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Il quarto album dei Led Zeppelin, pubblicato l'8 novembre 1971 dalla Atlantic, è senza un titolo ufficiale.
Nel corso degli anni è stato indicato in diversi modi: Led Zeppelin IV, Runes Album, ZoSo (tratto dal simbolo scelto da Jimmy Page).
È uno degli album di maggior successo della storia, con oltre 23 milioni di copie vendute nei soli Stati Uniti.

I "Led Zep", nomignolo della band in quel periodo, dopo le difficili gestazioni del secondo e del terzo album, decidono di battere ogni record con il quarto lavoro.
Giunti a un punto importante della loro carriera, con l'ossessione del disco perfetto, pubblicano un album senza titolo e senza promozione.

Per molto tempo non fu mai chiaro che forma avrebbe preso il nuovo disco: all'inizio si pensava ad un doppio album, poi quattro E.p., infine di nuovo la forma long playing.

Il materiale, già abbozzato nel dicembre del 1970 presso gli Island Studios di Basing Streets, fu perfezionato quando il gruppo si spostò a Headley Grange (la residenza campestre), come avvenuto già per Led Zeppelin III, ma questa volta venne usato lo studio mobile dei Rolling Stones.

L'album programmato per l'estate di quell'anno, in vista del tour americano subì uno slittamento a causa del missaggio finale (eseguito a Los Angeles) che trovava perplesso Page.

Il risultato fu un nuovo mix eseguito in Gran Bretagna tra gli studi Island e gli Olympic, con un ritardo di diversi mesi sulla pubblicazione programmata. Il suicidio commerciale paventato dalla casa discografica (unico precedente sul piano della popolarità il White Album dei Beatles), fu ampiamente smentito dai risultati di vendita ottenuti dal disco che restò nelle classifiche più a lungo di qualsiasi altro loro lavoro (negli Stati Uniti superò ampiamente i dieci milioni di copie vendute, ottenendo diversi dischi di platino).

La stessa scelta di non pubblicare come singolo Stairway to Heaven contribuì, paradossalmente, al successo del disco.

Da un punto di vista concettuale è la più sofisticata mai realizzata del gruppo, che per spiegare l'idea del circolo naturale della vita -con il passato a rappresentare i giorni perduti e la visione di un presente distruttivo-, impose delle immagini ben precise, prescindendo da qualsiasi riferimento a sé stessi e alla loro recente storia (nome del gruppo, titolo dell'album, simboli forti come il dirigibile).

Sul retro scelsero di inquadrare il particolare di un muro consumato dal tempo con la carta da parati che cade a pezzi: in primo piano, una vecchia cornice con la fotografia di un contadino piegato sotto il peso di un grossa fascina di legname.

Aprendo la copertina (sul verso), con un interessante gioco di prospettive, lo sguardo dello spettatore coglie l'istantanea di un quartiere popolare metropolitano. Ad approfondire il messaggio metaforico ci pensa una splendida illustrazione all'interno, interamente occupato dall'Eremita dei Tarocchi.

Sulla quarta di copertina, dove capeggiano i titoli dei brani, l'unica firma riconoscibile è formata da quattro simboli misteriosi che distinguono uno per uno i componenti: Jones e Plant se li erano disegnati da soli, Bonham e Page li avevano trovati su un libro di magia.

Il brano più importante dell'album è Stairway to Heaven, di recente votato dai lettori del Melody Maker come la migliore canzone della storia del rock insieme a Bohemian Rhapsody dei Queen.
Uscendo ampiamente dai canoni classici della canzone, sia per durata che per struttura, il brano include tutti gli elementi dello stile dei Led Zeppelin, unendo senza soluzione di continuità parti acustiche e romantiche a passaggi hard rock, con un finale in cui Bonham si produce in uno dei suoi migliori "treni" con la batteria.
Stairway era già stata abbozzata musicalmente da Page nel marzo del 1971 (con una prima assoluta alla Hulster Hall di Belfast), ma era stata ultimata da tutt'e quattro con contributi significativi.
Il testo di Plant s'ispira alla letteratura fantastica celtica, in modo particolare al libro di Lewis Spence, Magic Arts in Celtic Britain. Orgogliosamente inserita in ogni scaletta nei loro concerti successivi, era sempre l'occasione per Page di prodursi nei suoi migliori assolo, dilatando il brano di svariati minuti rispetto alla versione da studio.

L'album si apre con due pezzi molto duri, Black Dog e Rock and Roll.
Il primo brano presenta un arrangiamento complesso, con le sue quattro sovraincisioni di chitarra nell'assolo; per la parte vocale Plant si ispirò a una canzone dei Fleetwood Mac, Oh well.
La seconda è un vero e proprio compendio della storia del rock firmato da tutti i componenti della band: nata da una jam con Ian Stewart dei Rolling Stones, il brano cita Good Golly Miss Molly di Mitch Ryder, Keep a Knocking di Little Richard e riprende qualcosa da Muddy Waters.

La grande ballata del disco è The Battle of Evermore.
Il mandolino, l'arrangiamento filtrato e pieno di echi, la voce di Sandy Denny, rendono questo brano unico nel repertorio dei Led Zeppelin e primo esempio di una sperimentazione che proseguirà in lavori successivi come No Quarter su Houses of the Holy.
Il testo del brano tratta temi fantasy ed è stato interpretato come una trasposizione in musica di alcuni episodi dell'opera di Tolkien.

Going to California ricorda le sonorità di Led Zeppelin III: per alcune parole del testo qualche critico ha citato la Joni Mitchell di Ladies of the Canyon.

Misty Mountain Hop è un brano rock in cui emerge il talento vocale di Plant e la perizia percussionistica di Bonham che si ripete in Four Sticks, titolo che trae origine dalle quattro bacchette (due per mano) usate dal batterista durante le prove.

Di tutt'altro tenore la chiusa dell'album (When the Levee Breaks).
Citando correttamente la fonte e mettendosi al riparo da accuse di plagio, gli Zeppelin recuperano un blues di Memphis Minnie registrato da lei e il marito Joe McCoy nel 1929.
Plant desiderava ricostruire un certo stile Elvis da giovane per la parte vocale, mentre il suono della batteria è stato ottenuto con un trucco ben congeniato: lo strumento di Bonham fu spostato vicino una scala dove furono posizionati, tra primo e secondo piano, diversi i microfoni; aggiungendo un effetto di riverbero, il suono ottenuto risultò estremante particolare.

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