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L'origine del brit pop va ricercata fra gli artisti che cercarono di riattualizzare le melodie degli anni sessanta e degli anni settanta aggiungendovi tematiche mutuate dalla new wave, dal noise americano ma anche dalla dance music.

Capostipiti di questo genere musicale sono generalmente considerati i The Smiths, che acquisirono un certo successo a partire dal 1985, seguiti poi da alcuni emuli già a meta' degli anni ottanta, fra i quali possono essere citati gli Housemartins ed i Wedding Present.

Da questo spunto seminale, si sviluppò nella zona di Manchester un vero e proprio movimento musicale il Madchester, nel quale possono essere inclusi gruppi come Stone Roses, Happy Mondays, The Charlatans, Inspiral Carpets e E.M.F.. Tipica di queste band è la commistione musicale fra cultura disco e house e sound indie pop, unita alla ricerca per un'apparenza trasandata, scontrosa e votata all'eccesso (specialmente per le droghe sintetiche). Il Madchester influì sul movimento brit pop anche per quanto riguarda l'abbigliamento (scarpe da ginnastica in stile anni settanta, impermeabili sintetici, felpe, ecc.).

Quasi parallelamente al Madchester si sviluppò lo Shoegaze che contribuì a diffondere il gusto basato sull'unione fra melodie dilatate e uso prepotente di feedback chitarristici, con forti influenze dal rock psichedelico.
opo l'affievolirsi di Madchester e Shoegaze, all'inizio degli anni novanta, si formano gli Suede, che crearono un'eccitazione notevole nella stampa inglese ancor prima di avere pubblicato un singolo. Le melodie di Bernard Butler e i testi dolorosi, rabbiosi e poetici di Brett Anderson, così come l'immaginario e lo stile del gruppo (il taglio di Brett Anderson e i vestiti vintage dei membri della band influenzeranno tutti i successivi epigoni) colpiscono i giovani inglesi e il loro primo album Suede, uscito nel 1992, segna l'inizio del vero e proprio periodo Britpop; anche se alcuni fanno risalire a due anni prima, cioè al 1990, l'inizio del Britpop con l'uscita dell'album "The La's" dell'omonima band inglese.

Attorno alla prima metà degli anni novanta comparvero sulla scena band e artisti dalle caratteristiche piuttosto eterogenee anche se in parte accomunati dal look (variamente influenzato dalle estetiche Mod e Madchester) dalla ricerca per il ritornello memorabile e, più in generale, per la commistione fra sonorità underground e immediatezza tipicamente pop.

Alcuni artisti declinavano queste tendenze proponendo un'attualizzazione della New Wave e del Post-punk: era il caso di gruppi come Elastica (1992-2001), Shed Seven (1991-1999) e Marion. Altre band erano influenzate dal Glam e da artisti come David Bowie, i Roxy Music o i Queen (che sono una summa di quasi tutte le correnti rock (dall'hard al glam) & pop - dal funky all'operistica - anni '70-'90), talvolta accentuandone gli aspetti rock (Suede), altre volte il gusto per i toni teatrali e sensuali (Pulp).

Molto ampia, e di notevole successo commerciale, fu la schiera di gruppi nei quali l'influenza di gruppi anni '60 come Beatles, The Kinks, Small Faces e Byrds era particolarmente forte. Era il caso di Blur, The Verve, Oasis, Supergrass, Boo Radleys, Ocean Colour Scene, Dodgy, Kula Shaker e Teenage Fanclub, The Divine Comedy, Travis, Embrace.

Si può ritenere che la fine reale dell'epopea britpop avvenne nel 1999. Dei gruppi che avevano portato la bandiera del genere rimanevano in effettiva attività solamente gli Oasis. Anche l'arrivo di un paio di ritardatari come gli StarSailor e i Coldplay, che in qualche modo portarono avanti lo stile proprio del britpop fino ai giorni nostri, non servì a rivitalizzare il genere, e chi ne faceva parte passò ad altre occupazioni ed altri progetti. I Blur, addirittura, cambiarono genere e orientamento. Oggi stiamo assistendo al ripescaggio dei principali artisti del periodo: Brett Anderson e Bernard Butler, le anime degli Suede, hanno realizzato un album con un nuovo nome collettivo (The Tears) che però non ha riscosso gran fortuna; Jarvis Cocker, l'estroverso cantante dei Pulp, ha realizzato un album per conto proprio, e si parla già di riformare i Blur, dopo che gruppi quali Kaiser Chiefs e RazorLight ne hanno riportato in voga le sonorità.

Una nota a parte va fatta per il gruppo che negli ultimi dieci anni ha riscosso i maggiori consensi di critica in tutto il mondo, ed anche uno dei pochissimi acts non americani ad avere mai vinto un Grammy Award in USA: i Radiohead, che nacquero ai margini del britpop (ma più vicini alle sonorità grunge e noise d'oltreoceano), devono al britpop tutta la loro fortuna, per essere stati portati sulla sua onda pubblicitaria e commerciale fino al successo planetario del 1997 con l'album "Ok Computer", quello che appunto vinse il Grammy Award a New York nel 1998 come Migliore Album.

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