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Biografia

  • Data di nascita

    6 Gennaio 1938 (età: 80)

  • Luogo di nascita

    Milan, Milano, Lombardia, Italia

Adriano Celentano (Milano, 6 gennaio 1938) è un cantautore, attore e imprenditore italiano. È stato soprannominato “il Molleggiato” a causa del suo modo di ballare.

Grazie alla sua carriera quasi cinquantennale e ai suoi successi mondiali, è considerato l’Elvis Presley italiano, nonché un emblema ed un’icona della società italiana del secondo dopoguerra.

È uno dei pochi cantanti italiani ad aver venduto piú di 70 milioni di dischi nel mondo.

1938, 6 gennaio: Adriano nasce a Milano, al numero 14 della mitica via Gluck. I suoi genitori sono pugliesi, trasferiti al nord per lavoro; a Milano Adriano trascorre l'infanzia e l'adolescenza; lasciata la scuola svolge diversi lavori, l'ultimo e il più amato è quello di orologiaio.

Il suo esordio risale alla fine degli anni '50 ed uno dei meriti maggiori che gli viene riconosciuto è quello di essere stato uno dei primi musicisti italiani a capire che qualcosa, nel mondo della musica (e del costume), stava cambiando.

Erano gli anni in cui dall'America, sull'onda del boogie-woogie imperante dell'immediato dopoguerra, arrivava un nuovo tipo di musica, sfrenata e di grande appeal soprattutto per i giovani di allora: Celentano capisce che quella è la sua musica.

Celentano, di genitori foggiani ma nato a Milano in via Gluck, impara a fare l'orologiaio… oltre che a rudimenti di sartoria: affermò di tagliarsi e cucirsi lui stesso i pantaloni che indossava, anche quando era già famoso. Ma era chiaro che non era quello il suo destino, bensì la musica che giungeva da oltreoceano. Ed è proprio interpretando brani di rock'n'roll che esordisce nel 1957 accompagnato dai Rock Boys (tra gli altri, Giorgio Gaber alla chitarra e Enzo Jannacci al pianoforte, che in quel periodo formeranno poi gli JaGa Brothers e Luigi Tenco al sax). Il successo gli arride subito: troppo bisogno hanno i giovani di qualcosa di nuovo per restare impassibili di fronte a brani dirompenti come "Il tuo bacio è come un rock", "Ciao ti dirò", "Il ribelle" o "Nessuno crederà". Lo stile adottato per accompagnare le sue interpretazioni, assolutamente personale e fatto di balzi repentini e giravolte, con ampie mosse del bacino (lo stesso adottato in quegli anni da un altro grande rocker agli esordi, Elvis Presley), avrebbero fatto il resto. Secondo quella che è forse una leggenda metropolitana, Celentano avrebbe sviluppato la capacità di muovere le anche mentre cantava esercitandosi con l'Hula-hop, un grosso cerchio che, dondolandosi, veniva appunto tenuto su all'altezza del bacino. Sicuramente, però, il soprannome di "Molleggiato" che gli fu affibbiato per i suoi movimenti era assolutamente meritato.

Nel '61 Celentano si presenta al Festival di Sanremo, scandalizza il pubblico voltandogli le spalle, ma la sua "Ventiquattromila baci" arriva seconda. L'anno dopo trionfa al Cantagiro con "Stai lontana da me" (musica di Burt Bacharach, testo di Mogol), canzone con cui nasce ufficialmente il Clan. Il Clan è molto più di una casa discografica: è una sorta di comune artistica in cui Celentano (che in quel periodo vende tranquillamente un milione di copie a disco) riunisce parenti e vecchi amici (Ricky Gianco, Don Backy, i Ribelli, Detto Mariano, Pilade, Gino Santercole, Natale Massara, ecc.) nonché attuali fidanzate e future mogli (Milena Cantù, Claudia Mori).

L'esperienza del Clan dura però appena sei anni, uccisa dagli atteggiamenti dispotici del leader e da infiniti problemi contrattuali. In quel periodo, Celentano incontra la religione, che impronterà più o meno pesantemente tutta la sua produzione futura. Mentre i successi continuano a succedersi ("Ciao ragazzi", "Pregherò", "Grazie prego scusi"), certe tirate moralistiche soprattutto della fine del decennio come "Tre passi avanti", "Mondo in mi 7a", "Il ragazzo della via Gluck", "La coppia più bella del mondo", "Azzurro", scritta da un giovanissimo Paolo Conte), "Chi era lui", "Torno sui miei passi", fino a "Chi non lavora non fa l'amore" (prima classificata al Festival di Sanremo 1970), pur portandolo costantemente in testa alle classifiche, lo rendono insopportabile al pubblico dei giovanissimi che lo bollano come reazionario e sorpassato.

Celentano però non se ne cura e ai successi in ambito musicale inizia ad affiancare quelli in ambito cinematografico. L'esordio "importante" (dopo molti musicarelli tra la fine degli anni '50 e i primi '60 e diverse partecipazioni ad altre pellicole) è Serafino di Pietro Germi del '68, mentre la sua prima regia è Super rapina a Milano di quattro anni prima. Del '74 è invece Yuppi Du che Celentano dirige, scrive, sceneggia, interpreta e produce. Abbandonate (essenzialmente per questioni economiche) le manie di onnipotenza, dal 1975 al 1980 interpreta ben 12 film anche di notevole successo, conoscendo un solo flop nel '85 con l'eccessivamente mistico Joan Lui.

In ambito musicale, gli anni '70 lo vedono quasi costantemente in classifica con brani come Una carezza in un pugno, Sotto le lenzuola, Storia d'amore, Prisencolinensinainciusol, uno stranissimo brano che ricorda un po' la disco, un po' il rap e soprattutto cantato con suoni sconclusionati pseudoinglesi; continua anche il suo filone "ecologico/moralista" con Un albero di trenta piani e Svalutation. Alla fine del decennio però, come Mina, anche Celentano decide di chiudere con i concerti dopo che, nel 1979, raduna nelle piazze e negli stadi (primo in Italia a usarli a tale scopo, e unico a potersi permettere un tale seguito di fan fino agli anni '90) oltre 950.000 persone.

Continua comunque ad incidere regolarmente anche se fino alla fine degli anni '90, i suoi dischi non saranno mai baciati da grande successo, a causa di una inversione stilistica, in cui troviamo lo stesso Adriano autore dei versi (La pubblica ottusità, Il re degli ignoranti, Quel punto). Questo nuovo modo di fare musica di Celentano è artisticamente valido (sia per la melodia, sia per i testi che affrontano temi quotidiani) ma evidentemente molto impopolare.

Tuttavia Celentano resta pur sempre un personaggio di culto in grado di calamitare l'attenzione di milioni di persone nelle sue "discusse" apparizioni televisive, in cui non riesce mai a rinunciare al suo ruolo di predicatore. Dopo il discusso Fantastico 8, che tra una frecciata e l'altra e le famigerate "pause" (volute, o dovute a un'amnesia?) spazza via tutti i record di audience, è la volta di Svalutation e poi del premiato Francamente me ne infischio, che con la sua originalissima formula conquista critica e ascoltatori (fino a 14 milioni di persone).

Nel 1998, mentre prepara il suo ritorno sul palco, le sue sorti discografiche sempre più in calando cambiano radicalmente. Incide infatti un album con un'altra grande cantante che quasi assieme a lui mosse i primi passi nel mondo della musica leggera: Mina; il disco non è esaltante, a detta di molti critici, ma ha un enorme successo con 1.600.000 copie vendute.

L'anno dopo, con Mogol e Gianni Bella, realizza l'altrettanto venduto - 2.000.000 copie - e decisamente migliore, sempre a detta dei critici, Io non so parlar d'amore. L'album è una vera perla. "Gelosia", "L'emozione non ha voce" e "Senza amore" trasportano questo album per tantissimo tempo ai vertici della hit parade. Adriano accompagna il disco con uno show su RaiUno, "Francamente me ne infischio". Altissimi ascolti e tantissime polemiche.

Nel 2000, con lo stesso team, pubblica Esco di rado e parlo ancora meno, altro grande successo (1.800.000 copie) che proietta l'inossidabile Celentano nel nuovo millennio. Il singolo Per Averti spopola dappertutto e Adriano compare in tv con il contestatissimo show "125 milioni di caz..te" che scatena una marea di polemiche per il titolo e per i monologhi Celentaneschi…ma come sempre, gli ascolti sono altissimi.

Nel 2002 è la volta di Per Sempre, CD che nonostante le critiche ha comunque ottimi livelli di vendita (1.000.000 copie). L'album non è accompagnato da nessuno show televisivo ma è traghettato per tutto l'anno con singoli del calibro di "Confessa", "Mi fa male" e "Per sempre" che restano in classifica per parecchio tempo.

Nel 2004 è la volta di C'è Sempre Un Motivo, album molto elaborato dove è presente un inedito di Fabrizio De André e un duetto in creolo con Cesaria Evora, esponente di spicco della musica di Capo Verde. La canzone cantata con quest'ultima è Il ragazzo della via Gluck rivista in creolo, appunto. L'album torna nel 2005 in versione Dual Disc (da un lato musica e dall'altro video) con l'aggiunta di un singolo scritto da Paolo Conte, 37 anni dopo Azzurro, dal titolo: "L'indiano".

Il 20 ottobre è iniziato il contestatissimo show televisivo "Rockpolitik". Contestatissimo in quanto Celentano ha lottato per un anno con i dirigenti Rai per ottenere la tanto amata libertà editoriale. Come d'abitudine, anche questo programma è stato un enorme successo ottenendo ascolti record. Lo show segna record assoluti in termini di share con una media del 46% nelle 4 puntate. Il picco massimo in termini di ascoltatori si è avuto con Benigni nella 2 puntata con oltre 16 milioni di persone e in termini di share con Eros Ramazzotti con quasi il 70%.

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