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Biografia

Grande gruppo di musicisti immaginifici e visonari. Riescono (riuscivano) a creare la psichedelia della musica ed a coniugarla con la modernità e l'eleganza di un rock sempre controllato, elettronico in modo mai esasperato. provare per credere!

The Psychedelic Furs è il nome di un gruppo musicale post-punk inglese degli anni Ottanta con Richard Butler come frontman ed autore principale, riformatosi nel 2000.

autori di un sound ossessivo e ipnotico, capace di combinare psichedelia e dark-punk, pop e glam-rock, gli Psychedelic Furs sono stati una delle formazioni più originali del decennio Ottanta. Fino alla deriva commerciale e alla rinascita nei Love Split Love.

Venuti alla ribalta grazie soprattutto a un paio di singoli d'effetto ("Heaven" e "Ghost in you") gli Psychedelic Furs sono in realtà molto di più del solito, effimero gruppo synth-pop di successo degli anni Ottanta. Il loro sound, infatti, unisce la psichedelia stile Velvet Underground e certo dark-punk (Cure, Siouxsie), le melodie pop e il romanticismo "glam" dei Roxy Music. Una formula resa ancor più suggestiva dall'interpretazione del cantante e leader della band, Richard Butler: il suo caratteristico timbro vocale, grezzo e monocorde, conferisce ai brani quel tocco di decadenza in più.

La band si forma a Londra nel 1977, in piena era punk, su iniziativa di Butler. Lo affiancano il fratello Tim (basso), John Ashton e Roger Morris (chitarre), Duncan Kilburn (sassofono) e Vince Ely (batteria). Il sestetto debutta con il singolo "We Love You" (1979), che combina le classiche sonorità dark con le atmosfere elettroniche del David Bowie berlinese. Il successivo album Psychedelic Furs (1980) vanta un pugno di ballate essenziali, ma suadenti, come la tenera "Sister Europe", la lugubre "Imitation Of Christ" e la raffinata "India".

Lo stile della band londinese si perfeziona su Talk Talk Talk (1981). Il tessuto ritmico si fa ancora più ipnotico e ossessivo, creando quasi un effetto-catalessi grazie anche al baritono, tetro e lamentoso, di Butler. Il capolavoro è la trascinante "Pretty In Pink", sorretta da una prodigiosa melodia e pervasa da una cupa inquietudine che riecheggia la "Sweet Jane" di Lou Reed. Ma svettano anche brani come "Dumb Waiters", impreziosito dal sinistro sassofono di Kilburn in stile Van Der Graaf Generator; "Mr Jones", costruito su un muro di chitarre spigolose; "Into You Like A Train", immersa in un vortice di dissonanze; "It Goes On", propulsa dal drumming potente e serrato di Ely; "All Of This And Nothing", ballata dalle tinte malate che rievoca, a tratti, i cerimoniali degli Stooges.

Esigenze commerciali e discografiche determinano i primi mutamenti in Forever Now. Con la rinuncia a Morris e Kilburn, la formazione si riduce a quattro elementi e convoca al mixer Todd Rundgren, che smussa le spigolosità del sound e aggiunge alcuni dei suoi pupilli (il sassofonista Gary Windo e Flo & Eddie). Ne scaturisce l'hit single "Love My Way", sulla falsariga del disco-punk dei Blondie, e un sound generalmente più levigato, all'insegna del raffinato synth-pop di Ultravox, Simple Minds e Japan.

Le tentazioni commerciali si fanno più evidenti in Mirror Moves (1984), che alterna brani più accattivanti ma asfittici,"Alice's House", "Highwire Days", "Here Come Cowboys", a un paio di brillanti singoli, dotati di maggior respiro melodico: "Heaven" (forse il loro massimo hit) e lo struggente "Ghost In You". Il disco sfonda sia in Europa che negli Stati Uniti, ma mostra le prime crepe nel progetto degli Psychedelic Furs, ridotti ormai a un trio (i due Butler e Ashton).

Midnight To Midnight(1987) accentua gli aspetti commerciali, virando verso un synth-pop da discoteca che ha ormai perso quasi del tutto la vena malata e sinistra degli esordi. L'hit dance "Heartbreak Beat" spopola in classifica, ma mette a nudo le carenze compositive di Butler e compagni. A risollevare le quotazioni della band (che nel frattempo reintegra il batterista Ely, precedentemente sostituito da Philip Calvert, ex Birthday Party) provvede la colonna sonora del film "Pretty In Pink" di Howard Deutch, che trae spunto dall'omonimo brano originariamente pubblicato su Talk Talk Talk. I singoli "All That Money Wants" (1988) e "Until She Comes" non invertono la parabola negativa, che giunge al capolinea con i due ultimi album, Book Of Days (1989) e World Outside (1991). Si chiude così, nel segno di un retrivo dance-pop, la carriera di una delle formazioni più originali del revival psichedelico in voga in Gran Bretagna nel decennio Ottanta.

Sciolti gli Psychedelic Furs, Richard Butler ingaggia il chitarrista Richard Fortus (ex Pale Divine) e dà vita al progetto Love Split Love (1994). Prodotto da Dave Jerden (Jane's Addiction), il disco omonimo mescola con una certa abilità le sonorità classiche della vecchia band con quelle più attuali dell'alternative rock americano. "Seventeen", "Jigsaw" e "Wake Up" sono i brani più efficaci, mentre "Change In The Weather" rivela un fervore inedito per Butler. Ai Love Split Love, tuttavia, non arride il successo commerciale. Così Butler e Fortus cambiano rotta, approdando al folk-rock di Love Split Love Trysome Eatone (1997), pubblicato dalla Maverick, l'etichetta di Madonna. I nuovi riferimenti sono le ballate acustiche dei Rem, il rock elettronico dei Cars e le melodie decadenti del nuovo pop britannico (dai Radiohead ai Suede). Nascono così brani come "Long Long Time", "Believe", "Well Well Well", "It Hurts When I Laugh" e "Sweet Thing", che alternano momenti di tenera malinconia ad altri più inquieti e vibranti. Con l'esperimento Love Split Love, Butler si conferma autore di classe, ma senza più raggiungere i vertici della stagione d'oro degli Psychedelic Furs.

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