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Biografia

  • Data di nascita

    1980 (età: 38)

  • Luogo di nascita

    Melbourne, Victoria, Australia

Così come quella esistenziale (lasciare l’Australia per stabilirsi in Islanda), anche la scelta artistica di Ben Frost può essere considerata coraggiosa quanto azzeccata. Sperimentatore dal passato pop, Frost pubbica il suo nuovo disco, Theory of Machines, accompagnandolo, come da copione, a divagazioni intellettualoidi imprescindibili in una scelta sonora come la sua. La sua elettronica è diversa dalla musica concreta moderna di Matmos e Amon Tobin. Le cinque lunghe tracce del suo album contengono pochi suoni campionati o decontestualizzati. Il suo approccio al laptop è piuttosto quello di ardite sperimentazioni sugli effetti applicati a loops ritmici con qualche contrappunto noise di chitarra, portati alle estreme conseguenze con gusto e raffinatezza.

A tratti più estremo di Fennesz, altre volte più quieto di Alva Noto, Ben Frost mette a segno un disco di rara bellezza, capace di insinuarsi nella nostra quotidianità con le stesse intenzioni (mantenute) della Ambient di marca Eno.

Chi lo conosce per la sua esperienza col gruppo School of Emotional Engineering o per il suo primo album solista (Steel Wound, 2003) s’accorgerà, ascoltando questo nuovo disco, di quanto Ben si sia evoluto in un mondo apparentemente glaciale come quello dell’avanguardia informatica.

Tra incubi notturni, pervasi qui e la da lampi fluorescenti come nell’iniziale title track, battiti elettronici simili a ritmi cardiaci ansiogeni e scostanti (Stomp, Coda) ed un giusto tributo ad un maestro (We love you Michael Gira), l’album raggiunge il suo momento più poetico nella conclusiva Forgetting You Is Like Breathing Water nella quale appare definitivamente evidente quanto dichiarato nelle note di copertina dall’autore, ossia la presunta vitalità delle macchine e della loro anima. La magniloquente apertura sinfonica del pezzo ha radici in Igor Stravinskij e ramificazioni in Gavin Bryars a dimostrazione del fatto che anche l’essere più razionale come il computer talvolta può concedersi il lusso di diventare sentimentale e romantico.

Un disco con divagazioni dark tra soffi di musica contemporanea che si adagia con educazione e rispetto tra i dischi elettronici più belli della stagione.

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