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Biografia

All in their early twenties, the members of Istvan hail from Forlì, a misty suburban city 50 miles south of Bologna. Their debut-album is almost totally instrumental, influenced by heavy psych as well as contemporary doom wizards, and inspired by German physician and religious poet Angelus Silesius. Through stoner riffs, doomy tempos and rarefied drones, the Istvan sound is like a vulcanic heat enveloping post-rock mists. Earth, Om, Earthless, Black Sabbath, Slint and guitar guru John Fahey all left their mark on Istvan’s s/t album.

Giovanissimi al loro debutto, gli Istvan arrivano da Forlì, una città di provincia immersa nella nebbia a 70km da Bologna. L’album, omonimo, è quasi interamente strumentale, influenzato dall’heavy psych così come dai contemporanei maestri del doom, e ispirato dal fisico e poeta religioso tedesco Silesio. Tra riff stoner, ritmiche doom e droni rarefatti, il suono degli Istvan è lava vulcanica avvolta da nebbie post-rock. Earth, Om, Earthless, Black Sabbath, Slint e il guru della chitarra John Fahey hanno tutti lasciato il segno in questo clamoroso esordio.

“Gli Istvan stanno su coordinate, apparentemente slegate tra loro, di gruppi come Dead Meadow, Goatsnake, Slint, John Fahey; con suggestioni di western landscapes. Rock post-psichedelico, se volete definirlo così, ma senza riferimenti espliciti ai classici anni ’60. Il che è stimolante sotto certi aspetti. C’è un alternarsi continuo di rocciosa durezza desert e slide folk-blues, nella loro musica.” – Rumore

“Dal cuore della Romagna, una camera con vista sul Mojave” – Il Mucchio

“Un suono di chitarra importante, ora limpido e sinuoso, ora imbizzarrito in riffoni ambiziosi che s’impastano nel wah wah, come a tratteggiare atmosfere in perenne chiaroscuro, e nel mezzo una pletora di sfumature che si dilatano a macchia d’olio: a noi resta il banalissimo consiglio di cercarli e ascoltarli.” – Blow Up

“E’ proprio questa la forza della band: l’aver saputo tradurre in musica l’incontro tra rocce arse dal sole e caldo infernale con la freddezza di una foresta sferzata da un gelido vento, in un binomio che trascende ogni tipo di catalogazione.” – Salad Days Magazine

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