20- I have something to promote

 
  • 20- I have something to promote

    j'ai qualcosa to discuter seriamente also....

  • Group Jacques Tati

    Enjoy! The Group Jacques Tati is updated ! !


  • alessandro bottura

    Interview for “Imbuteria Social Network”
    Translation of the interview of 24th March 2009 made by Balconaggio for “Imbuteria Social Network”:

    ‘mbuti: “How many hours per-day do you dedicate to music in all its forms, what activity prevales and what’s your favorite one?”

    AB: “Right now I’m working part-time, so my training time’s average is of only 4-5 hours per-day, mainly focused on instrumental practice, tryin’ to takin’ care of both the purely technical part and the more musical one, that is rhythm, harmony and melody. Tipically to this second part belongs the activity that i prefer, that’s the study, the internalization and the reprocessing of the great musicians, not only of the great bass-players: for example, studyin’ a Miles Davis’ solo or a Jimi Hendrix’s riff on the bass and putting them foward again varied and elaborated according to my musical taste in different contexts from the original ones, a brand new range of possibilities is opening out to my mind, lettin’ me discover things that you’ll never found written on a book! All of this, naturally, without forgetting that my instrument is the bass, and a particulare cure (and of humble reverence) must be reserved to the great masters (such as Stanley Clarke, James Jamerson, Marcus Miller, John Paul Jones, Jeff Berlin and obviously Jaco Pastorius, just to name my favourites..), studyin’ whom you can realized that all of them has made the previous exercise!”

    ‘mbuti: “You’re really a good musician, in my opinion with the bass you’re at the highest levels, also your original compositions are valuable, can you describe us your creative process and your feeling toward interpretation?”

    AB: “Thanks a lot for the wonderful compliments! For what concearns the creation of a piece, I ain’t got a precise pattern, or better, I ain’t got a fixed point from where to start; it can be the main theme or the bass line or even the harmony to born first, the only fundamental point that I pre-arrange is that the complete tune, regardless of how much complicated it can be in theory, must flow with naturalness, with no rough edges nor screeches, fitting in all the parts so that they’ll sound just like one thing. This can seem like a banality, but it isn’t expected at all, least of all simple! Regarding the interpretation, well…as the always wise Massimo Moriconi says, playin’ is like makin’ love, is havin’ fun while makin’ others havin’fun (ok, ok, those who had the luck to talk with Massimo will certainly know that his version is DEFINITELY more direct and less “politically correct”!!!), is getting emotions across, the knowledge that one word said at the right moment in the right way sometimes worths like one hundred..”

    For seeing the original italian version of the interview, go to http://imbuteria.ning.com/forum/topics/interviste-1

    Alessandro Bottura

    Hi,
    I've finally released my first solo album, "Morning Grooves".
    Check it out and enjoy it here: http://cdbaby.com/cd/alessandrobottura...
    And don't forget to leave a review, it's very important for me!
    Thanks for your attention
    Cheers!!
    Alessandro

    • [Deleted user] said...
    • User
    • 27 Apr 2009, 02:27

    Gert Breitenkamp. drummer/songwriter. melodic, acoustic, hard rock, progressive rock

    Danish drummer/songwriter/producer; Gert Breitenkamp, still active musician
    now for 28 years, with well over 2000 gigs/concerts world wide, in the pocket.
    wrote/performed/produced an EP containing 5 tracks with the band: Afterglow, in
    Ventura Recordings v. Richard Plougmann and Gert Breitenkamp
    Christiania, Copenhagen feb.2002

    Michel Tyedmers - vocals
    Steffen Bartholdy - bass
    Claus Toft - Guitars
    Gert Breitenkamp - Drums/Percussion and guitars

    Genre: melodic, acoustic, hard rock, progressive rock


    Multi instrumentalist/songwriter/producer



    All rights reserved.


  • Edited by imbuteria on 2 May 2009, 00:03
  • sono in corso le interviste di recupero



    per tutti coloro che ancora non sono stati intervistati, si accettano volontari, non costringetemi ad aprire il registro! ;•)
    per venirvi incontro vi dico anche le domande, vi dico che la prima intervista é a tema fisso:
    domanda 1:- nome d'arte? sì, no, forse, come quando e perchè?
    domanda 2:- processo creativo, esigenze espressive, come ti organizzi?



    per tutti coloro che sono stati intervistati una volta sola, si accettano volontari.l'aiutino é:
    domanda 1:- musica indipendente, artista indipendente, croce e delizia?
    domanda 2:- arte e sociale, le coniughi, come le coniughi?



    per tutti coloro che sono stati intervistati due volte, si accettano volontari con motivate esigenze di espressione.
    domanda 1:- che cos'è l'onestà intellettuale?
    a scelta la domanda 2
    domanda 2:- c'è un argomento che ti sta particolarmente a cuore e che vuoi condividere?
    domanda 2:- discussione libera tramite messaggi.




    perchè gli imbuti hanno scelto questa formula su last.fm?
    perchè vogliamo in qualche modo premiare chi si spinge fino alla lettura del post ed oltre arrivando a rispondere!
    pensiamo che le cose anche gratuite vadano guadagnate.
    inoltre, sappiamo così di andare a soddisfare un bisogno, in modo reciproco.
    sta arrivando la bella stagione e gli artisti si sa vanno in giro a suonare, forse non hanno tempo a disposizione per dedicarsi a questa attività più indoor. forse.
    siamo sicuri così di non disturbare nessuno.
    d'altronde il tempo a disposizione degli imbuti non é illimitato, potremo così forse risparmiarne un pochino e di conseguenza risparmiare anche energia elettrica,
    nella speranza di aver salvato capra cavoli e contadino gli imbuti vi porgono i loro sgangherati omaggi ;•)

    le interviste vengono postate su: IMIsound, my space, jamendo, last.fm, rock.it, youplay, la conigliera, naviganti attivi, imbuteria, emozioni, codice internet, naviganti attivi, arte roma eventi, ecoblog,e molti altri... ;•))

    questi sono alcuni degli altri luoghi dove postano gli 'mbuti: Roma, Pixies Palace, Elio e Le Storie Tese, Italian Streamable, Fuck Berlusconi, Sicilian.fm, MusicaPerBambini F__n, Gente Di Un Certo Livello, salento - lu sule, lu mare, lu ientu, Critical Mass, polli selvaggi all'attacco, radiotre italia, Emilia-Romagna, Italian jazz, ATEI UNITI, Vorrei Ma Non Posso, VASKA, anarconiricoanalcolicoironico militante, Hox Vox, Freelosophy, radio maria, fammiscegliere, alessandro bottura, Sinistra Veneziana, A group for people who has a great itch at the balls..., Metasemantica, Psychopathic Romantics, il Rifuggiato Politico, Coffee shop music, supermetapataphysical group, imbuteria, really cooperative tagging, Shut Up and Play That Ol' Morris's Stuff, OneLove OnePravda & Ukulele Confidential, Italy, Art is resistance, Jamendo

    "gli 'mbuti, uno o più" sono un mini collettivo che gironzola sul vuvuvù facendo sfacelli. finora hanno organizzato un web parti in casa dei supermetapatafisici, di cui peraltro sono fondatori come di diverse imbuterie.
    l'imbuto ha diverse funzioni: travasare contenuti da un recipiente ad un altro con imboccatura stretta, e usato al contrario diventa un portavoce (leggi altoparlante). gli'mbuti assolvono queste mansioni gratuitamente per il solo piacere di 'mbutare.
    chiaramente non esclusivamente musicisti, artisti ci è sufficiente!! ;•)

  • artisti indipendenti autogestiti? una proposta interessante di scambio alla pari di locali per esibirsi live lo trovate qui: http://www.rockit.it/forum/msgs.php?board_id=1&thread_id=12335&msg_id=

  • indipendenti? servono date? servono locali?serve visibilità? cosa vi serve?

    vedi qui:
    http://www.rockit.it/forum/msgs.php?board_id=1&thread_id=12335

    problema: fare concerti fuori dal proprio giro

    idea di base

    I Quattro Cantoni

    Partecipanti: Tutte le bands/gli artisti che vogliono promuovere la propria musica portandola fuori dai propri confini locali.

    Requisiti: Avere a disposizione una micro rete di locali abbastanza amici (due/tre) tramite i quali poter assicurare (nei limiti dell'umano) una data a copertura spese (150 euro sarebbe l'ideale, 200/250 il massimo, 50 euro è da folli ma con molte date è fattibile). Poter offrire ai gruppi un punto d'appoggio per l'ospitalità o in alternativa una pensione/ostello/xxxxx che non abbia prezzi proibitivi. I locali dovrebbero avere un minimo di impianto (p.a.+mixer+monitors) questo renderebbe le bands più capaci di muoversi a basso costo.

    Modalità: Chi aderisce spedisce alla rete il proprio demo (cd-r, copertina, 3 brani una cosa minimamente dignitosa), progetto grafico (pdf/jpeg) di una ipotetica locandina, scheda tecnica+stage plan e un calendario di date da coprire (ipotetico ma serve al gruppo in zona per non andare a caso) e una riepilogazione delle necessità (quanto vorrei, cosa non vorrei etc.. non ci conosciamo, è bene evitare spiacevoli fraintendimenti).
    Apriamo uno space al quale tutti gli aderenti possono avere accesso, su questo carichiamo i dati dei vari locali friendly, eventuali disponibilità (quando hanno date libere), e i calendari dei gruppi in modo che ognuno dalla sua area d'azione possa comporre (come il tetris) il calendario del luogo che ci ospita e quello della band (dovremmo evitare di suonare il venerdì a milano, il sabato a potenza, la domenica a genova e il lunedì a recanati).
    (telemark)

    ulteriori proposte:

    magari una volta che abbiamo raccolto i gruppi si fa un unico cd con 2/3 brani per gruppo, da far girare per i locali, dare un nome al progetto ( avevo pensato "gli invisibili"!?!), e farlo girare per i vari locali in modo che i gestori possano pensarci. Giustamente ogni gruppo dovrà presentare la propria locandina, stage-plan e tutto il resto.
    Per l'organizzazione dei live, chi è sul posto potrà dare un sostegno alle band che vengono a suonare, ( nel caso ci sia bisogno di aiuto ), poi ognuno dovrà organizzarsi il tour in base alle proprie esigenze. Per i contatti dei locali creiamo un database interno, con i vari contatti in modo che ognuno quando vuole può iniziare a programmare.
    Per dormire...è normale che se un gruppo suona nel mio paese, posso organizzare la cosa, ma già se dovessi riuscire ad organizzare con dei locali di Matera (40 km) o Potenza (100km), bisognerà chiedere al gestore del posto se ha la possibilità di offrire dei posti letto, oppure organizzarsi in qualche modo (materassini ad aria e sacchi a pelo?).
    (bum bum baby san)

    sono in corso le interviste di recupero



    per tutti coloro che ancora non sono stati intervistati, si accettano volontari, non costringetemi ad aprire il registro! ;•)
    per venirvi incontro vi dico anche le domande, vi dico che la prima intervista é a tema fisso:
    domanda 1:- nome d'arte? sì, no, forse, come quando e perchè?
    domanda 2:- processo creativo, esigenze espressive, come ti organizzi?



    per tutti coloro che sono stati intervistati una volta sola, si accettano volontari.l'aiutino é:
    domanda 1:- musica indipendente, artista indipendente, croce e delizia?
    domanda 2:- arte e sociale, le coniughi, come le coniughi?



    per tutti coloro che sono stati intervistati due volte, si accettano volontari con motivate esigenze di espressione.
    domanda 1:- che cos'è l'onestà intellettuale?
    a scelta la domanda 2
    domanda 2:- c'è un argomento che ti sta particolarmente a cuore e che vuoi condividere?
    domanda 2:- discussione libera tramite messaggi.




    perchè gli imbuti hanno scelto questa formula su last.fm?
    perchè vogliamo in qualche modo premiare chi si spinge fino alla lettura del post ed oltre arrivando a rispondere!
    pensiamo che le cose anche gratuite vadano guadagnate.
    inoltre, sappiamo così di andare a soddisfare un bisogno, in modo reciproco.
    sta arrivando la bella stagione e gli artisti si sa vanno in giro a suonare, forse non hanno tempo a disposizione per dedicarsi a questa attività più indoor. forse.
    siamo sicuri così di non disturbare nessuno.
    d'altronde il tempo a disposizione degli imbuti non é illimitato, potremo così forse risparmiarne un pochino e di conseguenza risparmiare anche energia elettrica,
    nella speranza di aver salvato capra cavoli e contadino gli imbuti vi porgono i loro sgangherati omaggi ;•)

    le interviste vengono postate su: IMIsound, my space, jamendo, last.fm, rock.it, youplay, la conigliera, naviganti attivi, imbuteria, emozioni, codice internet, naviganti attivi, arte roma eventi, ecoblog,e molti altri... ;•))

    questi sono alcuni degli altri luoghi dove postano gli 'mbuti: Roma, Pixies Palace, Elio e Le Storie Tese, Italian Streamable, Fuck Berlusconi, Sicilian.fm, MusicaPerBambini F__n, Gente Di Un Certo Livello, salento - lu sule, lu mare, lu ientu, Critical Mass, polli selvaggi all'attacco, radiotre italia, Emilia-Romagna, Italian jazz, ATEI UNITI, Vorrei Ma Non Posso, VASKA, anarconiricoanalcolicoironico militante, Hox Vox, Freelosophy, radio maria, fammiscegliere, alessandro bottura, Sinistra Veneziana, A group for people who has a great itch at the balls..., Metasemantica, Psychopathic Romantics, il Rifuggiato Politico, Coffee shop music, supermetapataphysical group, imbuteria, really cooperative tagging, Shut Up and Play That Ol' Morris's Stuff, OneLove OnePravda & Ukulele Confidential, Italy, Art is resistance, Jamendo

    "gli 'mbuti, uno o più" sono un mini collettivo che gironzola sul vuvuvù facendo sfacelli. finora hanno organizzato un web parti in casa dei supermetapatafisici, di cui peraltro sono fondatori come di diverse imbuterie.
    l'imbuto ha diverse funzioni: travasare contenuti da un recipiente ad un altro con imboccatura stretta, e usato al contrario diventa un portavoce (leggi altoparlante). gli'mbuti assolvono queste mansioni gratuitamente per il solo piacere di 'mbutare.
    chiaramente non esclusivamente musicisti, artisti ci è sufficiente!! ;•)
    (‘mbuti)

  • L'ULTIMA BOLLA. PREPARIAMOCI
    Postato il Domenica, 17 maggio @ 19:00:00 CDT di davide

    DI VALERIO LO MONACO
    ilribelle.com/

    E' il trucco estremo della finanza: gonfiare a dismisura il debito pubblico. è l’attacco finale alle nostre tasche e alle nostre vite. è ciò che deve indurci a una ribellione a tutto campo

    La cosa peggiore che si possa fare in questo momento è continuare a comportarsi come se nulla fosse. Il che significa mantenere lo stesso stile di vita, e di spesa, che si avevano prima che la bolla speculativa mondiale esplodesse. Beninteso, parliamo di chi oggi è ancora in grado di decidere se continuare a vivere come sempre oppure prendere alcuni provvedimenti. Per la fasce più deboli del nostro Paese, per chi già viveva vicino la soglia della povertà economica, per i lavoratori precari senza rinnovo e per chi è finito in cassa integrazione, quando non ha proprio perso il lavoro, quella scelta non c'è e il confronto con gli effetti devastanti ai quali ci ha condotto il nostro modello di sviluppo è già in atto.

    A tutti loro, così come a chiunque altro, onestà intellettuale ci impone di suggerire che non è in una ripresa economica che si può sperare. E dunque in un ripristino della situazione anteriore.





    Attenzione, però. Senza che se ne parli troppo sui media ufficiali, si è già messo in atto l'unico sistema per non far crollare del tutto il nostro Occidente dal punto di vista economico, ovvero creare una nuova bolla. Ed è esattamente quanto ci si poteva aspettare dai padroni del vapore, piuttosto che sparire subito con quanto rimane nelle loro casse, o essere linciati come probabilmente si meriterebbero.

    La bolla che sta crescendo in queste settimane - e che ovviamente prima o poi esploderà - è già stata innescata. Ed è l'ultima possibile prima della fine: si tratta delle bolla pubblica. Ovvero statale.

    Dopo il petrolio e la new economy, dopo i mutui subprime e i derivati di Borsa, quale poteva essere l'ultimo elemento su cui speculare a dismisura per sostenere i circuiti finanziari? Lo Stato, naturalmente. L'indebitamento pubblico. Ovvero quello di tutti noi.

    Banche e assicurazioni e industrie e posti di lavoro si sta cercando di salvarli attraverso l'emissione incondizionata di denaro. Di denaro senza valore, quando lo si crea, ma onerosissimo poi, quando lo si dovrà restituire. In primo luogo la Fed, che non solo, e da quasi 40 anni, ha svincolato l'emissione di moneta dall’ammontare delle riserve auree, che pure limitavano, almeno in parte, la quantità di denaro circolante, ma che oggi si rifiuta addirittura di rendere pubblico il dato relativo alla quantità reale di moneta stampata. I dollari in circolazione, se non lo sono ancora, stanno rapidamente diventando carta igienica.

    A indebitarsi non possono più essere direttamente i cittadini degli Stati, di loro spontanea volontà o facendosi concedere dei prestiti dalle banche secondo la necessità. Ciò non toglie che essi si stiano indebitando, in ogni caso, con il sistema. Senza volerlo. Senza saperlo. Ci stanno pensando i governi al posto loro. Tutto il denaro stampato e messo in circolazione, tutto il debito pubblico dei vari Paesi in crescita esponenziale, è esattamente l'ultima bolla possibile. Ed è esattamente quello che sta accadendo. Si indebita lo Stato, per far fronte alle esigenze attuali, facendo fede sulla possibilità di ripresa di questo modello di sviluppo per poter poi ripagare, un giorno, tale debito.

    Solo che questo debito non è solo grande. Sta diventando incommensurabile. E nessuno di noi sarà mai in grado di poterlo ripagare.



    Oltre questa bolla c'è il default statale. A fare fallimento, dopo le aziende, dopo le Banche, le Borse e le Assicurazioni, saranno gli Stati.

    Siamo, insomma, all'ultima fermata. A meno di sperare di scoprire nuovi pianeti in qualche galassia, e di convincerli a indebitarsi per noi, dunque, economicamente siamo arrivati proprio alla frutta. Dal punto di vista pratico e materiale, almeno per chi è riuscito a mantenere un lavoro, nell'immediato futuro è lecito aspettarsi che non cambi molto. Consumare un po’ meno, visti i ritmi di consumo attuali, non basterà a far scadere troppo il proprio tenore economico di vita. Attenzione: abbiamo scritto economico, perché dal punto di vista psicologico le cose cambiano.



    Evitare di cambiare automobile, acquistare vestiti o elettrodomestici in quantità inferiore rispetto a prima, o scegliere un luogo di villeggiatura più vicino alla propria residenza invece di raggiungere un paese esotico, dal punto di vista materiale sposta di poco la situazione. Dal punto di vista psicologico invece, in una società che ha nel solo consumo i motivi di gratificazione, la cosa può avere degli effetti piuttosto importanti. Di questi parleremo in altra occasione: il tema è fondamentale non solo per l'immediato, ma anche per cercare di approdare a un sistema di vita, oltre l'economico, migliore di quello attuale. Merita dunque uno spazio specifico che promettiamo di affrontare a breve. Stavolta continuiamo a concentraci sugli effetti materiali.



    Chi ha perso il lavoro e si trova già vicino all'indigenza deve dunque scontrarsi immediatamente anche con la parte materiale, ma per tutti vale la pena riflettere, soprattutto considerando quanto abbiamo detto nello scorso numero della rivista e considerando i probabili sviluppi dell'economia mondiale, su cosa è plausibile aspettarsi e su cosa è vivamente suggerito modificare. In una società con al centro scambi monetari e consumo in grave crisi finanziaria, dipendente dalle fonti energetiche fossili dirette verso l'esaurimento e con sistemi di vita centrati su tali elementi, è ovviamente sulla privazione di denaro che si deve ragionare. Vuoi per mancanza di lavoro, vuoi per aumento dei costi e delle tasse. Dunque la prima cosa da immaginare è come vivere con meno denaro. E con costi sempre maggiori anche delle cose indispensabili.

    È lecito aspettarsi, infatti, maggiori perdite di posti di lavoro, meno guadagni monetari, aumento delle tasse, aumento dei costi dei beni primari.

    L'Herald Tribune del 23 aprile riportava la notizia secondo la quale l'U.K. sta pensando di incrementare le tasse, per far fronte ai problemi debitori del Paese. Considerando il debito di Stato come fondamentale, visti gli interventi anti crisi di salvataggio della Banche & Co., è probabile dunque aspettarsi - anche per un minore numero di persone in grado di lavorare e dunque di contribuire al gettito fiscale dello Stato - che anche nel nostro Paese assisteremo a un ulteriore incremento delle tasse.



    È plausibile inoltre aspettarsi che uno Stato privato del gettito Iva derivante dalla riduzione dei consumi - alla quale si collegherà la chiusura di tanti esercizi commerciali e imprese operanti nei servizi connessi, con ulteriore perdita di posti di lavoro - tenti di incidere sulle tasse con un aumento di quelle dirette. E a maggior ragione, considerando che ci sarà una riduzione di spesa sui beni voluttuari di consumo, non vi sarà altra alternativa che vedere una riduzione dei servizi, con ulteriore perdita dei posti di lavoro, e un aumento dei costi dei beni primari. Si potrà vivere acquistando meno merci non indispensabili, ma si dovrà continuare a mangiare, bere e riscaldarsi.

    Su questo preme anche l'incognita inflazione: la continua immissione di denaro da parte delle Banche Centrali nel sistema, per scongiurare la (inevitabile, comunque) caduta delle Borse, porterà fatalmente a una crescita dei prezzi. E dunque all’aumento dei tassi di interesse (mutui, prestiti) e alla caduta del potere d'acquisto sia dei redditi che dei risparmi.

    Insomma, ribadiamo: meno denaro a disposizione.



    Va da sé, a questo punto, che il fuoco della riflessione debba svolgersi su due binari. Il primo: ipotizzare come vivere con meno denaro. Il secondo: ipotizzare come vivere in modo completamente diverso - sia sul piano psicologico che su quello pratico - rispetto a quanto si è fatto finora.

    Un’ulteriore riflessione, che facciamo en passant, riguarda il prevedibile aumento di tensioni sociali e di delinquenza, considerata l'escalation di scontenti ed emarginati.

    Molti consigli sono frutto di semplice buon senso. Il difficile non è starli a sentire considerandoli suggerimenti astratti e spunti di riflessione solo teorica. Il difficile è accettarli, riconoscerli, farli propri e, sopra ogni altra cosa, metterli in pratica. Ovvero, condividere l'analisi.



    Il treno, in altre (e conosciute) parole, si sta per schiantare. E sta rapidamente arrivando a quell’epilogo. Delle due l'una: rimanere sul treno e aspettare lo schianto, oppure scendere dal treno e cominciare una nuova vita.

    Il che implica problemi enormi e non aggirabili. Innanzitutto il fatto di scendere da un treno in corsa, e dunque le probabili conseguenze del salto. In secondo luogo trovarsi in una realtà disgregata e da ricostruire. Dove dover ricominciare tutto, o quasi. La differenza, essenziale, è che in quest'ultimo caso però saremo noi a guidare. Chi si sente pronto? Chi è tanto ribelle da farlo?



    Diffidate di chiunque prospetti scenari certi. Ancora di più, come abbiamo visto, di chi (quasi) impone di avere fiducia in una ripresa economica nello stesso solco del sistema che ha portato alla situazione attuale.

    Fatto questo, non resta che scendere dal treno. Con una serie di manovre essenziali - alcune, certamente, dolorose - e giocando qualche fiche al tavolo della previsione e della lungimiranza. Facendo fede sulla propria cultura e capacità di analisi.



    Innanzitutto non fare debiti di nessun tipo. Da subito. È il principio cardine sul quale si è retto il nostro sistema prima di esplodere: consumare a oltranza e spendere più di quanto si aveva. Appare persino superfluo, come argomento, non fosse che ancora oggi molti, tra quelli che possono avere accesso al credito, continuano imperterriti a ricorrere a rate di vario tipo pur di acquistare oggetti che il più delle volte sono superflui.

    In secondo luogo, iniziando un processo inverso, si deve cercare di estinguere il prima possibile i propri debiti. Mentre una volta acquisita la piena proprietà del bene che si è comperato a credito (ad esempio la casa) è plausibile sperare che essa non venga mai più espropriata, è molto alto il rischio che in una crisi strutturale come questa chi è in debito possa precipitare nell’insolvenza. Le ipoteche sono spade di Damocle sulle teste dei debitori. Meglio, dunque, eliminare gli oggetti superflui che si deve ancora finire di pagare, e utilizzare il più possibile il denaro che ancora si ha a disposizione per estinguere i debiti dei beni essenziali.



    Si tratta, con tutta evidenza, di un processo in primo luogo psicologico ancora prima che pratico, soprattutto nell'imporsi di non contrarre ulteriori debiti, per modesti che siano. Come ha ben scritto Serge Latouche, e per la verità molti altri ben prima di lui, il temi della decrescita e della decolonizzazione dell'immaginario sono fondamentali. Naturalmente tutto il discorso dello studioso francese, pur profondo nel messaggio, è molto superficiale. Il discorso della decrescita si situa nel solco del nostro modello di sviluppo e ne suggerisce un rallentamento, finanche uno stato di fermo. Ma in una ipotetica direttrice rimane nella stessa dimensione del problema.

    Ciò che in realtà auspichiamo, e ciò per cui ci battiamo, è invero una dimensione ulteriore dell'esistenza nel suo complesso. Una dimensione altra che deve situarsi in nuovi scenari, con approcci e obiettivi differenti. È nel senso, inteso nella duplice accezione di direzione e di significato, che si deve agire. E questo deve produrre degli effetti pratici. Per mettere in atto i quali si deve sposare una visione del mondo e della vita completamente differenti da quelli attuali. Vi è insomma bisogno di una Weltanschauung nuova - o perduta - che discende principalmente da un aspetto: ricominciare a stabilire cosa è importante e cosa non lo è.



    Dal punto di vista culturale e spirituale, la nostra società è infatti di una povertà assoluta. La vita della maggior parte delle persone si può sintetizzare in tre parole, come sappiamo: lavora, consuma, crepa. Se a una famiglia i cui componenti lavorano come schiavi sei giorni su sette togli il centro commerciale la domenica non resta nulla. E questo è tutto. Ovvero, il nulla.

    Uno dei motivi di tensioni sociali e di crisi attuale deriva infatti proprio da questo. Il pur becero, fittizio e inconistente benessere che derivava dallo spendere denaro e accumulare merce, allo stato attuale delle cose è venuto meno. Ed è rimasta unicamente la schiavitù da questo sistema.

    Il senso di vuoto, inteso come mancanza di contenuto, fino a ieri riempito dal surrogato della merce, è oggi una voragine che si apre all'interno della gente. Tale vuoto era originariamente colmato dal senso di cittadinanza, dal sapere che si faceva parte di un destino comune. Dai rapporti sociali e comunitari.



    Ma mentre la nostra società ha svuotato quasi del tutto questo contenuto fondamentale, provocando il vuoto che si andava a riempire attraverso i gironi danteschi degli scaffali, il processo inverso, oggi che viene meno il consumo, è molto più complesso. Perché ha bisogno di un percorso culturale le cui tracce, per chi è maggiormente inserito nel sistema stesso, sono di difficile individuazione.

    Ed è invece a queste che si deve tornare.



    Più facilitato, naturalmente, sarà chi non se ne è discostato troppo anche in questi decenni difficili per respirare. Così come lo sarà, almeno in parte, chi adesso si è finalmente convinto di doverle ricercare. Dal punto di vista pratico si deve pertanto resistere al consumo compulsivo per colmare altre lacune. E al frastuono dei centri commerciali, del mondo dei media pubblicitari, si sostituirà il silenzio necessario a scoprire e a percorrere l'altra dimensione dell'esistenza cui facevamo accenno.

    Ti puoi fidare dei tuoi condòmini?

    Molto spesso non ci si saluta neanche più in ascensore. Prepararsi ai prossimi anni necessita invece della riscoperta comunitaria. Potrebbe sembrare di essere soli, tutti contro tutti. In realtà c'è molta gente con la stessa sensazione, con le stesse necessità, che aspetta solo di ritrovare lo spirito comunitario di propri simili.

    Una delle cose più importanti è dunque quella di iniziare nuovamente a creare una rete, una propria rete di amicizie e persone fidate con le quali trovare coesione, alleanza. Amici, amici veri (quanti se ne hanno?) parenti, persone con le quali condividere gli stessi percorsi, le stesse necessità. Bisogna insomma trovare le basi per affrontare il periodo di transizione che abbiamo di fronte. Se prima pensavamo - meglio: qualcuno pensava - di poter essere felice con il carrello pieno, lo shopping la domenica, il nonno con la badante o spedito in un ospizio, i figli con la baby sitter e lavorare quaranta ore a settimana, annodare fili su fili per poi tentare di scioglierli con quindici giorni di ferie all'anno, ebbene per forza questo stato di cose dovrà cambiare. E sarà un bene.



    Per quanto attiene ai beni immobili il discorso è di una semplicità assoluta. Facciamo due esempi. Il primo, più comune, di chi si è indebitato una vita intera per acquistare un appartamento di 80 metri quadri a un terzo piano di una anonima periferia di una grande città. Il secondo, di chi ha fatto lo stesso per una casa fuori città, magari con un piccolo terreno intorno, o un giardino più o meno grande.

    Ora attenzione: nel primo caso, cosa si possiede? Una abitazione sospesa a un terzo piano, magari su un pianerottolo con altri tre appartamenti in un palazzo di cinque piani. Il che significa che in realtà si possiede un minimo corrispettivo di terreno, a terra, e un minimo corrispettivo di solaio. Da dividere con tutti gli altri condomini della stessa colonna del palazzo che, appunto, hanno in con-dominio, un tot di terreno sul quale - letteralmente - vivono uno sopra all'altro.



    Nel secondo caso, per esempio di una casa a due piani con un giardino intorno, non si è più un "Giovanni senza terra" ma si ha qualcosa che oltre a permettere di avere un tetto sopra la testa - di cui si è unico proprietario - offre potenzialmente la possibilità di un minimo di sussistenza.

    Insomma la differenza è enorme, proprio dal punto di vista pratico, e soprattutto in previsione di quanto potrebbe accadere in futuro.

    Il mondo moderno ha visto l'afflusso verso le città per andare incontro alla domanda-offerta di lavoro nelle attività tipicamente cittadine. Esercizi commerciali o servizi che siano. La concentrazione nelle città ha reso tutti dipendenti da due cose: il denaro per acquistare ciò che in città non si produce e dunque qui si deve far arrivare (soprattutto cibo) e il fatto di dover sottostare ai prezzi altissimi anche per un semplice appartamento. Per non parlare della qualità della vita, all'interno delle nostre città.



    Molte persone stanno capendo che il gioco non vale la candela. Per molti, soprattutto adesso, ovvero chi non ha un lavoro in città e dispera di averlo in futuro, è chiaro come sia assurdo tentare con le unghie di rimanere in un ambiente costosissimo che offre esattamente, peraltro, lo stile di vita cucito su misura al tipico uomo moderno che meccanismo del lavora-consuma-crepa.

    Cosa si rimane a fare, dunque, nelle caotiche, alienanti, costosissime, cancerogene città? Soprattutto: quanto le grandi città sono oggi in grado di poter offrire quello che serve per vivere?

    Materialmente, per vivere, non è che serva poi molto. Le esigenze sono sempre le stesse, almeno quelle di base. È dopo aver soddisfatte queste che viene il resto. Fino a ora, il resto significava soprattutto merce, cultura, divertimento. Ma la declinazione, la chiave di lettura di questi altri aspetti, è divenuta consumo. Consumo di merce, di cultura, di divertimento. Appunto.



    La vita come un costoso tubo digerente.

    Il “migliore dei mondi possibili” ha postulato di lavorare, di lavorare sempre di più, prima per vivere, e quindi per consumare. La domanda da porsi, alla fine, è sempre la stessa: quanto siamo diventati felici?

    Non è forse nell'avere meno, nel lavorare meno, nell'avere più tempo per sé che possiamo trovare le basi per affrontare questo periodo di transizione così come di un nuovo paradigma di vita?

    Non è che ci sia un metodo. Ci sono però alcuni principi. Partono innanzitutto da un processo di eliminazione: del caos, dello stress, del rumore, della lotta metropolitana che inizia la mattina quando ci alziamo per andare a lavoro, prosegue in ufficio, e ancora una volta mentre tentiamo di tornare a casa.

    È questo il momento di riscoprire alcuni punti chiave, come il contatto con la natura e gli spazi vitali più ampi (via dalle fabbriche e dalle città); le occupazioni più legate al territorio e alla persona (rispetto alla alienazione di produrre qualcosa di inutile); la riscoperta della comunità, della partecipazione e della collaborazione (rispetto alla logica competitiva del tutti contro tutti).



    Le parole d'ordine, in tal senso, sono riduzione, disintossicazione, localismo, autoproduzione, scambio, prossimità, comunità.

    Ridurre i consumi anche prima di doverlo fare per forza. Sottrarsi alla dipendenza indotta dalla propaganda. Scegliere un territorio nel quale radicarsi, autoprodurre il possibile e innescare processi di scambio e sostegno reciproco all'interno di comunità che vogliono condividere lo stesso percorso culturale e di vita. Può non essere affatto sbagliato indirizzare i propri figli a studiare agraria. È indispensabile ricostruire il tessuto sociale che la competizione del nostro mondo ha disintegrato per sconfinare nella lotta di tutti contro tutti.

    E attenzione: se uno dei punti cardine di tutto il processo di transizione è quello della diminuzione, l'altro, ancora più importante, è quello della differenziazione.

    Perché riduzione non significa vivere nello stesso solco al quale siamo abituati semplicemente impoverendo - dal punto di vista materiale - la propria vita. La chiave di volta è quella di sostituire alcune caratteristiche della nostra attuale vita alienata con altre ormai perdute. Allo spostamento nel traffico si deve sostituire un lavoro locale, che non necessiti spostamento. Alle ore di lavoro straordinario per avere qualche euro in più da spendere in sciocchezze si può sostituire il tempo libero per fare altre attività più edificanti, per se stessi e per la comunità nella quale si vive. Non vi è praticamente attività, passione, attitudine e capacità che non possa essere applicata e declinata anche in situazioni locali, invece che globali come facciamo adesso. È la finalità con la quale si svolge l'occupazione che deve cambiare. Fino a ora era accumulo di denaro e competizione personale. Domani (o già oggi) può diventare miglioramento della propria comunità, oltre che costruzione personale come è giusto che sia.



    E avremo dato scacco matto al sistema.

    Torneremo sull'argomento con esempi pratici di chi lo sta facendo.

    Presto.

    Valerio Lo Monaco
    Fonte: www.ilribelle.com/
    19.05.2009



    Per gentile concessione de “La Voce del Ribelle”

    La Voce del Ribelle è un mensile - registrato presso il Tribunale di Roma, autorizzazione N° 316 del 18 settembre 2008 - edito da Maxangelo s.r.l., via Trionfale 8489, 00135 Roma. Partita Iva 06061431000
    Direttore Responsabile: Valerio Lo Monaco
    All rights reserved 2005 - 2008, - ilRibelle.com - RadioAlzoZero.net
    Licenza SIAE per RadioAlzoZero n° 472/I/06-599
    Privacy Iscrizione ROC - Registro Operatori della Comunicazione - numero 17509 del 6/10/2008.

  • nuntio vobis

    on a gagné six mois di pubblicità gratuita on somojo magasin.
    nous voulons les mettere a disposizione of the our loved indipendent artists.
    pas mal comme coup, chi vuole favorirne?
    nessuno? tutti?
    have you some ideas to faire profiter au max questa occasione?
    he he! ;•)

  • INTERVIEW TO DUPOBS

    Some aspects of the regressive movement somehow resemble to some characteristics of DADA and surrealism. Were you partly inspired by the above-mentioned artistic movements when you defined the regressive manifesto?

    Patrik: That's right. We were inspired by DADA and surrealism, and, more specifically, absurdism. The manifesto, incidentally, came after the music. Speaking for myself, I wanted to know why I wanted to make music like that, and intuitively I felt there was some purpose to it -- not simply to make the worst crap imaginable. Jean put me on to Eugene Ionesco. I wanted to know more about what it means to be absurd, read Camus' Myth of Sysyphus...

    Jean: Yes.

    I, for my part, am strongly convinced that the regressive music is the music before the last global decadence because it just shows how old this world is by now and how all the past and present music is inadequate when it comes to the search of the current truth. Do you guys agree partly or completely to that or don't agree at all?

    Patrik: I would agree with that. Objectively, we live in a very decadent time -- especially in a material sense. This may sound trite, but the destructive capacity of our species is greater than ever before. We may be, in fact, on the verge of "the last global decadence". Most popular culture, as far as I can see, celebrates a society based on crap. I can't say I'm not sucked in by it to a certain extent, but I try to live truthfully. The problem is that people seem to be unwilling, or too afraid, to take action. This gets exaggerated in Canada. Things happen here that would cause riots in normal countries, so I feel especially oppressed by the environment. Getting back to your question, I do believe that mainstream music is inherently inadequate as a reflection of the truth because it accepts and reinforces fake sentimentality ... dupobs is just throwing it all back in mangled form. Because what's behind it is already mangled, and we're just showing it for what it is. This might sound nihilistic to most people, but we're rejecting only what is truly worth rejecting. Really I think we're doing everyone a huge favour. I mean, we want to educate people. And we want to reach out to people who see the world more truthfully.

    Jean: Agree.

    As one can read in your blog “the language of DUPOBS is free of constraints: a signified is rarely referred to by the same signifier twice. This allows speakers to more accurately express the inner sound” I really like this. If everyone would adopt this method, we wouldn’t probably understand one another, still a personal instinctive language seems priceless to me. How would you personally say ‘unfortunately my cat is dead but I bought another just yesterday, now I’ll have a beer’?

    Patrik: Personally, I would say it, "Heuxgleughdokalskdeurfjongleuuu!" Most of what I say in regressive-talk is quite excited. The 'inner sound' is taken from Kandinsky, from On the Spiritual in Art. The point is about aesthetic liberation, and it's a joke, too. There's a lot of nonsense out there even with 'real' words. Talk about a war for peace. At one point we considered giving a regressive vocalization workshop...

    Jean: I wouldn't say that at all. I'm not sure that it's a justifiable expense of breath; the amount of things I can say is finite.

    When I listen to your music, I realize it’s even more ‘outsider’ than what is ordinarily considered ‘outsider’ because what you do must be mostly random and not even inspired by
    any real musical logics. Do you think the regressive music is the real way to express oneself since you’re not limited by any musical rules and demand of sensical lyrics?
    Patrik: Well, that's how we like to express ourselves. It seems that 'outsider' music is a genre with its own rules -- so I don't really think 'outsider' is a helpful label. dupobs could fit within the realm of outsider music, improvised music... but a lot of these terms -- and the people behind them -- don't really mean what they say. We once approached an improvised music festival -- because we make improvised music -- but they didn't want us. What they wanted was a certain kind of improvised music, which doesn't seem very improvised to me. To be fair, we have a certain idea of what regressive music is. But I'd like to invite others to make their own regressive music, to expand the genre. Maybe one day there will be a regressive festival.

    Jean: No, regressive music is just as convention-bound as any other formulaic music. For example, there are verses and choruses that must proceed in a certain order, must be announced, and both forms have distinct characteristics according to the rules of regressive music - see the manifesto.

    Do you want to recommend us some regressive bands from all around the world?

    Patrik: A lot of those bands can be found through "connections" at the Regressive group page at Last FM . It's really too bad that Last FM has started charging for access. We're probably going to start promoting ourselves elsewhere. On the regressive group page, we've been collecting anything we come across that has something in common with regressive music. There's a lot of crossover with noise and industrial, but not only. In terms of combining sloppiness and satire, I think Violent Onsen Geisha (from Japan) is quite typically regressive. He's one of the 'classics'.

    Jean: There are very few that fit the bill, and understandably so, since Dupobs invented the form. We're (meaning the fans of Regressive) trying to put together a list. See http://www.last.fm/group/Regressive/connections#artists, and related discussions for that group.

    A friend of mine would like to ask you if you ever listened to Demetrio Stratos’s ‘criptomelodie infantili’ (http://www.last.fm/music/Demetrio+Stratos/+videos/+1-6kxIWWW1_GQ) in which this italian singer\musician\music researcher tries reproducing the subconscious musicality of children. He thinks there are some similarities between that and your music.

    Patrik: Thanks for passing that on. I do think Stratos was getting at the same thing. It's humbling to know that someone was making this kind of music long before us. Subconscious musicality is certainly a part of what we do, and then we bring in elements of satire and social commentary...

    Jean: No. I’ll check it out.

    This is the last questions. So, "crappification" is equal to catharsis. Did you guys feel it was necessary to make regressive music to set free?

    Patrik: For me, personally, crappification is a kind of catharsis. Musical regression helps me feel more free. As long as it doesn't hurt anyone else, I'd like everyone to feel free to express themselves however they want... wear 'regressive' fashion or no fashion, run around screaming, curl up and roll on the pavement, make choking and grunting noises, walk with contorted movements like butoh dancers... whatever. We're far too constrained by rules. Regressive music is all about subverting or ignoring rules.

    Jean: No. There are far better ways (than music) of liberating people from the things that imprison them - pamphlets, boycotts, protests, labour action, revolution, etc. We're simply confronting a prevailing symbolic code and inventing/promoting our own in its place. I actually disagree with the cathartic theory regarding Regressive music. To me, Regressive music will succeed best if it becomes a form of music people use to decorate their aural environment - I look forward to a world in which regressive music occupies the same space now occupied by albums such as Eno's Music for Airports, music designed to enhance inhabited spaces. & it's not that I necessarily want to hear Dupobs played in airports with the intent of calming down air passengers. I would simply be interested in observing a world in which something like that is conceivable, and perhaps even discussed on television.

    So that was the interview. Now go listen to Dupobs (http://www.last.fm/music/Dupobs) you owe it to yourself. You won't regret it or maybe you will but it's simply something you can't ignore.

    interview by Morris http://imbuteria.ning.com/profile/Morris




  • Con un emendamento del ddl intercettazioni, il governo vorrebbe mettere il bavaglio alla Rete, obbligando tutti i "gestori di siti informatici" (senza alcuna distinzione tra blog, Twitter, Facebook o testate registrate) alla rettifica di post, commenti e altre informazioni a 48 ore dalla richiesta pena una sanzione dai 15 ai 25 milioni di vecchie lire.

    Un altro tentativo di imbavagliare la Rete dopo gli emendamenti e i disegni di legge che già sottolineavano la volontà della classe politica di arginare la Rete, peraltro senza conoscere la materia su cui vorrebbero imporre limiti e condizioni.

    Noi fondatori di supermetapataphysical group appoggiamo gli amici di http://dirittoallarete.ning.com

    le iniziative ed il monitoraggio continuano!

  • artisti resistenti

    un'iniziativa in difesa della rete che vede coinvolti molti artisti

    quando: subito

    dove: http://dirittoallarete.ning.com/forum/topics/artisti-resistenti

    perchè: ci stanno per togliere la rete se nessuno reagisce ce la toglieranno

    noi già ci siamo, e voi?


    • comauk said...
    • User
    • 18 Oct 2009, 15:06
Anonymous users may not post messages. Please log in or create an account to post in the forums.