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John William Coltrane (Hamlet, 23 settembre 1926 – New York, 17 luglio 1967) è stato un sassofonista statunitense.

Sassofonista tra i piú grandi della storia del jazz, ha sicuramente lasciato un segno profondo nel tessuto di questa musica. “Trane”, come fu anche soprannominato per il suo irruento fraseggiare, è stato uno dei piú importanti innovatori del jazz degli anni sessanta, ponendosi come cerniera tra la poetica del bebop e la rivoluzione del free jazz.

Il pensiero musicale di Coltrane, colto nelle diverse fasi della sua evoluzione, ha creato folle di proseliti e di imitatori tutt'oggi attivi sui più disparati palcoscenici del mondo. Il passaggio - breve ma intenso - di questo grande musicista sulla scena del jazz ha marcato un profondo divario tra la musica degli anni cinquanta e quella degli anni seguenti: in appena un secolo di storia, il jazz si è trasformato da musica popolare in musica colta.

Unico figlio di John Robert Coltrane, sarto e con l'hobby della musica (suonava l'ukulele e il violino) e di Alice Blair, crebbe con la cugina Mary a High Point. A dodici anni perse il padre, seguito da altri lutti familiari. A tredici anni entrò nella banda dei boy scout come clarinettista e al liceo iniziò a suonare anche il sax contralto.

Nel 1943 si diplomò e si trasferì in cerca di lavoro a Philadelphia, frequentando la "Omstein School Of Music". Nel 1945 svolse il servizio militare alle Hawaii, come clarinettista della banda militare della Marina. Tornato a Philadelphia, nel 1946, entrò nel gruppo di Joe Webb e quindi in quello di Eddie Vinson, passando al sax tenore e dedicandosi al rhythm and blues. Nel 1948 entrò a far parte dell'orchestra dell'Apollo Theatre di Harlem a New York. A Philadelphia suonò ancora con i fratelli Heath, con Cal Massey, con Howard McGhee, con Mike Patton e con l'orchestra di Dizzy Gillespie, in cui suonava il sax contralto. Nel 1951 l'orchestra si trasformò in un settetto e Coltrane passò nuovamente al sax tenore: con questa formazione registrò il primo pezzo a Detroit il 1 marzo.

Nel 1952 entrò nel gruppo di Earl Bostic e nel 1953 iniziò ad avere problemi con il consumo di eroina, a causa della quale viene licenziato dal gruppo di Jonny Hodges.

Nel 1955 si sposò con Juanita Grubbs (Naima) e iniziò a collaborare con Miles Davis.

Quando Rollins tornò a ritirarsi dalla scena, come faceva di tanto in tanto, Davis dovette trovare un sostituto. Philly Joe Jones convinse Miles a chiamare Coltrane per un provino. Davis, all'inizio non era entusiasta, perché aveva ascoltato Coltrane anni prima in una sessione con Rollins che era stato nettamente superiore. Dopo il provino, peró, ne fu impressionato. Coltrane sapeva tutti i brani, teneva anche i tempi velocissimi, aveva un'esecuzione fluida, armoniosa, senza intoppi.
Coltrane si comportò come sempre: sfruttò l'occasione di incontro con un collega più esperto per fargli mille domande. Davis era un uomo che guardava la realtà con occhio lucido, disincantato, talora cinico. Era privo di autentica fede religiosa, in fondo anzi diffidava delle religioni.

Nell'organizzare la sua musica non diceva nulla, non spiegava niente a nessuno, manteneva il segreto sulle strutture, sulle soluzioni armoniche, su tutto. Spesso dava le spalle al pubblico per inviare, non visto, segnali gestuali ai suoi. Oppure sussurrava loro all'orecchio.
La musica di Davis si offre all'ascolto come un oggetto sonoro liscio, perfetto, senza cuciture visibili, che non si può capire e smontare. Coltrane, al contrario, aveva una visione del mondo intrisa di irrazionale: divorava libri su qualunque argomento che non fosse scientifico, e talora anche libri di scienza, che comunque leggeva come se fossero libri sapienziali. Però in musica era concreto, pragmatico, materialista: di ogni nota, accordo, progressione, voleva sapere che cos'è, come si fa, come si chiama.
Non sorprende che i due, a prima vista, non si siano amati. Queste incongruenze di carattere infastidirono tantissimo Coltrane, al punto che decise di andarsene. Intanto il quintetto di Davis aveva firmato impegni per l'autunno e Davis dovette quasi pregare Coltrane di tornare. Il 26 ottobre 1955 il quintetto di Davis con Coltrane entrò in sala di incisione e incise per la Columbia quattro pezzi, "Ah-Leu-Cha" "Two Bass Hit", "Little Melonae" e "Budo", usciti poi sparsi in vari dischi. Essi aprono una serie aurea di incisioni per Columbia e Prestige Records effettuate nell'arco di un anno esatto: l'ultima è del 26 ottobre 1956. L'eleganza sembra essere la caratteristica principale di questo quintetto: tutto è liscio, piano, basso e batteria sono fusi in tutt'uno, il ritmo è elastico e incalzante, mai la minima sensazione di sforzo è avvertibile.
La sensazione di unità espressiva era dovuta sia alle ripetute prove sia all'affiatamento. Ogni pezzo era arrangiato con cura, ma l'arrangiamento è nascosto, spesso consiste di piccoli scintillanti tocchi isolati: una nota, un accordo del piano, un frammento melodico interpolato. Altri meccanismi sono più complessi, ma non meno nascosti al pubblico. In brani come "If I Were A Bell" e "I Could Write A Book", i solisti possono allungare a piacere l'ultimo giro armonico, e avvisano di ciò la ritmica usando come segnali d'avvertimento piccoli frammenti del tema, nascosti nell'assolo. Per far questo occorrono sicurezza e affiatamento assoluti. Una volta messi a punto e interiorizzati i meccanismi, essi dovevano poi suonare tutto d'un fiato, senza pensarci. Nelle sedute dell'11 maggio e del 26 ottobre 1956, Davis fece suonare un'ora e mezza di musica di seguito, senza rifacimenti, come fosse una serata in club. Ne uscirono ben quattro dischi (Cookin', Relaxin', Workin' e Steamin') di incantevole freschezza.
In queste registrazioni si può notare la cura di Coltrane nell'esplorazione del giro armonico del brano: egli lo scavava, lo esplorava, lo sviscerava con foga, quasi con accanimento. Nelle prime incisioni il suo fraseggio è ancora tanto costruito con cura quanto banale. L'assolo in "Budo" è perfetto: mai una coda sciatta, una frase interrotta a mezz'aria. Una simile perfezione colpì l'attenzione di Miles Davis che cercava proprio questo. Il lungo assolo in "Oleo" è addirittura stupefacente: una continua, ininterrotta ghirlanda di frasi. In realtà, però, Coltrane aveva ben altro in mente: in un assolo come quello su "Woodyn' You", specie là dove il pianoforte tace lasciandolo indisturbato nelle sue ardite esplorazioni armoniche, egli non appare più intento a intrecciare ghirlande. Nel suo solismo inizia a fare capolino una nota lamentosa, sforzata, unghiuta, che contrasta in pieno con il solo di Davis. I primi ascoltatori ne furono sorpresi, e si divisero. Alcuni furono subito toccati dal timbro di Coltrane. Vi avvertivano una tensione, un'ansia di esprimere, un grido interiore, che travalicavano la corretta formalità delle frasi. Trasformatosi da quintetto in sestetto, la band di Davis iniziò le sue sperimentazioni nell'ambito dell'improvvisazione modale con l'album Milestones, del 1958 e toccò il culmine della sua lunga stagione con l'album Kind of Blue, inciso nel marzo del 1959. In esso, Miles Davis compì un altro passo in avanti sulla strada dell'improvvisazione modale. Per ottenere il massimo di spontaneità dai suoi musicisti, li convocò senza preparazione, e nello studio mostrò loro gli schemi dei pezzi con l'indicazione di semplici scale. Niente accordi. Ne risultò una musica dalle forme e dalle linee purissime.
Uno dei cinque brani, "So What", sarebbe entrato stabilmente nel grande repertorio del jazz, diventando la bandiera del movimento modale. "Blue In Green" è una ballade astratta. In "Flamenco Sketches", un pezzo in cui Davis sperimentò una struttura molto ardita, gli esecutori ebbero solo l'indicazione di cinque scale, da suonare nell'ordine, nient'altro. Il numero di battute è ad libitum, e non è spiegato con quale criterio gli improvvisatori passassero da una scala all'altra. L'assolo di Coltrane è di grande bellezza. C'è un attimo di panico nel momento in cui egli insiste a improvvisare sulla quarta scala (la scala flamenco) e rinvia il passaggio alla quinta scala, prendendo in contropiede Bill Evans. Queste strutture, di lunghezza variabile, furono impiegate da Coltrane nel successivo sviluppo della sua musica.

All'inizio del 1959 Coltrane non aveva ancora un gruppo fisso. Ma in questo anno incise sette dischi, tra i quali Kind of Blue e Giant Steps.
Quest'ultimo album segna, per così dire, il punto di inizio della ascesa musicale di John Coltrane. La formazione che entrò in sala di registrazione al fianco del tenorista è la seguente: Tommy Flanagan al piano, Art Taylor alla batteria, Paul Chambers al basso. Il titolo Giant Steps è a doppio senso. Coltrane allude non solo alle scoperte che va facendo di giorno in giorno, ma anche ai paurosi salti che l'improvvisatore deve affrontare di continuo durante l'esecuzione del brano omonimo. L'assillo del bebop è sempre stato quello di affrontare le difficoltà del giro armonico. La difficoltà principale consiste nella modulazione da una tonalità all'altra: essa costringe il musicista a cambiare scala, a cambiare la scelta delle note, cambiando all'istante il suo pensiero musicale. Il salto più ostico è quello fra tonalità a distanza di terza maggiore: ad esempio Si e Re# (pensato enarmonicamente come Mib), oppure Si e Sol, oppure Mib e Sol. Le tre tonalità maggiori citate sono proprio quelle che si alternano in Giant Steps. Esse sono alla stessa distanza tra loro, come i vertici di un triangolo equilatero. Il giro armonico di Giant Steps passa di continuo, velocissimo, dall'una all'altra sia in un senso (Si - Sol - Mi bemolle) che nell'altro (Sol - Mi bemolle - Si), e l'improvvisatore non fa a tempo a pensare in una tonalità che già deve passare all'altra, e poi all'altra ancora.
Le tre tonalità sono collegate tra loro utilizzando le cadenze costruite sull'accordo di settima di dominante. In questo modo il salto tra la tonalità di si maggiore e quella di sol maggiore, che si trovano alla distanza di un intervallo di sesta minore , è ridotto. Infatti dopo l'accordo di si maggiore, per cadere in sol maggiore, viene usato l'accordo di re settima, cioè l'accordo di settima di dominante che cade sull'accordo di sol maggiore. Allo stesso modo, per passare dall'accordo di sol maggiore a quello di mi bemolle maggiore bisogna passare all'accordo intermedio di si bemolle settima, cadenza per il mi bemolle maggiore. In questo modo si comprende che il "giant step" è quello che intercorre tra l'accordo di si maggiore e quello di re settima, cadenza per il sol maggiore. Si tratta di un intervallo armonico di terza minore: si maggiore - re settima. A questo punto è comprensibile che il sistema usato da Coltrane per costruire il proprio triangolo armonico deriva dalle sostituzioni dei tritoni. Infatti il tipico turnaround C - A-7 - D7 - G7 può essere sostituito così: C - Eb7 - Ab7 - Db7. Ciò significa che l'intervallo armonico di terza minore era già usato. Coltrane lo ha sviluppato nel modo descritto per collegare le tre tonalità di si, mi bemolle e sol maggiore.

Il ciclo degli accordi di "Giant Steps" può anche essere pensato come un tournaround, o una modulazione. Infatti questo giro armonico può essere utilizzato come sostituzione del normale II-V-I. Ecco la spiegazione. Il tipico II-V-I (es: Re minore - Sol settima - Do settima maggiore) viene così sostituito (due accordi per misura): Re minore, Mi bemolle settima - La bemolle settima maggiore, Si settima - Mi settima maggiore, Sol settima - Do settima maggiore.

Il dato tecnico è tuttavia finalizzato al senso musicale e filosofico dell'opera. Per Coltrane, la scoperta del triangolo Si - Sol - Mi bemolle non poteva non avere un senso numerologico. Esso da questo momento fa capolino in molti altri brani, da "Countdown" a "But Not For Me", a "Central Park West", e perfino a "Body and Soul". La magia del numero assume in Giant Steps forme ricorsive: raffigura un Eterno Ritorno. Coltrane girando vorticosamente dentro questo cerchio prende il volo, e porta a termine un capolavoro di trionfante, inarrestabile forza ascensionale. Gli altri brani del disco non sono molto inferiori. "Countdown" applica il triangolo di "Giant Steps" a un giro armonico ("Tune Up" di Miles Davis), a una velocità ancora maggiore: sono due minuti di materia sonora superdensa, che a causa di tale densità è un poco meccanica, ma è nondimeno di formidabile impatto. Gli strumenti entrano uno alla volta, batteria - sax - piano - basso; quando entra l'ultimo si espone il tema, e il pezzo è finito. Negli altri brani, Coltrane fa continuo uso di pedali, in maniera assai varia: in "Spiral" e nel tenero "Naima" un unico pedale al basso lega tra loro accordi diversi. "Naima", con la sua melodia breve e commossa, divenne ben presto un classico del jazz.

Nel 1960 Coltrane forma il suo primo quartetto: vi figurano il pianista McCoy Tyner ed il batterista Elvin Jones che, con il suo drumming possente e l'innovativo approccio ritmico, influenzerà notevolmente la musica del sassofonista. Elvin Jones non si limita a tenere lo swing ma interagisce costantemente con il solista, fornendogli un tappeto ritmico fitto ed incastrato, dal quale in ogni momento si possono derivare spunti per l'improvvisazione.
A partire dal 1961, al posto del contrabbassista Reggie Workman, subentra Jimmy Garrison. Fino a questo momento la maggiore preoccupazione di Coltrane era stata quella di approfondire l'armonia e lo studio degli accordi. La sua profonda smania perfezionista lo aveva condotto ad una assoluta padronanza tecnico-armonica. I soli incisi con il gruppo di Miles Davis, quali ad esempio "Oleo", "Straight no Chaser", come i contemporanei soli suonati su "Moment's Notice", "Countdown", "Giant Steps", rispecchiano la sua raggiunta perfezione.

Da qui in avanti Coltrane prende coscienza del significato da dare alla propria musica ed inizia la ricerca delle radici e delle origini del jazz, inteso anche come espressione musicale di un popolo, cui egli sa di appartenere. Aspira all'universalità della propria musica, perché ognuno possa comprendere il suo messaggio. Da questo momento Coltrane cessa di essere solamente un formidabile solista e diventa un grande musicista ed un importante innovatore.

Studia la musica modale suonata nel mondo: in Africa, in India, in Spagna, in Cina. Nascono brani come "Liberia", "Venga" "Jaleo", "India", "Brasilia" etc. Inoltre, su incitamento di Miles Davis, intraprende lo studio del sax soprano con cui incide "My Favorite Things" (1960. In questo brano il pianista suona accordi ribattuti, creando un sound ipnotico. Su questo tappeto spicca il soprano di Coltrane somigliante in certi registri a un oboe, e spesso orientaleggiante, grazie all'impiego di certi intervalli cromatici come quelli contenuti nella scala orientale. In altri momenti del solo, il sax riproduce sonorità mistiche tipiche della musica indiana. L'entrata nel gruppo di Elvin Jones, al posto di Billy Higgins, fu decisiva. Infatti, uno degli aspetti più importanti del gruppo consiste nell'affiatamento tra pianoforte e batteria, ed il loro incontrarsi in determinati punti del brano in modo da creare cicli ritmici, simili a quelli della musica africana. Elvin Jones è considerato, per la sua concezione poliritmica, uno dei massimi batteristi del jazz.
Il disco successivo è Coltrane's Sound (1960) in cui è eseguita una memorabile versione di "Body and Soul", arrangiata utilizzando un movimento cromatico ascendente e discendente della tonica dell'accordo minore attraverso la settima prima maggiore e poi minore. Altrettanto interessante è l'accompagnamento alternato tra accordi per quarte e accordi con la quinta aumentata a distanza di tono, che creano un'interessante tensione risolta poi sugli accordi dell'inciso. Questi momenti di tensione e distensione sono stati il tappeto ideale per Coltrane, che amava spesso suonare anche brani tonali in maniera modale con lunghi pedali di tonica o dominante sfocianti in un inciso ricco di aree tonali. Di questo contrasto si avvalse chiaramente lo stesso McCoy Tyner (ad esempio, in "The night has a thousand eyes") dove le prime otto battute vengono suonate su un pedale di dominante ed il resto degli accordi seguono le più classiche progressioni II-V- I.
Altro disco della stessa formazione è Coltrane plays the blues (1960). In questo album sono dedicati un blues a Sidney Bechet ed uno allo stesso Elvin Jones. In due brani, "Mr. Day" e "Mr. Sims", McCoy Tyner non suona. L'omissione del pianoforte della ritmica abituale consente a Coltrane di creare una nuova dimensione di spazio, di libertà armonica e melodica. Nel maggio del 1961 Coltrane incide Olé Coltrane, disco in cui si nota l'accostamento alla musica modale spagnola. In questa occasione, alla formazione di base, si aggiunsero Eric Dolphy al flauto e al sax contralto, e Freddie Hubbard alla tromba.

Sempre nel 1961, Coltrane cessa la sua collaborazione con l'etichetta Atlantic e inizia a incidere per la casa discografica Impulse!. Il primo disco della nuova casa discografica fu Africa Brass. Qui i brani sono tutti modali e la formazione è la stessa di Olè Coltrane, soltanto con l'aggiunta dell'orchestra. Un altro disco inciso per la Impulse! è Live at Village Vanguard del novembre 1961. Anche qui l'atmosfera dei brani è modale, soprattutto in "Spiritual", dove ad Elvin Jones, Reggy Wolkman e McCoy Tyner, Coltrane affianca Eric Dolphy al clarinetto basso. Il disco comprende alcune registrazioni realizzate dal vivo nel mitico Village Vanguard. Dall'ascolto di queste si nota che i temi e gli arrangiamenti sono ridotti all'essenziale, e l'improvvisazione risulta dilatata al punto da durare anche quindici minuti. I brani del disco sono costruiti sulla forma blues, oppure su uno o due accordi. Infatti, queste registrazioni rispecchiano pienamente la concezione modale di Coltrane in quegli anni. Dall'ascolto si può capire anche la differenza tra la musica dal vivo e quella realizzata, da Coltrane, negli studi di registrazione. Nelle performance in pubblico gli assoli vengono eseguiti con totale abbandono, senza limiti di durata e, nonostante questo, non risultano di difficile ascolto. Si crea un flusso di energia musicale che non si riscontra nelle sedute in studio. In molti brani, registrati dal vivo, si nota sia l'assenza del pianoforte che quella del contrabbasso, lasciando Coltrane in lunghi dialoghi con il batterista Elvin Jones. L'album successivo fu Impressions dell'aprile 1963, registrato, anch'esso, al Village Vanguard nei due anni precedenti. Risale, infatti, al novembre del 1961 "India", che rappresenta una delle più importanti incisioni di Coltrane.
Il brano è costruito interamente su un pedale di sol. McCoy Tyner non interviene quasi per nulla, dando spazio ai virtuosismi orientaleggianti e ai sovracuti del sax soprano di Coltrane. L'avvenimento più rilevante, in questo disco, è l'ingresso, nel quartetto, del bassista Jimmy Garrison, che prende definitivamente il posto di Reggie Workman. Anche nel brano "Impressions", a un certo punto, sia McCoy Tyner che Jimmy Garrison abbandonano lo strumento lasciando dialogare Coltrane con Elvin Jones.

Si racconta che nel 1964 Coltrane, che era solito praticare ogni sera la meditazione yoga, durante una seduta sentì una musica nuova risuonare nella sua mente. Tornato allo stato vigile, si convinse che non poteva che trattarsi di un messaggio inviatogli da Dio. Coltrane meditò a lungo una nuova opera, di cui volle curare anche la produzione. Fu lui a scegliere la foto che lo ritrae, con espressione seria, sulla copertina. È una foto in bianco e nero, cosi come in austero bianco e nero è pubblicato tutto l'album. Fu ancora Coltrane a far stampare, all'interno, non le solite note di copertina, bensì una sua breve presentazione e una sua poesia, intitolata anch'essa A Love Supreme.
Nella presentazione Coltrane ringrazia Dio di averlo riportato sulla retta via. Afferma di aver passato un periodo di incertezza, e di averlo superato rimettendosi nelle Sue mani. Il disco è dunque un'umile offerta a Lui, in segno di ringraziamento. La poesia è un testo semplice, dogmatico e salmodiante, una dichiarazione di fede che, a tratti, riecheggia le asserzioni e le risposte che intercorrono tra predicatore e congregazione. L'opera è una suite in quattro parti. Esse si intitolano: "Acknowledgement", "Resolution", "Pursuance" e "Psalm".
A differenza degli altri dischi, contenenti brani ricavati da varie sedute di incisione, questo album si risolve in un'opera a tutto tondo che, impiegando l'intera durata del long playing, dà luogo a uno dei primi concept album della musica moderna.
Il primo movimento si basa sulla continua ripetizione della cellula elementare di quattro note Fa - La bemolle - Fa - Si bemolle. Il carattere semplice e ripetitivo di "Acknowledgement" gli ha assicurato una vasta fama postuma nel mondo del rock, dove la leggenda di Coltrane si è diffusa, con ovvia accentuazione dei toni mistici, trovando proprio in quel riff di quattro note un comodo appiglio acustico. Mentre gli schemi di base dei quattro movimenti sono semplici, il contenuto delle improvvisazioni non lo è. Dal suo lungo silenzio Coltrane esce con una sonorità strana, nuova: più gonfia, vibrante ed enfatica. Di contro, il fraseggio è scarno, asciutto. Vi compaiono, specie nei primi due tempi, alcuni motivi di tre-quattro note, che l'autore trasporta, a suo piacimento, su e giù, verso l'acuto e verso il grave, creando inattesi urti con l'accompagnamento, che resta ancorato alla scala di base. È una tecnica nuova, che utilizza tutte le tonalità descrivendo la "totalità" e la grandezza di Dio, e che avrà importanti conseguenze. A Love Supreme è il capolavoro del periodo iniziato con My Favorite Things.
Servendosi del suo quartetto egli percorre un itinerario mistico, dalla contrizione di "Acknowledgement", allo slancio lirico raffigurante la dolorosa decisione di cambiare ("Resolution"), alla forte, travolgente messa in pratica della decisione presa ("Pursuance") fino alla preghiera di ringraziamento, quel metafisico "Psalm" in cui, alla fine, la voce del sax tenore si sdoppia per inatteso effetto di una sovraincisione, e sembra ascendere in cielo attraversando le suggestive nubi sonore prodotte dalle mazze felpate di Elvin Jones.
L'album fu acclamato in modo quasi unanime, e divenne ben presto il disco jazz più venduto nel mondo. In esso fu vista la summa di tutte le ricerche e gli approfondimenti compiuti da Coltrane negli ultimi anni. Ciò che anche i più entusiasti sostenitori notarono, è che con A Love Supreme si chiudeva un altro capitolo della vita artistica di Coltrane.

Già dal 1960, Ornette Coleman aveva gettato scompiglio con il suo free jazz, un jazz in apparenza libero da ogni regola, spesso atonale, e comunque indigeribile non solo per il grande pubblico, ma anche per molti jazzofili. Coleman fece scandalo, ma la sua rimase una presenza quasi isolata. Anche Eric Dolphy faceva a volte del free jazz e lo stesso Coltrane, in certi momenti, ci era andato vicino. In seguito il free jazz esplose come movimento robusto e vitale e Coltrane si schierò con convinto entusiasmo dalla parte di questi innovatori.
Coltrane, nonostante le aspre critiche verso questa forma estrema di jazz, buttò sulla bilancia tutto il suo prestigio, affermando l'alto valore di quella musica, apparendo insieme ai suoi praticanti ed incidendo con loro. Per due anni, essa fu documentata in buona parte da una grande etichetta come la Impulse!, che su consiglio di Coltrane scritturò sia Archie Shepp sia Albert Ayler.
Il 28 giugno 1965 fu una data storica. Quel giorno Trane radunò in studio, oltre a Tyner, Garrison e Jones, due trombettisti (Freddie Hubbard e Dewey Johnson), due sassofonisti tenore (Pharoah Sanders e Archie Shepp), due contraltisti (John Tchicai e Marion Brown) e un secondo bassista (Art Davis).
Ascension verrà incisa in due versioni. Per la pubblicazione ne fu scelta una, comunemente definita "Edition I", ma anche alcune copie dell'altra andranno in circolazione, diventando rarità da collezionisti e consentendo illuminanti confronti. Il piano strutturale del lavoro è semplice: vi è un assolo per ciascuno dei fiati, uno per Tyner e uno per i due bassisti. Tra gli assolo sono interpolati squarci di improvvisazione collettiva di tutti gli undici musicisti. Questa germina all'inizio da un motivo di tre note, e ben presto si anima, si scalda, specie sotto l'impulso di Coltrane, di Shepp e di Sanders, un tenorista dai suoni violentissimi ed estremi. In breve la musica ribolle di melodie, di scale, di grida, di lamenti, di fischi: una allucinante visione infernale, di fuoco e fiamme, che costituisce in certo senso l'antimondo di A Love Supreme. Durante l'incisione, perfino i presenti in studio non poterono trattenersi dall'urlare. Lo stesso assolo iniziale di Coltrane non può essere definito altro che un lungo, straziante urlo modulato. I vari solisti apportano naturalmente il contributo dei loro diversissimi stili. L'assolo di John Tchicai, al sax alto, è freddo, tenue e pigolante; quello di Shepp torvo e minaccioso, costruito con uno studiato crescendo da attore; quello di Tyner è martellante e oceanico; quello di Sanders sembra voler far esplodere il sassofono in mille schegge roventi.
Con "Ascension", il free jazz ebbe nuovamente una sua opera manifesto: un'opera che spaventò i più, ma che rivelò comunque una forza tale da esercitare una straordinaria fascinazione anche su molti ascoltatori restii o dubbiosi, e un poderoso effetto trascinante su tutto il movimento free.

A luglio dello stesso anno (1965), Coltrane effettuò l'ennesima apparizione europea. Suonò in quartetto, ma ormai la sua musica aveva raggiunto l'incandescenza con qualunque organico. Il pubblico del festival di Juan-les-Pins lo ascoltò con stupore suonare una musica ormai molto lontana da quella che aveva conquistato il mondo solo tre o quattro anni prima. Ma Trane non smise di andare avanti e, tornato negli Usa, riprese un ritmo produttivo forsennato. Il 26 agosto incise l'album Sun Ship, sorta di cartone preparatorio per un'opera più compiuta, Meditations. Questa fu da lui incisa per la prima volta il 2 settembre, in quartetto; ma il risultato non lo soddisfece, e rimase a lungo inedito. In queste opere Coltrane sperimenta nuove tecniche di organizzazione della sua musica. Nella prima versione di Meditations, egli esegue il brano "Love" più o meno come un improvvisatore indiano effettua la cosiddetta "presentazione" di un raga. Gli accompagnatori suonano una scala e Coltrane ripete un frammento melodico percorrendo questa scala in su e in giù. Il risultato è suggestivo ma monocorde, e Coltrane accantonò l'idea per riprenderla più avanti. In altri brani, come "Sun Ship", "Joy" o "Consequences", Coltrane parte da una scheggia tematica di una o due note, e aggiunge via via una nota alla volta, conquistando man mano lo spazio sonoro intorno a sé.
Tra l'1 e il 14 di ottobre Coltrane, con il gruppo allargato a Pharoa Sanders e ad altri ospiti, incise tre opere di grande rilievo: Om, Kulu Sé MaMa e "Selflessness".
Om è un'opera cardinale, in quanto Coltrane vi osa un gesto di portata storica incalcolabile: egli abbandona la sua fedeltà alla tavolozza timbrica tradizionale del jazz, immettendo nella sua musica ampi squarci di suoni non jazz. Coltrane (affiancato da Sanders, Tyner, Garrison, Garrett, Elvin Jones ed il flautista Joe Brazil) ci offre un caleidoscopico brano free-form dalla durata di soli 28 minuti , un'esperienza sonora mistica, fortemente evocativa, assai più difficile da digerire rispetto al più conosciuto "Interstellar Space". È evidente come Coltrane si accosti con questo lavoro sempre più ai suoni della musica etnica africana ed orientale, abbracciando così una visione musicale volutamente etnico-ascetica e multidimensionale. La jam si snocciola insistente su cacofonie, echi e dissonanze furiose e la leggenda narra insistentemente che Coltrane avesse fatto uso di LSD durante le sedute di registrazione. Già l'inizio trasporta subito l'ascoltatore in un'Africa immaginaria: si ascoltano percussioni varie, e sopra di esse una mbira, il piccolo strumento africano a lamelle pizzicate con i pollici. Segue una salmodia recitata dai musicisti, che si conclude sulla parola om, la quale da vita a un free collettivo. Nel disco è presente anche un flauto (Joe Brazil), che però emette suoni arcani e arcaici, non-europei. Qui Coltrane non si esibisce più in smoking con il suo elegante quartetto, che suona canzoni di Richard Rodgers, con scale modali, accordi, ritmi precisi, ma getta in faccia all'ascoltatore brandelli di materia sonora viva, cruda. L'atmosfera è religiosa, sciamanistica, frenetica, misterica, quasi da messa nera. Il disco, oggi, appare nel suo complesso come uno dei lasciti di jazz psychedelico più significativi ed interessanti di sempre, al pari solo di "Bitches Brew" di Miles Davis (ed è ancora ingiustamente sottovalutato e poco considerato all'interno di tutta la vasta discografia coltraniana). "OM" si potrebbe anche accostare al mitico lp dei Red Crayola "The Parable Of Arable Land" (registrato sempre in quell'anno), caposaldo di free-form music ancorato però ad una realtà e visione culturale che è quella del freak-rock americano. In Kulu Sé MaMa irrompe in scena un poeta, cantore e suonatore di tamburo, Juno Lewis, intorno alla cui poesia, cantata nel dialetto afro-creolo detto Entobes, si muove il resto del gruppo, facendogli sontuosa corona. "Selflessness" è, al confronto, un'opera tradizionale: gli esecutori sono gli stessi di Kulu Sé MaMa, ma il centro e la virtù delle cose sono i due sassofoni e il clarinetto basso, impegnati in un continuo dialogo spalla a spalla, dapprima fluido e ruscellante, poi sempre più rabbioso. L'annata si chiude, il 23 novembre, con la registrazione del nuovo, e stavolta definitivo, Meditations. La differenza sta nel fatto che oltre a Sanders, Coltrane ha aggiunto un secondo batterista, Rashied Ali, che suona in modo totalmente libero: sommato ad Elvin Jones, ne viene fuori un uragano percussivo. L'idea strutturale di base del vecchio Meditations viene mantenuta, ma con una cruciale differenza: vi è sempre una scala di base, e Coltrane che suona un frammento melodico di questa scala, trasportandolo su e giù.
Ma stavolta non lo trasporta sulle note della scala, bensì suonando altre scale. Questo procedimento, che in nuce avevamo scorto in A Love Supreme, deflagra qui in tutta la sua carica dirompente: quella musica che era monocorde e prevedibile ora sprizza urti dissonanti tra le diverse scale. I musicisti si muovono in uno spazio in cui tutte le note sono più o meno costantemente presenti, e in cui tutto si può suonare. Coltrane inoltre ha eliminato uno dei cinque brani, "Joy", e l'ha sostituito — cambiando un po' la successione — con il nuovo brano "The Father And The Son And The Holy Ghost", collocato in apertura. L'ignaro ascoltatore che metteva la puntina all'inizio del disco fa un salto: le due batterie scatenano il pandemonio, e Sanders emette di continuo uno stridente suono multiplo. È un paesaggio sonoro inaudito, mai immaginato da mente umana. Su di esso Coltrane espone la cellula tematica che poi trasporterà su e giù. Segue senza interruzione "Compassion", un'oasi dai contorni più rilassanti e familiari, in cui McCoy Tyner dà vita a uno dei suoi grandiosi assolo.
Il lato B reca, pure di seguito, "Love", "Consequences" e "Serenity": due brani recitativi che ne incorniciano uno esplosivo, pieno di schegge sonore, in cui è alla ribalta Sanders. Nell'insieme, l'impianto strutturale comune a tutti i brani dona all'intero Lp una ferrea coerenza interna, rendendo accettabili, e anzi del tutto logici, i suoi continui capovolgimenti dalla violenza alla dolcezza e viceversa. Da un materiale noioso e inerte, Coltrane ha ricavato un nuovo, visionario capolavoro. La sua sintassi rivoluzionaria segna tuttavia il punto di rottura per McCoy Tyner, che non riesce a seguire l'evoluzione di Trane. Elvin Jones farà altrettanto tre mesi dopo, dichiarando: «Possono capirlo solo i poeti».
Ora con lui erano Sanders, Alice McLeod al piano, Jimmy Garrison e Rashied Ali. La sua musica era ormai stabilmente priva di pulsazione ritmica, fluttuante nell'aria: e gli ascoltatori erano perplessi circa la pianista, che certo non valeva Tyner. Ma Alice faceva senza problemi ciò che Coltrane voleva: e Coltrane voleva sentire di continuo un sottofondo come di arpa. Non soltanto i critici ma anche gli ascoltatori erano dubbiosi. Per Coltrane, il rapporto con il pubblico era vitale, non lo si poteva troncare impunemente. Egli sentiva di correre questo rischio, e ne era angosciato.
Un'altra volta confessò che essere acusticamente abituato alla propria musica era per lui un problema. Avrebbe voluto percepirla come un profano che la sentisse per la prima volta. Lacerato tra il richiamo dell'ignoto e il richiamo della tradizione, in maggio (1966) Coltrane incise un nuovo disco dal vivo al Village Vanguard (Live At The Village Vanguard Again!), come nel 1961. I due lunghi pezzi pubblicati furono due improvvisazioni realizzate dal gruppo nel suo stile attuale; ma i temi erano "Naima" e "My Favorite Things". Nel corso dell'anno Coltrane poté finalmente regolarizzare il suo stato civile. Lo Stato di New York aveva approvato una legge in base alla quale era possibile chiedere il divorzio non più solo per adulterio ma anche per altre cause, come la separazione di fatto. Coltrane ottenne quindi il divorzio da Naima, e sposò Alice McLeod. Coltrane diradò le sue esibizioni, restando spesso a casa a meditare sui suoi argomenti prediletti — la morte, la teoria della relatività e l'universo in espansione, la numerologia — e a elaborare le sue teorie sui rapporti tra suono e numero. Egli appariva ossessionato dal bisogno di raggiungere una verità ultima, sostanziale, assoluta: il nocciolo della verità, la crux, come amava dire. Nel mezzo di questo strano periodo di attività più che altro mentale, giunse la proposta di una tournée in Giappone. Era un paese che Coltrane era ben felice di visitare, visto il suo interesse per l'Oriente, e dove era molto amato. In realtà ci fu ben poco da visitare: il carnet di viaggio era micidiale. Dall'8 al 24 luglio più di un concerto al giorno. L'accoglienza fu principesca. I giapponesi lo aspettarono all'aeroporto con cartelli inneggianti. Ovunque vi erano manifesti suoi, tappeti rossi, limousine, scolarette con mazzi di fiori. Coltrane li ripagò con concerti lunghissimi, in cui come sempre si spremette fino in fondo; in repertorio pochi brani, tra cui una splendida composizione nuova, un'invocazione struggente, "Peace On Earth".

Oltre ai concerti vi erano poi continue conferenze stampa. Le foto che furono scattate in quei giorni lo ritraggono molto ingrassato, e, in circa metà di esse, con una mano sul fegato. A pochi confessò la sua sofferenza. Aveva mal di testa continui, e sempre più forti. Tornato dal Giappone, ingoiava aspirina in dosi inquietanti. George Wein gli propose una tournée in Europa. Rifiutò: «non sto bene, disse, non me la sento». Wein gli offrì di rinviare la data a suo piacimento. Ma Coltrane non voleva partire affatto. In realtà, diversi fattori stavano ormai congiurando contro la sua salute. Gli anni dell'eroina avevano provocato guasti terribili. Coltrane avrebbe dovuto curarsi con regolarità ma aveva un irrazionale terrore dei medici; non faceva neppure controlli. La sua paura per i medici era di fatto sfiducia nella scienza. La frequentazione delle filosofie orientali doveva averlo indotto in uno stato di passiva accettazione del destino, ivi inclusa la morte. Da tempo si era convinto di dover morire presto, e della morte parlava spesso, con chiunque. Egli affrontò quindi il destino senza opporvisi, senza curarsi. Da un altro lato, la certezza della morte imminente lo indusse ad andare avanti nella sua ricerca artistica senza più remore. Come in una folle corsa verso la fine di tutto. A Ravi Shankar, per telefono, Coltrane apparve triste e frustrato: cercava qualcosa di nuovo, ma non sapeva cosa. Il 26 dicembre 1966 diede un concerto al Village Theater di New York con Algie DeWitt, suonatore di baia (un tamburo a clessidra usato nei culti vooudoo), Ornar Ali alla conga, il trombettista John Salgalo e il bassista Sonny Johnson, più il suo quintetto. Questo ensemble stranamente assortito non ha lasciato dischi; ma testimoni hanno raccontato che la musica era di un'intensità selvaggia e soverchiante.
Nel 1967, tra febbraio e marzo, registrò il materiale confluito poi negli album Expression e Interstellar Space. Il primo disco è in quartetto, e fu l'ultimo alla cui uscita egli attese personalmente; fu pubblicato poco dopo la sua morte. Esso contiene una musica ancora nuova e diversa, di sublime bellezza, in cui tutte le ricerche, le inquietudini, i conflitti, le violenze che segnano l'intera sua opera sembrano conciliarsi sotto il segno di una ritrovata serenità. L'iniziale, brevissimo "Ogunde Varere" è un commosso addio alla vita: sopra i fluttuanti arpeggi del pianoforte, Coltrane intona una lirica melodia, che suona del tutto originale, diversa da qualsiasi altra melodia antica o moderna, e al tempo stesso profondamente familiare. Essa infatti nasconde una struttura di blues. "Offering" ed "Expression" sono pagine analoghe, più ampie, che attraversano tratti convulsi, ma che alla fine planano di nuovo nella stessa atmosfera di pace ultraterrena. A parte va considerato il brano più lungo dell'album, "To Be". In esso Coltrane suona il flauto che era appartenuto a Eric Dolphy, e Sanders lo affianca all'ottavino. A quattro pianeti — Marte, Venere, Giove, Saturno — sono per l'appunto intitolati i quattro brani dell'altro album, Interstellar Space, uscito nei primi anni Settanta. Dal punto di vista strutturale, la musica è simile a quella di Expression: in ambedue si ritrovano tra l'altro le procedure già descritte per Meditations, in particolare il trasporto di brevi motivi su scale diverse. Il carattere è però tutt'altro: Coltrane, al sax tenore, dialoga con Rashied Ali, e la presenza dell'incendiario batterista si trasforma in occasione di estenuante sfida. Lascia allibiti lo stoicismo di Coltrane, che si sottopose a simili sforzi nelle condizioni in cui era. Il linguaggio rotolante, inarrestabile come una lingua di colata lavica, che si ascolta nei concitati assolo degli album precedenti qui appare denudato, messo allo scoperto, e mostra una così rigorosa logica architettonica da reggere l'ascolto da solo. In quei vertiginosi giochi di scale su scale, che innervosirono gli ascoltatori già nei concerti del 1960, sono in realtà applicate ferree regole di combinazione,permutazione, trasporto di centro tonale e di modo. Chi riesca ad afferrarne i motivi e gli sviluppi trova in questa musica una ricchezza esaltante, inesauribile, unita a squarci di purissima poesia, come nel delicato "Venus" o nel tracotante "Jupiter". L'ultima seduta di incisione si tenne il 17 marzo. Si registrò un solo brano, "Expression", probabilmente perché Alice era in gravidanza avanzata. Due giorni dopo nasceva il terzo figlio della coppia, Oran.
Il 23 aprile Coltrane apparve con il quintetto al Centro di Cultura Africana fondato da Olatunji a Harlem. La struttura era appena nata, su progetto di Olatunji e altri, incluso Coltrane, che la sostenne finanziariamente con generosità. Suonò, dicono, bene come sempre, e a lungo come sempre. Un solo particolare tradisce le sue reali condizioni: suona seduto. Ciò nonostante, in quello stesso aprile Trane rinnovò il contratto con la Impulse! per due anni. A maggio, andò a visitare sua madre a Philadelphia, insieme ad Alice, quando ebbe un'improvvisa fitta allo stomaco. Piegato in due, si chiuse in camera sua, rifiutando ogni cura. Ne usci poco dopo: non riconosceva più sua madre e sua moglie. Tornarono a casa subito. Alice gli fissò una visita. Ci andò, stavolta. Lo ricoverarono per una biopsia, ma rifiutò di protrarre la degenza e telefonò ad Alice e si fece portar via.
La domenica fu di nuovo ricoverato d'urgenza all'ospedale Huntington. Morì alle quattro del mattino di lunedì 17 luglio 1967, stroncato da un tumore al fegato.

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