoco come stregone della bassa-padana!Space-cake! Il culmine, o il più alto stato di (in)coscienza, lo raggiungo alla festa studentesca al Palazzetto di Reggio quando carico come una molla mi getto sul finire dell'ultimo bis, dal palco (troppo alto!) oltre le transenne (troppo oltre!) pronto ad un glorioso stage-diving. La gloria e la luce la vedo piano piano svanire mentre precipito e mentre il pubblico sotto si apre in una voragine, il buio arriva inesorabile insieme ad un violento impatto a terra. Black-out. Mi risveglio su un'ambulanza mentre qualcuno mi chiede "quante dita sono queste???". Dopo questo crash di ossa e neuroni, la musica degli Afa cambierà! Inizia quindi la parte più meditata, sperimentale, una svolta radicale che dividerà il pubblico, niente di sconsiderato visto il percorso musicale, che ha visto trasformazioni, nuove scoperte e nuove curiosità. Dalle mie parti (cuore, intelletto, visceri, intimità) si preferisce incorrere in contraddizioni e spaesamenti, piuttosto che rimanere stancamente e comodamente uguali a se stessi. Prima del nomadismo psichico, ci sono altri incontri con la memoria, con la genetica, con la coscienza. "Materiale Resistente", ( bel conio verbale, bravo taver!) nasce dal brainstorming, in questo caso direi bombardamento, tra il sottoscritto ed Alessandro Pelli sul come ridare slancio ed innovazioni alla celebrazione del 50° della Liberazione. La risposta è un evento che monta, dilaga e libera sino a diventare caso nazionale. Partigiani e nuove generazioni, resistenza, etica. Un concerto, un libro, un CD, un film. Se la Resistenza potè contare sul sostegno del popolo, noi possiamo contare ancora una volta sul CPI e sul megafono Ferretti-Zamboni. Gli Afa cantano "Con la Guerriglia"(culturale!). La nostra guerriglia culturale consiste in varie edizioni nazionali del concerto, consiste in diverse colonne sonore (per il film "Partigiani" e musicato dal vivo "Giorni di Gloria"), consiste in nuovi percorsi tra musica e memoria ("Sonaribelle"),consiste in conferenze tra cui una molto interessante su "Musica e Resistenza" a Biella. Alleata alla partigianeria di Materiale Resistente, l'anno dopo c'è la collaborazione con "Le Mondine di Correggio" e anche qui è un recuperare un pezzo di passato, un pezzo di me. Con le Mondine si confeziona il disco "Mondariso", si gira insieme a suonare (notevole il primo maggio in piazza maggiore a Bologna), si va in TV. Tutto sotto la lente della modernità, arcaico e futuro, canti di lavoro, nonne e nipoti, musica come rituale, blues-rurale e tecnologia. La tecnologia che nei 90' ci regala il campionatore, una macchina sonora affascinante che tra la stupefazione e l'ossessione, darà forma e nuove direzioni alle mie produzioni musicali. Con il campionatore si creano nuovi mondi, oceani di suono, nuove creazioni, organismi fatti di cellule, rumori, ambienti. Nel '96 dopo profonda elucubrazione, profondo mutamento mentale, profondo scandagliamento nel mio intimo emerge in superficie il disco "Nomade Psichico". In studio insieme al nostro produttore Fabio Ferraboschi ci sembra veramente di essere in un laboratorio, la sensazione di creazione di nuove forme di canzone è palpabile, aleggia nell'aria, i transistors, gli elettroni, i microchip fanno uscire suoni inusitati, affascinanti. L'album che le enciclopedie della musica italiana definiscono il nostro migliore. E' tempo di elettronica, di nuovi ritmi e nuove oblique strategie: trip-hop, jungle, trance, dub. Gli Afa si tuffano nei nuovi scenari che parlano di post-umanesimo, virtualità, manipolazioni genetiche, è un album letterario ispirato ai grandi visionari Burroughs, Leary, Hakim Bey. Nasce anche la omonima rivista allegata al Maciste (bollettino d'informazione del CPI) che tratta di cultura cyber, sciamanesimo, nuove tecnologie, psichedelia. Disco, rivista ed allucinazioni varie vengono presentati alla prima grande convention del CPI "Le notti del Maciste" a Firenze ed in una imballata serata al Maffia di Reggio tra didjeridoo, visuals, Gomma della shake e Ferretti maestro di cerimonia. E' il secondo crescendo per gli Afa: tutte le riviste musicali incensano l'album , addirittura rubiamo spazio in un paginone ai Litfiba su Musica di Repubblica, il singolo "Fossili" passa parecchio in radio mentre il video curato dal team "Thaumazein" passa su MTV Europe e riceve vari premi (tra cui la mostra internazionale del video musicale), siamo praticamente ospiti fissi di Red Ronnie ad "Help" e "Roxy Bar", facciamo programmi in Rai ("Supergiovane" su Rai2, "Media-mente" Rai3), riceviamo legittimazioni in ambito colto ("Rockin'900" rassegna che presenta l'incontro con l'avanguardia di Cage e Riley) ai teatri, suoniamo prima di Massive Attack a Pisa (Robert del Naja in persona viene a complimentarsi) e cosa rilevante la Polygram (che sino ad ora ci aveva solo distribuito) vuole prenderci in cast. Noi fremiamo smaniosi, Zamboni e Ferretti frenano, forse strategicamente aspettando di farci crescere ulteriormente e intravedendo un futuro roseo. Mhhh… non sa sarà proprio così, e quello snodo mi appare ancora oggi controverso. Si continua allora e non ci si ferma a quanto di buono ottenuto: nel '97 altre due o tre stoccate. Per prima un altro episodio con Le Mondine per il disco di ninne-nanna e filastrocche "Matrilineare", poi la produzione dell'unico Cd di Ottorino Ferrari per la collana di musica aliena "I Taccuini", infine il progetto audio-alchemico "Manipolazioni" che mescola musiche e teorie, remix, djs e testi filosofici (Bifo, Caronia, Alfano Miglietti) sul tema della manipolazione genetica e sulle modificazioni corporee. Ci avviciniamo alla fine della decade. Il prossimo passo, più prosaicamente il prossimo disco, deve essere non tanto implicitamente, quello definitivo: definitivo per il discorso di contaminazione iniziato, ma soprattutto definitivo per la vita e la sopravvivenza degli Afa. Partiamo per l'Africa, quella tribale, quella del primo suono dell'uomo, quella del canto reiterato, del loop, del sacro. Passiamo una ventina di giorni in assoluta solitudine tra la savana ("My life in the bush of ghosts") ed il deserto del Kalahari in Namibia. In quel nulla, in quell'assenza, tra presenze che animano l'aria notturna, tra i Boscimani, ascoltando e registrando i canti e gli armonici di una musica rimasta pressoché immutata da secoli. Tornati a casa ci mettiamo al lavoro per dare vita ad un ibrido tra il primitivismo e le possibilità del digitale. Con noi c'è un sound-designer già al lavoro con Bill Laswell ed Almamegretta (Eraldo Bernocchi), si lavora minuziosamente, quasi al microscopio, si spezzano ritmi break-beat, si stratificano fields recordings e found-sounds, si tratta il suono. E' la Namibia riprocessata al computer. La musica etnica, nera, come il nero vinile che manipola con sapienza l'ospite Howie B. Un giorno, mentre stiamo registrando a Rubiera, gli amici del Maffia ci fanno un bel regalo portandoci in studio il dj e produttore di bjork e U2! Howie non si fa pregare e si cimenta ai piatti (anzi al piatto) in un brano che finirà nel nuovo disco. "Armonico" è il titolo (in verità, già durante le registrazioni qualche armonia si era già rotta nel gruppo e si litigava un po' spesso) forse un auspicio, uno scongiuro. L'inizio, i primi passi del disco paiono positivi, con ottime recensioni ed un bel video girato da Sergio Pappalettera (già al lavoro con Jovanotti e Pino Daniele) che passa parecchio in televisione. Cominciamo il solito iter dei concerti, ma qualcosa sta cambiando fuori e dentro di noi, il gruppo comincia a perdere i pezzi e le serate stentano a decollare. Tento di puntellare la situazione, ma l'Afa è ormai irrespirabile ed anch'io comincio a sentire il bisogno di nuovi spazi e di inspirare nuovo ossigeno. Gli ultimi sprazzi saranno un minimale tour acustico e la kermesse famigliare "Tavernait". Intanto I Dischi del Mulo ed il Consorzio, dopo una stagione gloriosa chiudevano i battenti, gli anni '90 finivano e stava per arrivare una nuova stagione che presentava sfide ancora più difficili ed impegnative. Stava per arrivare l'era del tributo perpetuo: tributo ai famosi, tributo al mercato, tributo al denaro, tributo all'isteria, tributo al vuoto. Io non riesco che rendere tributi a me stesso. Sarà una colpa che pagherò. Nel 2000 l'Afa termina il suo corso ed io non ho neanche il tempo di tirare fiato perché il cervello mi si è già diviso in varie parti. Il corpo disseminato nella rete. Tanti nuovi progetti, tanti bersagli mancati, tanta musica però, per sempre, costante, inesorabile: "la previsione è comunque, per sempre Afa!"
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