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Foxtrot è il quarto album in studio del gruppo musicale britannico Genesis, pubblicato il 6 ottobre 1972 dalla Charisma Records.

Nel giugno del 2015 la rivista Rolling Stone ha collocato l’album alla 14ª posizione dei 50 migliori album di tutti i tempi.

Dal punto di vista musicale, Foxtrot affianca temi scritti già da tempo dai membri della band a idee nuove.

Se nel precedente Nursery Cryme i testi erano per gran parte ambientati nel passato, sia esso reale o letterario-fiabesco, in quest'album i riferimenti mitologici, letterari o biblici (come in «Supper's Ready» o in «Can-Utility and the Coastliners») si affiancano all’attualità o al futuro fantascientifico («Watcher of the Skies», «Get 'Em Out by Friday») o rimbalzano dagli uni agli altri (la stessa «Supper's Ready»).

L’album si apre con «Watcher of the Skies», il cui testo fu scritto da Tony Banks e Mike Rutherford sulla terrazza di un albergo di Napoli dove il gruppo si trovava per il fortunato tour italiano legato a Nursery Cryme. La vista dall’alto della città campana apparentemente deserta ispirò agli autori l’idea di un mondo in cui l’umanità si è estinta, osservato con stupore da visitatori alieni. Piuttosto audace, dal punto di vista musicale, la scelta di aprire il brano – e l'intero album – con una lunga introduzione (1 minuto e 30 secondi) interamente eseguita da Tony Banks al (che era stato acquistato dai King Crimson), un esempio della commistione fra e spunti “sinfonici” tipica dei Genesis dell’epoca. Proprio grazie alla sua introduzione, il brano divenne il pezzo di apertura fisso dei concerti dei Genesis sino al 1975: il gruppo lo eseguiva in penombra, illuminato solo da lampade fluorescenti che mettevano in risalto l’eye-glow attorno agli occhi di Peter Gabriel, il quale compariva in scena con indosso un lungo mantello e un copricapo a forma di ali di pipistrello.

«Time Table», nuovamente introdotta dal solo Tony Banks, stavolta al , è una canzone dalla struttura piú tradizionale, il cui testo riflette amaramente sull’inesorabile decadenza cui tutte le vicende umane sono soggette e sulla legge della natura che tutto domina oggi come ieri.

«Get 'Em Out by Friday», come già «Harold the Barrel» su Nursery Cryme, è una sorta di mini-operetta i cui personaggi parlano tutti in prima persona e a ciascuno corrisponde un tema musicale differente. Peter Gabriel, autore del testo, immagina una prepotente operazione di speculazione edilizia dei giorni nostri, con tanto di sgombero forzato degli inquilini dalle vecchie alle nuove case, per poi trasportarla – nella seconda parte del brano – in un futuro distopico nel quale la stessa società immobiliare si è nel frattempo estesa anche al “controllo genetico” e sfrutta l’abbassamento della statura media degli esseri umani per risparmiare spazio e collocare le persone in abitazioni ancora piú piccole. Gabriel muta timbri di voce e persino accenti a seconda del personaggio che interpreta.

«Can-Utility and the Coastliners» (testo di Steve Hackett) si ispira invece alla leggenda nordica di Canuto il Grande il quale, stufo di essere adorato e adulato come una divinità dai suoi sudditi, volle dimostrare loro la sua natura puramente umana facendo porre il suo trono di fronte al mare ed ordinando alle acque di arrestarsi di fronte ad esso, ovviamente senza successo. Il trono che affonda nel mare è metafora ancora una volta della vanità delle cose umane.

La seconda facciata si apre con il breve brano strumentale per chitarra acustica Horizons, eseguito dal solo Steve Hackett, vagamente ispirato al primo movimento della «Suite per violoncello solo BWV 1007» di Johann Sebastian Bach, ed è poi interamente occupata dalla monumentale suite «Supper's Ready», in cui ritornano i temi biblici accennati nel primo album From Genesis to Revelation. Il brano conferma la propensione del gruppo per una narrazione ricca di riferimenti storici, mitologici e biblici e dei giochi di parole che continueranno a caratterizzare la sua poetica anche in futuro. Suddivisa in sette sezioni, la incomincia con due amanti che si guardano negli occhi e, come per effetto di un’improvvisa suggestione, si ritrovano in un mondo parallelo nel quale si confrontano il Bene e il Male (simboleggiati da figure ambigue come “l’Uomo dell'Asilo Eterno Garantito” o Narciso che si muta in fiore). I due passano per la “fattoria del Salice” (Willow Farm), una sorta di parata grottesca e distorta di elementi del subconscio inglese – da un Winston Churchill en travesti a “mamma che fa il bucato” mentre "papà sta in ufficio" – per poi finire seminati sottoterra e attendere il Giudizio Finale, con l’ultima definitiva battaglia tra Bene e Male dell'Apocalisse; la vittoria delle forze del Bene avviene sulle note e sulle parole di una semplice canzone d’amore – la stessa già ascoltata in apertura – e i due amanti possono finalmente tornare a casa, seguendo in trionfo il “Re dei Re” nella “Nuova Gerusalemme”.

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