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Biografia

Giovanni Gabrieli (Venezia, 1557 – Venezia, 12 agosto 1612) è stato un compositore e organista italiano.

Nipote di Andrea, nato a Venezia nel 1557, secondo il suo epitaffio. Ebbe suo zio come maestro di canto, organo, composizione. La vita di questo grande artista è tutta intera nelle sue opere, nella sua influenza sull'arte del suo tempo e nelle opinioni che i contemporanei e i posteri hanno avuto del suo talento, poiché infatti le circostanze della sua esistenza, sono quasi del tutto ignote. Winterfeld che ha fatto di Giovanni Gabrieli l'oggetto di un grosso libro, non ha fornito, in realtà, dei riscontri positivi su quest'uomo e quello che afferma, potrebbe essere sintetizzato in non più di venticinque o trenta righe, titoli delle opere compresi.

Tutto ciò che si sa, al riguardo di questo musicista, è che era già molto conosciuto come compositore nel 1575, che successe a Claudio Merulo nel 1584 (stile veneziano) o il primo gennaio 1585, secondo il computo comune, come suonatore del primo organo della chiesa di San Marco e che morì, verosimilmente, nel 1612, poiché ebbe per successore, il 12 agosto dello stesso anno, Giampaolo Savi nella carica di organista della citata chiesa. Ma secondo il suo epitaffio, sarebbe morto il 12 agosto 1613 all'età di 56 anni, ancora nel pieno delle sue forze e del suo genio inventivo. Questo epitaffio, posto sulla sua tomba nella chiesa dei frati agostiniani di Santo Stefano a Venezia, così recita:

Hic situs est Johannes Gabrielius, vir ad laudem natus, ciendi motos arte clarissima, cujus pectus insiderant virtus et gratiae, quique tum fuit, heu! Melpomeno decus. Lugete organa, mens vostra et vita periit mense Augusti, die XII, anno aetatis suae LVI, anno humanae salutis MDCXIII

Non pare essersi mai allontanato da Venezia. La benevolenza di cui l'onoravano il duca di Baviera , Alberto V e i principi suoi figli, le relazioni amichevoli con la celebre famiglia dei Fugger d'Augusta, con l'illustre compositore Hassler, suo condiscepolo, con Grüber ed altre persone distinte della Germania, furono il motivo per cui venne più volte sollecitato a recarsi in questi paesi, ma le funzioni cui doveva sovrintendere a San Marco e i suoi lavori, sembrano essere stati d'ostacolo insuperabile alla realizzazione di tali progetti. Georg Fugger, che gli era particolarmente amico, l'aveva invitato nel 1597 alle sue nozze, Gabrieli, sensibile a questa testimonianza d'amicizia, dedicò a lui, come ai suoi fratelli, la prima parte delle sue sinfonie sacre. Lo stile della lettera di dedica, generalmente poco chiaro, ci lascia in dubbio circa la convinzione da lui espressa al riguardo del viaggio che gli era stato proposto, c'è però motivo di credere che non lo fece mai. Per di più, avendo Marc Fugger cessato di vivere quasi all'improvviso, il 13 giugno del 1597, il matrimonio di Georg fu rimandato di un anno, cosa questa, che aggiunge verosimiglianza al fatto che Gabrieli non si sia mai recato ad Augusta

La reputazione di cui questo musicista godeva presso i contemporanei, era invidiabile, ma non al di sotto dei suoi meriti. Nessuno poteva esserne migliore giudice di Heinrich Schütz, uomo di genio che ha anch'egli esercitato una profonda influenza sull'arte musicale in Germania. Ecco come si esprimeva su Gabrieli:

« Andai a trascorrere i primi anni di apprendistato della mia arte presso il grande Gabrielli, oh dei immortali! Se l'antichità, così ricca d'espressione, l'avesse conosciuto, l'avrebbe messo al di sopra di Anfione e se le muse prendessero marito, Melpomene non avrebbe voluto altro sposo che lui, tanto è grande nell'arte del canto »

Anche Michael Praetorius fa molti elogi a Gabrieli nel terzo volume del suo libro syntagma musicum, ma è inutile ricorrere all'opinione dei contemporanei, quando ne possediamo le opere. L'esame di queste composizioni fa riconoscere che lo stile di Gabrieli è fondamentalmente diverso da quello degli altri maestri della scuola romana, in particolare da quello di Palestrina e che questa maniera di comporre può essere considerata affine a quello della scuola veneta, di Claudio Monteverdi e Giovanni Croce. L'effetto finale, è evidentemente la regola che è servita da guida a questi illustri innovatori.

Gabrieli è spesso scorretto, lo stile fugato non gli è sconosciuto, ne fa talvolta uso con una certa eleganza istintiva, ma non lo maneggia da maestro e sotto questo rapporto, è inferiore non solo a Palestrina, che lascia assai indietro tutti quelli che hanno tentato di imitarlo, ma a molti altri musicisti del XVI secolo. Il genio di Gabrieli non lo portava verso questo genere nella musica vocale, non è che nelle composizioni per organo che ne ha tratto partito, poiché, meno portato per il movimento nelle parti strumentali che in quelle vocali, si sente più libero, più ardito; tratta i suoi brani piuttosto come ricercari che come autentiche fughe. Quello che spicca essenzialmente, nella produzione di quest'artista è la novità delle forme, l'inusitatezza (per il tempo in cui componeva), insomma, tutti quegli elementi che caratterizzano il genio di transizione.

È principalmente nelle sue Sinfonie sacre, pubblicate nel 1597, che la sua facoltà d'invenzione si rivela in tutto il proprio splendore. I mottetti a due, tre, quattro cori che si trovano in questa raccolta, la maniera ammirevole con cui fa talvolta intervenire una voce sola in lunghe frasi, e senza alcun accompagnamento, l'effetto che sa trarre dal dialogo degli strumenti coi cori, sono elementi che rivelano una potente immaginazione. Un'idea non meno notevole è quella presente in uno brano dei concerti riuniti insieme a quelli dello zio Andrea, nella raccolta pubblicata nel 1587 e che ha in seguito riprodotto, a tre cori, nelle sue sinfonie sacre. Idea che consiste nel disporre diversi cori che dialogano in sistemi di voci assolutamente differenti; l'uno di voci tutte gravi, il secondo di voci medie, il terzo di voci acute. L'effetto dell'opposizione derivante da questi tre cori, ottiene l'efficacia timbrica rivoluzionaria rispetto alla polifonia tradizionale dell'epoca ed ha qualcosa di magico.

Come organista, Gabrieli merita, nondimeno, di essere annoverato tra i più grandi artisti di questo strumento. Fu il punto di passaggio tra Merulo e Frescobaldi. Pur avendo meno fascino di quest'ultimo, possiede, tuttavia, più del suo predecessore l'arte di rivelare l'intreccio dei soggetti che sceglie attraverso armonie di contrasto, timbri ficcanti ed inattesi, che hanno una tendenza marcata verso i rapporti di tonalità dissonanti come le produzioni di Monteverdi, suo contemporaneo che esaltano l'approdo ad un concetto di musica moderna.

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