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Musiche di Enrico Razzicchia.

Foto di Michele Acanfora

Allegoria dei musici dormienti
(Hyeronimus Maesh-Ghembrock, olio su 3 tavole incernierate, ciascuna cm.128 per 255)

Trittico commissionato dalla famiglia Termonde e destinato alla sua cappella privata nella cattedrale di St. Martin-de-Tours. Fu dipinto nel 1497, durante il soggiorno alle corte di Francia del maestro fiammingo, e si trova attualmente presso la KunstHalle di Amburgo. Purtroppo la pala centrale del trittico è andata distrutta a causa dell’incendio che nel 1943, durante i bombardamenti nazisti, devastò i laboratori di restauro del museo di Antwerp, presso cui si trovava. Siamo però in possesso di una fedele e attendibile ricostruzione dell’insieme di questa opera perchè essa fa da sfondo alla tela “L’assassinio della Verità”, dipinta da Johann Jakob Nissen nel 1897, che raffigura il celebre episodio di violenza accaduto per l’appunto nella cattedrale di St. Martin: l’artista, nel ricreare la scena, ha riprodotto fedelmente, sullo sfondo, il trittico nella sua integrità e con estrema precisione, testimoniando così la sua devozione al Maestro fiammingo proprio nel quattrocentesimo anniversario della realizzazione del sommo capolavoro; va anche aggiunto che, se non fosse per questo particolare, la tela del Nissen non sarebbe mai entrata nelle pagine della storia dell’arte, in quanto prodotto non certo geniale di un autore men che minore.
Da questa fonte apprendiamo quindi che nella pala centrale dell’”Allegoria dei musici dormienti” era raffigurato un probabile santo che non è stato possibile identificare secondo i canoni classici dell’iconografia. Alcuni studiosi ravvisano in questa immagine l’eventuale autoritratto del pittore: baffi neri, folta barba screziata di bianco, capigliatura dello stesso colore, non lunga, ma recante i segni di una pronunciata calvizie sulla sommità. La veste, una tunica rossa tendente al granata, presenta bordi gialli al collo e alle maniche; nella mano destra regge una penna. Ai suoi piedi giacciono due figure femminili dormienti con in mano rispettivamente un flauto a becco e una dulciana.
Nella pala di destra si vede S. Giovanni Esicaste (con sulle spalle la caratteristica pelliccia di volpe) che osserva, con sguardo incuriosito, un putto cantore visibilmente perplesso dalla lettura di una pergamena musicale di cui si intravede, nell’angolo che si offre alla vista, una notazione molto confusa; nella pala di sinistra si vede S. Giovanni Calibita (che stringe con entrambe la mani il fascio di ramoscelli d’abete) intento ad ascoltare una enigmatica suonatrice di viola da gamba dall’espressione rapita, ma dallo strumento privo di corde.

Il Despota delle Aurore (traccia 8)

UNA ANTICA COSMOGONIA

Quando ancora non esistevano il cielo e la terra, esisteva Chtos.
Egli era, prima di ogni entità. E non poteva divenire. Il suo desiderio però era grande.
In un tempo ancora incommensurabile, intorno a lui si propagava la sua volontà creatrice.
La prima Gerarchia Celeste fu la diretta emanazione di tale volontà.

Le Potenze della Prima Gerarchia generarono i Termini del Desiderio; ed essi i Cantici dell'Odio. Altre Gerarchie proliferarono dalla volontà di Chtos, e tutte sedettero intorno al suo corpo, inanimato ma vegetante. Si disposero secondo il modello concentrico dei petali della rosa e con la Nona Gerarchia, quella delle Potenze dell'Aria, il disegno fu completato. Quindi, fu l'ultimo dei figli di Chtos, il Despota delle Aurore, a generare il cielo e la terra: e dall'unione del cielo e della terra nacque l'uomo. Allora, solo allora, Chtos si placò.

Geloso di questo frutto estremo, il Despota delle Aurore tentò di distruggere l'involontario parto del cielo e della terra, questo essere insignificante della cui bellezza Chtos si era compiaciuto al punto di annullare la propria volontà creatrice.
Si accorse però di non potere nulla, poiché l'uomo non era sotto il suo dominio.
Da allora la rabbia del Despota delle Aurore si scatena sul mondo degli uomini. Egli é il padrone delle maree, il monarca delle tempeste, il signore incontrastato delle stagioni.

Alzate dunque il vostro lamento, uomini.
Offrite la vostra anima al Despota delle Aurore
attraverso il sacrificio dei vostri corpi.

O il sole potrebbe non sorgere più.

(Alfonso Ottobre)

Esecutori Limpidissimi Infiniti

Track 1 Ciascun vortice delle maree, per violino, pianoforte e nastro magnetico
Mauro Tortorelli, violino – Daniele Adornetto, pianoforte

Track 2 La tredicesima notte
Prisca Amori, violino – Luca Sanzò, viola – Francesco Sorrentino, violoncello – Daniele Adornetto, pianoforte – Marco Angius, direttore

Track 3 Allegoria dei musici dormienti
Trio chitarristico di Roma: Fabio Renato d’Ettorre, Marco Cianchi, Fernando Lepri

Track 4 Danzava con maniere sovraumane
Igor Caiazza, vibrafono – Giuseppe Mastrangelo, fagotto – Francesco Cuoghi, chitarra

Track 5 L’ombra è già in lei
Mauro Tortorelli, violino – Daniele Adornetto, pianoforte

Track 6 Scena notturna di Megalopoli, per 2 flauti e pianoforte
Paolo Rossi e Luca Bellini, flauti – Luciano Bellini, pianoforte

Track 7 I sette sigilli scarlatti, per quartetto a fiati
Gruppo di Roma: Giampio Mastrangelo, flauto – Dario Bellardini, clarinetto – Giuseppe Nola, corno - Giuseppe Mastrangelo, fagotto

Track 8 Il despota delle Aurore
Paolo Rossi, Flauto - Luca Bellini, flauto in Sol – Marta Giraldi, arpa – Giacomo Pecorella, violoncello – Stefania del Prete, voce e wind chimes – Enrico Razzicchia, chitarra - Luciano Bellini, pianoforte

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