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Biografia

Francis Albert Sinatra (Hoboken, 12 dicembre 1915 – Los Angeles, 14 maggio 1998) è stato un cantante, attore e conduttore televisivo statunitense di origine italiana.

Noto in Italia soprattutto come The Voice (“La Voce”), negli Stati Uniti d’America e nel resto mondo era conosciuto anche con i soprannomi di Ol’Blue Eyes, Frankie, Swoonatra (derivato dal verbo swoon, “svenire”, e riferito all'effetto che produceva sulle sue ammiratrici) e molti altri. Fu un personaggio importante e carismatico dell'intrattenimento americano e mondiale ed entrò nella leggenda per l’eterna giovinezza delle sue canzoni, oltre che della sua voce, riuscendo ad imporsi nel panorama musicale mondiale dal primo dopoguerra fino ai giorni nostri grazie ad una intensa attività durata ben 63 anni, dal 1932 al 1995, anno in cui tenne il suo ultimo concerto dal vivo. Pur essendo passato piú di un decennio dalla sua morte, il suo mito e la sua leggenda non sono minimamente scalfiti. Con 150 milioni di dischi venduti è considerato uno dei piú prolifici artisti musicali, insieme ad U2, The Beatles, Elvis Presley, Michael Jackson ed i Queen.

Nella sua lunghissima carriera, che ha coperto ben sette decenni, si è aggiudicato due premi Oscar (più un Premio umanitario Jean Hersholt), due Golden Globes, ventuno Grammy Awards, un Emmy Award, il Cecile B. DeMille Award, un Peabody, il Kennedy Center Honors nel 1983. Nel 1985 ricevette la Presidential Medal of freedom (Medaglia presidenziale della libertà) e nel 1997 gli Stati Uniti lo onorarono con la Congressional Gold Medal (Medaglia d’oro del Congresso). Oltre 2200 brani e piú di 60 album di canzoni inedite pubblicati (esclusi i postumi e le raccolte) ne fanno uno dei cantanti con la maggior produzione musicale della storia.

Nato da una famiglia italo-americana, Frank Sinatra decise di diventare un cantante dopo aver sentito Bing Crosby alla radio. Iniziò a cantare in piccoli locali del New Jersey, facendosi notare dal trombettista Harry James.

Dopo una breve collaborazione con James, nel 1940 Frank Sinatra si unì all'orchestra di Tommy Dorsey, grazie alla quale divenne famoso come cantante. Piaceva molto ai giovanissimi, un pubblico completamente nuovo per la musica leggera, che fino ad allora si era rivolta soprattutto agli adulti. In pratica, Frank Sinatra fu il primo teen idol, un idolo per gli adolescenti.

Diventò presto "The Voice", un soprannome prestigioso riconosciuto in tutto il mondo. Altri suoi soprannomi meno noti, almeno fuori dagli Stati Uniti, erano "Ol' Blue Eyes" (occhi azzurri), "Swoonatra" (da to swoon = svenire, per l'effetto che aveva sulle ammiratrici) o "Chairman of the Board (of Show-Business)" (il presidente del consiglio di amministrazione dello spettacolo).

Nel 1952 la sua carriera di cantante attraversò una grave crisi: a causa di un'emorragia alle corde vocali, che rischiava di compromettere le sue doti canore, Sinatra fu licenziato dalla sua agenzia. Si rivolse allora al cinema, ottenendo il ruolo di Angelo Maggio nel film Da qui all'eternità del 1953. La pellicola segnò il grande ritorno alla celebrità per Sinatra, che vinse l'Oscar come miglior attore non protagonista. Il successo cinematografico rilanciò anche la sua carriera di cantante.

Durante gli anni Cinquanta e Sessanta Sinatra lavorò molto a Las Vegas. A quel periodo risale la formazione del Rat Pack: un gruppo di amici, che "accidentalmente" erano anche famosi uomini di spettacolo. Oltre a Sinatra, facevano parte del gruppo Dean Martin (il miglior amico di Sinatra), Sammy Davis Jr., Peter Lawford e Joey Bishop. Il Rat Pack divenne celebre grazie al film Colpo Grosso, che racconta di una rapina in un casinò di Las Vegas.

Sinatra e gli altri membri del Rat Pack giocarono un ruolo importante nella lotta alla segregazione razziale negli alberghi e casinò del Nevada, evitando di frequentare quelli che si rifiutavano di servire Sammy Davis Jr. in quanto nero. Vista la popolarità del gruppo, molti locali adottarono un atteggiamento più tollerante, pur di poter vantare la presenza di ospiti così celebri.

Nel 1960 Frank Sinatra era ormai una star, e poteva permettersi di fondare la propria etichetta, la Reprise Records. Negli anni Quaranta aveva lavorato per la Columbia, per passare poi alla Capitol Records negli anni Cinquanta. Indicando ad un amico la Capitol Tower, la sede della Capitol Records, disse "La vedi? Io li ho aiutati a costruirla. Adesso è ora di costruirne una mia."

Sinatra fu spesso accusato di essere coinvolto con la mafia, che lo avrebbe aiutato a fare carriera. J. Edgar Hoover sospettò Sinatra per anni, al punto che il fascicolo dell'FBI su di lui arrivò a 2403 pagine. Sinatra negò sempre pubblicamente le accuse, e non fu mai incriminato per reati di tipo mafioso. Si dice che il personaggio di Johnny Fontane in Il padrino sia ispirato proprio a Frank Sinatra e ai suoi presunti contatti con la mafia.

Frank Sinatra continuò a cantare anche negli anni Novanta, incidendo due album di duetti con altre star internazionali come Barbra Streisand, Aretha Franklin, Bono degli U2, Neil Diamond. Continuò ad esibirsi dal vivo fino al 1995.

"La voce" si spense per sempre il 14 maggio 1998 a Los Angeles. Frank Sinatra fu sepolto a fianco dei suoi genitori in un piccolo cimitero nella zona di Palm Springs. L'epitaffio sulla sua tomba è "The best is yet to come" - "il meglio deve ancora venire" che è anche il titolo di uno dei suoi maggiori successi.

Frank Sinatra fu un vivace protagonista della cronaca rosa, che gli attribuì numerosi flirt con le donne più belle e famose, tra cui Lauren Bacall, Angie Dickinson, Marilyn Monroe, Grace Kelly, Nancy Reagan. In Italia si parlò di una sua relazione con Raffaella Carrà.

Sinatra si sposò quattro volte. La prima moglie fu Nancy Barbato, che conosceva sin da ragazzo. Il loro matrimonio durò dal 1939 al 1951. La coppia ebbe tre figli: Nancy, Frank Jr. e Christine "Tina". Nel 1963 Frank Jr. fu vittima di un sequestro-lampo: rapito l'8 dicembre, fu rilasciato due giorni dopo dietro il pagamento di un riscatto di 240mila dollari.

Il 7 novembre 1953, appena nove giorni dopo aver ottenuto il divorzio da Nancy Barbato, Sinatra si sposò con l'attrice Ava Gardner, che era stata la causa della rottura del suo matrimonio. La loro unione non durò molto a lungo: si separarono nel 1953, e divorziarono nel 1957.

La terza moglie di Frank Sinatra fu l'attrice Mia Farrow, più giovane di lui di trent'anni. I due si sposarono nel 1966, ma divorziarono due anni dopo.

Nel 1976 Sinatra si sposò con Barbara Blakely Marx, ex-moglie di Zeppo Marx. Il loro matrimonio durò oltre vent'anni, fino alla morte di Sinatra.

Nel corso della sua lunghissima carriera, Frank Sinatra incise più di duemila canzoni, vendendo diverse centinaia di milioni di dischi in tutto il mondo. Stranamente, però, arrivò al primo posto nelle classifiche americane dei singoli soltanto due volte: nel 1966 con Strangers in the night e nel 1977 con Somethin' Stupid, cantata in coppia con la figlia Nancy Sinatra. In realtà ottenne grandi successi con i suoi album (Sinatra è infatti considerato l'inventore della forma di album "tematico", che raccoglie canzoni inerenti ad un unico tema) fin dagli anni '50 (da ricordare almeno Only The Lonely e Come Fly With Me, entrambi del 1958, e con Nice 'n' Easy nel 1960). Gli album rimasti più famosi sono "Songs For Swingin' Lovers" (1956), con i celebri arrangiamenti di Nelson Riddle, tra cui l'intramontabile I've Got You Under My Skin di Cole Porter, e "It Might As Well Be Spring" (1963), arrangiato da Quincy Jones, che vede accoppiati Sinatra e l'orchestra di Count Basie. Celebre, di questo album, rimane la canzone Fly Me To The Moon.

In Italia, entrò in classifica con oltre ottanta canzoni diverse: la prima volta nel 1936 con I'm an old cowhand (from Rio Grande), e l'ultima volta nel 1999 con All the way duettata con Celine Dion.

La sua canzone più famosa è sicuramente My Way, incisa il 30 dicembre 1968, che divenne il suo cavallo di battaglia nella parte finale della sua carriera, creando un binomio "The Voice" - "My Way" conosciuto e amato in tutto il mondo. Altri indimenticabili successi furono Night and Day, The Lady is a Tramp, I Get a Kick Out of You, I've Got You Under My Skin, Come Fly with Me, My Funny Valentine.

Il 1986 ha segnato il ritorno in Italia di Frank Sinatra dopo ventiquattro anni e quattro mesi dalla sua ultima esibizione a Milano. Da quell'anno, «The Voice» è ritornato altre volte, da solo o in compagnia di altre star americane appartenenti al suo clan. In questo ritorno c'è stato chi ha visto Frank Sinatra come l'ambasciatore viaggiante di Ronald Reagan, e chi come colomba di pace per nuovi e più distesi rapporti turistici fra Italia e USA.

A questo proposito sarebbe il caso di ricordare (come molta stampa fece all' epoca) il noto piano Marshall e l'ancor più noto slogan che siglava l'ambizioso progetto: Come back to Italy, american fellow! Forse a dar credito a queste illazioni (se tali si possono considerare) arriva a tempo debito un telegramma che il diplomatico Rinaldo Petrignani, ambasciatore italiano a Washington nell'86, aveva spedito all'organizzatore del Sinatra-Italian-day, Pier Quinto Cariaggi. Ecco quanto diceva testualmente: «Apprendo con piacere che le trattative da lei condotte per organizzare un concerto di Frank Sinatra a Milano si sono felicemente concluse. Ben sapendo quanta importanza Sinatra vi attribuisce, sono certo che la presenza dell' artista a Milano avrà risonanza anche negli Stati Uniti, e contribuirà a confermare l'immagine dell'Italia come paese dove gli americani sono accolti con l'amicizia di sempre, smentendo così quei motivi di preoccupazione che hanno allontanato questa estate tanti turisti statunitensi dal nostro paese».

Se analizzassimo solamente per un attimo il contenuto del telegramma di Petrignani e quindi il tentativo con le sue parole - nonché con il concerto italiano di Sinatra - di cancellare o quantomeno di attenuare la psicosi terroristica nel Mediterraneo (dirottamento dell'Achille Lauro, azioni antiamericane di Gheddafi ecc.), giungeremmo a delle inaspettate conclusioni. Quel sabato sera del 27 settembre 1986, nonostante il grande evento spettacolare, le aspettative politico-diplomatiche furono deluse.

The Main Event, il grande recital di Frank Sinatra, non si rivelò altro che una comune, normale esibizione di una star della musica leggera mondiale, e niente più. L'evento musicale di Lampugnano non poteva in nessun modo essere letto come una missione diplomatica volta all'attuazione di un fantomatico e inesistente movimento, al quale avrebbe dovuto calzare a pennello lo slogan Americans way back to Italy, ma bisognava interpretarlo esclusivamente come una meravigliosa serata mondana all'insegna dello smoking con revers a lancia (quello di Sinatra confezionato con un tessuto di nuovissima concezione disegnato in esclusiva da Trussardi), un tripudio di moda, mondanità, curiosità, vanità, banalità, stupidità, tra vip e chic, invitati d'onore e presenzialisti d'assalto, splendide dame e gentiluomini nostalgici, un recital più o meno di alta classe.

Sì, proprio come la sceneggiatura di un suo vecchio film, High Society, ma stavolta con «The Voice» per protagonista e non più con il suo idolo Bing Crosby. Un concerto, quello del suo grande ritorno in Italia che evidenziava e confermava sotto l'aspetto tecnico- vocale, purtroppo, alcune défaillance attese (basti l'esempio dell'attacco senza corpo in Night and Day)per un cantante come Sinatra, il cui tramonto stringe il cuore.

Ciò nonostante, ci si aspettava di meglio, e non solamente da parte degli «addetti ai lavori», se non altro per quello splendido concerto alla Carnegie Hall del settembre dell' anno precedente, che aveva entusiasmato non poco i critici tanto da riempire vorticosamente le pagine dei giornali. Inoltre, quel ritorno andava visto come un vero e proprio business-master-stroke , un colpaccio finanziario da far strabuzzare gli occhi un po' a tutti (addetti ai lavori compresi), proprio perché portato a termine da un «signor nessuno»: Pier Quinto Cariaggi. Il suo nome saltava fuori dalle cronache mondane come marito di quella Lara Saint-Paul (Silvana Savorelli Aregax) che un tempo aveva deliziato l'Italia con la sua ugola, e come manager da «imitazione» (sue sono quelle manifestazioni paranazionali e iterative come Miss Italia denominate La più bella d'Italia all'Idroscalo di Milano e l'Ambrogino d'Oro per bambini). Il nostro Cariaggi era riuscito a tagliare fuori tutti sulla dirittura d'arrivo (anche David Zard in persona) grazie a una proficua amicizia con Barbara Sinatra e con Milton Rudin, 66 anni, da oltre trenta procuratore del cantante.

A questo punto c'è un altro interrogativo a cui dare una risposta. Perché era sfumata la missione diplomatico-turistica? Volendo rispondere alla domanda l'analisi è bell'e conclusa. Perché le aspettative erano state deluse: ecco tutto. Ci si aspettava al seguito della carovana sinatriana nientedimeno che Lee Iacocca, il poderoso presidente della Chrysler, papabile in quegli anni alla Casa Bianca, e Gregory Peck, per citare solo qualcuno fra i membri più autorevoli di una sfilza di personalità americane di spicco, annunciate per il grande evento. Evidentemente la psicosi era ancora in atto, dilagante, mentre Milano - e l'Italia intera - aveva la febbre, o meglio, la «sinatrite acuta», per citare L'Espresso. Delirio giustificato, delirio ricompensato?

Al di là di quanto è stato detto sui retroscena di questo recital tenuto da Frank Sinatra dopo una pluriennale assenza nel nostro paese cerchiamo di vederci chiaro, se non altro per accertare se il delirio e l'affetto di oltre 20 milioni di persone siano gratificati da un altrettanto grande amore che Blues Eyes porta per la sua terra d'origine. Questo perché lo spettacolo non si può identificare soltanto con la musica - nonostante ogni classico standard ricordi un capitolo della sua vita - ma anche e soprattutto con «his way», con il suo modo di essere nella più mera totalità. Per fare ciò basta risalire ai suoi anni da adolescente, quando a scuola veniva additato come «bastardo di un italiano» e lui reagiva menando le mani. Tuttavia Frank non ha mai specificato se la causa della sua violenta reazione fosse quell'«italiano» o quel «bastardo».

Caso d'incoscienza adolescenziale, si potrà obiettare. Ma il vecchio Frankie si replica a molti anni di distanza, e qui alludo al caso Achille Lauro, quando un americano venne ucciso e il nostro governo si trovò pesantemente coinvolto nella vicenda. In quel clima teso, in un salottino al piano terra della Casa Bianca, si tenne un meeting: c'erano Ronald Reagan, un paio di giornalisti e un gruppo ristretto di amici vip. A un certo punto Frank Sinatra impostò la sua calda voce baritonale: «Se c'è una cosa per cui stimo i mi

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