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Biografia

I Cream furono un gruppo, tra i più innovativi della storia del rock britannico dei tardi anni sessanta, composto da Eric Clapton, John Symon Asher alias Jack Bruce (scomparso il 25 ottobre 2014 a Suffolk/UK a 71 anni) e Peter Ginger Baker.

Certamente, vista la grande porta­ta dell'eco musicale suscitata dal beat, non è possibile affermare che la musica blues suonata dai bianchi, il blues bianco appunto, possa essere considerata la grande scoperta o riscoperta del gusto musicale dei primi anni sessanta. È indubbio pe­rò che esso racchiude in sé tutte le caratteristiche principali della musica pop di quel periodo. La fucina di esperienze musicali che brucia nel periodo dell'after-beat di Londra, conta nei suoi crogioli vari elementi primari. II primo di questi elementi è il blues americano, quello che vide le sue stars degli anni cinquanta illu­minare le fantasie e le immagini oniriche di milioni di ragazzi. Entra­to prepotentemente nel Regno Unito, esso muta il suo schema tradizionale in uno nuovo: lo stile britannico . II blues subisce quindi un processo rinnovativo a contatto con l'am­biente culturale che si respira nell’Inghilterra di quegli anni. Un fat­tore primario si evidenzia sugli altri: è suonato dai bianchi. La sua caratteristica peculiare, che è quella di appartenere per tradizione e per cultura alla gente di colore, crea però vari problemi a coloro che decidono di intraprende­re la nuova strada. Si levano voci da più parti, in special modo dalla critica più tradizionale, che si chie­dono: è possibile per dei bianchi suonare il blues, penetrare nella sua quintessenza? Questi aforismi finiscono anche per influenzare il mercato discografico che rifiuta di aprire le sue porte al nuovo blues, il quale a sua volta è costretto a rifugiarsi nell'underground delle innumerevoli cantine fumose e cariche di birra. Qualcuno fedele ad una rigorosa imitazione dei vecchi bluesmen, riesce però ad affacciarsi sulla scena: John Mayall. Alla sua scuola e fra le file dei suoi gruppi passarono tutti i musi­cisti che di lì a poco, per un verso o per l'altro, avrebbero calcato e rin­novato le strutture del blues di quegli anni. Fra questi anche Jack Bruce ed Eric Clapton, le colonne portanti di quello che di lì a pochi anni sarebbe stato uno dei primi supergruppi della musica rock: i Cream. Infatti, pur essendo riuscito un personaggio come Mayall a imporsi all'attenzione del pubblico e dei mass-media, rimanevano con­temporaneamente emarginati, dalla stampa e dalle multinazionali del vinile, una moltitudine di artisti e di piccoli gruppi che cercavano di imporsi nel nome del blues bianco o del rinnovamento artistico. I Cream furono i primi a rompere l'accerchiamento che stampa ed organi ufficiali della musica avevano creato intorno a questi tentativi innovativi, riuscendo a rendere attuale ed accettato il blues bianco introducendovi al contempo la sperimentazione e le possibilità innovative del pop.

Il nucleo del gruppo era compo­sto da due allievi di Mayall: Eric Clapton, l'unico che abbia avuto a quei tempi la possibilità di scrivere il suo nome accanto a quello del maestro sulla copertina di un di­sco (Bluesbreakers-John Mayall with Eric Clapton) e Jack Bruce, bassista. Fuoriusciti dal gruppo i due si unirono a Ginger Baker per formare i Cream, il pri­mo supergruppo pop-rock della storia della musica contemporanea. I tre avevano alle spalle una cer­ta esperienza musicale. Jack Bruce (nato nel 1943), era passato tra il 1963 ed il 1966 attraverso le file dei maggiori complessi blues londi­nesi, dalla Graham Bond Organisa­tion a Manfred Mann fino ad appro­dare ai Bluesbreakers; Peter Gin­ger Baker (nato nel 1939) prima di arrivare alla batteria, aveva suo­nato la tromba per molti gruppi di jazz come le band di Acker Bill e Terry Lighfoot. Quindi era passato, nel 1962 a sostituire Charlie Watts nei Blues Incorporated di Alexis Corner e nel 1963 nelle file della Graham Bond Organisation dove era rimasto fino al 1966. Eric Clap­ton (nato nel 1945), aveva forma­to il suo primo vero gruppo nel 1963: i Rooster, affascinato dall’ondata blues aveva fatto parte fra il 1963 ed il 1966 della line-up di numerose band di grosso nome come Engineers, Yardbirds e Bluesbreakers.

Storia

Il loro disco di esordio uscì alla fine del 1966: Fresh Cream. L'al­bum, edito dopo una trionfale partecipazione del gruppo al Festival di Windsor nel 1966, denota un tenta­tivo di espandersi nelle direzioni dove il blues era ancora re e l'improvvisazione regina. Accanto a rivisitazioni di canzoni appartenenti alla storia del blues, come I'm so glad di Skip James, Four Till La­te di Robert Johnson, Rollin' and Tumblin' di Muddy Waters e Spoonful di Willie Dixon; com­pletano Fresh Cream composizio­ni di Bruce e Brown. Per quanto riguarda un discorso sull'improvvisazione, che di lì a poco sarebbe divenuta marchio registrato della premiata macchina Cream, pur es­sendo rilevante, essa non era la componente principale del disco, ma allo stesso tempo più che sufficiente per dimostrare la grande potenziali­tà del gruppo. Era già evidente che per l'epoca i Cream erano qualcosa di molto speciale; non a caso il loro raggio di azione spaziava libe­ramente, tra il recupero di un blues a livello pressoché accademico e le originali composizioni firmate da Jack Bruce e Pete Brown. Speciale, pur senza essere particolare ed in­novativa per quei primi anni sessan­ta, era anche la sezione strumentale composta dal celebre trio di chitar­ra, basso e batteria; era incredibile che un trio fosse in grado di create una musica ricca di un'atmosfera che, pur permeata di blues, conte­nesse una vivacità e una freschezza tali da riuscire a svincolarsi dalle immancabili classificazioni da etichetta. Tutto ciò che nell'album di e­sordio il gruppo lascia intendere in potenzialità, si trova realizzato in Disraeli Gears, uscito nel 1967; qui il blues è ormai ghirlanda in margine a tutto il contesto musicale che lo accompagna. Le linee melodiche si straniscono fino a diventare acide. La psichedelia nascente influenza il gruppo anche per quel che riguarda la realizzazione grafica della cover: un lavoro firmato da Martin Sharp, che già si era distinto per delle splendide grafiche apparse sulla ri­vista (underground) Os . Anche la produzione respira aria nuova sotto la fertile mente del newyorkese Fe­lix Pappalardi. Per quanto riguarda le songs, la coppia Bruce / Brown continua a rivelarsi affiatata ed a­datta al lavoro del gruppo, ma ac­canto alle loro sono presenti anche una coppia di composizioni di Cla­pton; una con il testo di Sharp, l'altra scritta in collaborazione con Pappalardi e la moglie Gail Collins. Nell'album due brani, Sunshine of Your Love e Swlabr (il titolo fu ottenuto prendendo le lettere inizia­li di quello che doveva essere il titolo originale della canzone e cioè She Was Like A Bearded Rain­bow), evidenziarono la nuova strada musicale intrapresa da Jack Bruce, che di lì a poco fu etichetta­ta come heavy riff . Tutto questo venne recepito dalla gente, tanto che l’audience del gruppo di estende fino a trainare l'album nelle prime posizioni delle classifiche (l'unica cosa che a di­stanza di tanti anni è rimasta im­portante), grazie anche ai gigante­schi tour di concerti che portarono i Cream a suonare in mille angoli della terra. Da quel momento ogni LP del gruppo vendette sopra il milione di copie. Ma fu il loro terzo lavoro, il doppio Wheels of fire, che li consa­crerà alla leggenda, che li indicherà come uno dei gruppi leader del na­scente pop, che farà sì che il nome Cream entri nelle enciclopedie mu­sicali. Lungo le quattro facciate lo stile si snoda sicuro, conscio di far parte ormai di un'epoca, su lunghis­sime tirate di basso chitarra che fe­cero impazzire tutta una generazio­ne di giovani fans e musicisti. Una delle caratteristiche che distinse i Cream da qualsiasi altro gruppo di quel periodo fu senza dubbio il fat­to che tutti e tre i componenti del gruppo suonavano liberamente, sen­za costrizione; questa libertà viene esaltata nelle facciate di Wheels of fire registrate dal vivo; la carica trascinante che il gruppo riusciva a donare al pubblico durante i concerti è riportata interamente in questo disco; rimane ad esempio famosa la versione di Spoonful che copriva quasi per intero la terza facciata. Accanto a questo però il long playing mostrava anche le pri­me corde tirate del connubio fra i tre artisti: la parte live è testimonianza del fatto che i concerti dati dal gruppo erano stati tanti, forse troppi. In alcuni punti, anche dove la chitarra di Clapton sembra dare l'impressione di essere tirata per i capelli, si ha la netta sensazione di assistere ad un lavoro di routine, perfetto e professionale finché si vuole, ma privo di felici invenzioni. Il gruppo si accorge di tutto questo; infatti la sperimentazione, la innovazione erano le caratteristiche peculiari e basilari sulle quali erano state poste le fondamenta del fortunato sodalizio, che con una coraggiosa decisione (visto che la commercialità era assicurata) si scioglie. Il concerto di addio, dato a Londra il 26 novembre del 1968, fu commovente. La gente accorse in massa per salutare coloro che avevano creato il suono inglese pop degli anni sessanta. Per ragioni di contratto il trio dovette in ogni caso assolvere l'incombenza di preparare un quarto disco; quello dell’addio o meglio dell'arrivederci: Goodbye. In questo loro ultimo album ri­salta la vera ragione della separa­zione di Bruce, Clapton e Baker: la povertà di materiale che i tre pote­vano incidere su vinile. Infatti la presenza di soli tre pezzi nuovi in un 33 che segue un LP live dimo­stra come ormai le tendenze musica­li dei tre erano lontane anni luce l’una dall'altra così da costringerli ad un continuo recupero del passato. Tutto ciò è stato poi chiaramente dimostrato nel corso delle carriere solistiche dopo lo scioglimento. Un altro motivo della separazione va ricercato nel fatto che a differen­za di altre formazioni, che calcavano le scene nel medesimo periodo ed erano composte da adolescenti (per i quali il fatto di suonare era sem­plicemente un altro dei modi possibili di stare insieme e divertirsi), i Cream erano tre uomini adulti che avevano deciso di suonare insieme per mestiere. Quindi, arrivato il momento in cui il feeling delle loro composizioni non era più accettato all'unanimità, ecco che subito venivano a cadere tutte le possibilità di rimanere uniti. Probabilmente contribuì a spez­zare un filo già teso, anche la gran­de, gigantesca mole di impegni di cui i Cream si gravarono per rag­giungere il successo, primi fra tutti i tour americani pieni di centinaia di date: furono probabilmente i concerti americani a lanciare il gruppo in testa alle classifiche e ad esportarli su tutti i mercati disco­grafici del mondo, ma verosimil­mente allo stesso tempo furono la macchina che logorò e sgretolò fisi­camente e psichicamente i tre arti­sti. I tre non suonarono insieme di nuovo fino al 1993, quando i Cream furono introdotti nella Rock and Roll Hall of Fame e si esibirono alla cerimonia di premiazione. Il gruppo si è poi riunito nel maggio 2005 per una serie di quattro show alla Royal Albert Hall, proprio dove avevano tenuto il loro concerto di addio nel 1968. Il 24, 25 e 26 ottobre 2005 altri show si sono svolti al Madison Square Garden.

Poche altre formazioni possono affermare di aver influenzato la mu­sica di un' epoca in soli tre anni. Infatti sono pochi i componenti del­le line-ups tutt'oggi in voga che possono dire di non essere stati influenzati in qualche modo dai Cream. Essi vantano nella storia del rock diversi primati: di essere stati i primi ad incidere un doppio al­bum con brani inediti (in quel periodo ogni LP era soltanto un assemblaggio dei 45 giri più riusciti dell'artista, così da poter contare già all'uscita su brani presenti nelle classifiche); di aver compilato per primi un disco le cui canzoni supe­rarono abbondantemente la soglia dei tre minuti cari all'industria di­scografica dei primi anni sessanta; di essere stati ancora i primi a rag­giungere in studio come sul palcoscenico un grado di improvvisazione musicale fino ad allora sconosciuto. È indubbio che la critica musicale si sia lasciata sfuggire più volte giu­dizi fin troppo favorevoli nei loro confronti, anche in occasioni in cui non c'era bisogno di essere teneri, ma questa sopravvalutazione va considerata anche come il giusto ri­conoscimento di un nuovo modo di intendere la musica, in special mo­do per quanto riguarda le esibizioni dal vivo che da sempre sono lo specchio dell'anima di ogni band che si voglia considerare tale. La numerosa genia degli imitatori che seguì lo scioglimento dei Cream deve far riflettere anche sulla eco che il loro lavoro lasciò alle spalle.

Formazione

* Eric Clapton - chitarra e voce
* Jack Bruce - basso e voce
* Ginger Baker - batteria

Discografia

* Fresh Cream - 1966
* Disraeli Gears - 1967
* Wheels of Fire (live) - 1968
* Goodbye - 1969
* Live Cream vol. 1 (live) - 1970
* Live Cream vol. 2 (live) - 1972
* Royal Albert Hall, London, May 2-3, 5-6, 2005 (live) - 2005

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