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FOLKCLUB ETHNOSUONI ES 5375, 2008 – FOLK CONTEMPORANEO/ITALIA

“…confido nell’equipaggio. Quello che resterà di me, non deve essere necessariamente la mia persona”. È con queste parole energiche e struggenti al tempo stesso che Sten Nadolny (da La scoperta della lentezza) fa dire a Lord Franklin, che Licia Consoli Leopizzi ha scelto per accompagnare la ristampa di “The far coasts of Sicily”, che avviene a un anno esatto dalla repentina e prematura scomparsa di Giuseppe Leopizzi, chitarrista e arrangiatore, fondatore negli anni Ottanta degli Aes Dana. Lord Franklin è l’eroe dell’omonima folk ballad che Giuseppe aveva interpretato sin dal primo concerto del gruppo e riproposto in versione strumentale nella sua ultima produzione discografica Gelkamar. “The far coasts of Sicily”, pubblicato nel 1987 dall’etichetta Hi Folks! Records, meritava certamente una nuova circuitazione per molti motivi. In questo primo disco della formazione siciliana, infatti, si esprime appieno la poetica musicale tutta particolare che poi, anni dopo, si sarebbe concretizzata in quel piccolo capolavoro che è Frontiera, del 2003. E c’è soprattutto, la passione che ha animato sempre Giuseppe, la passione per la chitarra e le atmosfere celtiche, scaldate dal calore mediterraneo che portava inevitabilmente in sé. Non possiamo che ricordare con affetto l’entusiasmo con cui Leopizzi sapeva combattere l’isolamento di un fingerpicker che, e non erano ancora tempi di poste elettroniche e internet, viveva in una terra quantomeno indifferente e lontana da quasi tutto, di un compositore e arrangiatore dotato di molte idee nuove per l’Italia, costretto a cercarsi gloria oltreoceano, come conferma il prestigioso primo posto ottenuto all’ USA Songwriting Competition, in Florida, nel 2002. In Far Coast… & Lost Tracks, oltre a essere riproposto integralmente il primo disco degli Aes Dana vengono pubblicati alcuni inediti, tra cui la versione live di Lord Franklin cui Giuseppe era molto legato, e che oggi –purtroppo- risuona come un epitaffio postumo. Ricordiamo la stima enorme che il nostro fondatore e maestro, Paolo Nuti, riponeva in lui e con quanta attenzione e disponibilità lui la ricambiò, impegnandosi a fondo nel progetto Folkitalia, nel quale anche questa rivista mosse i primi passi. Un anno fa, con Giuseppe, molti sogni hanno cessato di esistere: questa ristampa, per chi l’ha conosciuto e soprattutto per chi non ha avuto questa fortuna, ci consente di poterli rivivere a occhi aperti, e non più umidi di pianto, come certamente lui non li avrebbe voluti. So long, Giuseppe: se oggi le coste della Sicilia sono più vicine al mondo, lo dobbiamo anche a te.

Roberto G. Sacchi

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